Da dove nasce la fobia per il formaggio

I consigli del dott. Emanuel Mian, PhD- Psicologo/psicoterapeuta – Responsabile scientifico Emotifood.

Le fobie sono paure, intense e difficili da scacciare, che proviamo per qualcosa che non è un vero e proprio pericolo ma che percepiamo come una minaccia.
Mentre starete leggendo queste righe il vostro primo pensiero potrebbe andare al timore per i ragni o per gli aghi, paure comuni insomma, ma ben pochi penserebbero che ci sono numerose persone che temono un alimento nello specifico: il formaggio. L’innocuo latticino può quindi diventare oggetto di una fobia e rappresentare un vero e proprio “tallone d’Achille” difficile da gestire. Quel che è peggio, la turofobia (questo il nome tecnico) spesso viene sottostimata e anche derisa, rendendo ancora più difficile, per chi ne soffre, parlarne e cercare dei rimedi. Altri ancora la mascherano riferendo una sorta di allergia ma la realtà, purtroppo è ben diversa.
L’avversione per il formaggio può anche rientrare nelle fobie alimentari, ossia una repulsione verso un alimento, che spinge a evitarne qualunque tipo di contatto: mangiarlo, vederlo, toccarlo, sentirne l’odore. La sensazione di fastidio può affievolirsi magari quando a livello sensoriale non è pienamente percepito: per questo alcuni tollerano il formaggio se mascherato nelle varie pietanze e accettano più facilmente la mozzarella, diversa dagli altri latticini per forma e profumo.
E’ importante dire che le persone fobiche, sono sostanzialmente ansiose e tendono quindi a evitare le situazioni associate alla paura, ma alla lunga questo meccanismo diventa una vera e propria trappola. Infatti, la strategia principale è di evitare i formaggi, le situazioni in cui il formaggio può essere presente a tavola, ma può portare persino ad aver timore del colore giallo.
L’evitamento non fa altro che confermare nel tempo la pericolosità della situazione evitata, anche se in realtà non sarebbe accaduto nulla, e prepara all’evitamento successivo. Se evitare, diminuisce temporaneamente l’ansia, dall’altra aumenta la sfiducia nelle proprie capacità di fronteggiare la situazione e quindi aumenta il senso di inadeguatezza, specie se il timore è di portare alla bocca del semplice e buon formaggio che piace quasi a tutti!
Quel che è peggio è rappresentato dal fatto che, il timore verso gli alimenti, qualsiasi essi siano, porta ad evitare molte situazioni sociali: dal pranzo al lavoro o all’università sino a temere ad una serata tra amici, sino ad avere sintomi tipici quali la tachicardia, la sensazione di nodo in gola sino a temere il soffocamento.
Oltre a ciò, ci sono anche comportamenti particolari con tutto ciò che è venuto a contatto con il formaggio, tipo cambiare le posate che lo hanno toccato o lavarsi le mani prima di affrontare altri cibi.
Immaginare di non mangiare mai una pizza con la mozzarella sembra difficile da credere per chi non soffre di questa fobia, ma questo timore e è meno raro di quanto si possa immaginare.
Ovviamente qui parliamo di fobia ma a tutti sarà capitato di avere un familiare o un amico che ha una repulsione per il formaggio. Questo, a livello sensoriale, riguarda soprattutto le donne, ed è molto presente nei bambini, specie nei confronti dei latticini dal sapore deciso, come il gorgonzola o il taleggio. Molto spesso, questo fastidio migliora con il tempo ed i piccoli imparano quindi con gli anni ad accettarne il gusto, se avvicinati ad essi adeguatamente, mentre se questa problematica permane in età adulta è difficile superare l’avversione, ma non impossibile.
Ma perché alcune persone provano emozioni molto forti verso un alimento? Beh, ovviamente non parliamo di allergia o intolleranza che sono cose ben diverse, ma di un forte disgusto, innato o indotto, che porta al rifiuto parziale o totale di quel sapore sino al punto da non tollerare l’idea di vederlo o immaginarlo sulla propria tavola. Puo’ essere presente un episodio traumatico a cui è collegato il formaggio, al quale la psiche lo associa da quel momento. Per esempio, essere stati obbligati da piccoli a finire quell’alimento, aver iniziato a mangiare il formaggio quando si era sazi ed essere costretti a portare a termine l’azione e cosìvia..
Il gradimento o il disgusto nei confronti di alcuni cibi, può avere una predisposizione ereditaria, dato che la percezione di un sapore come quello del formaggio è gestita da almeno una trentina di geni. Può essere anche questo il motivo per cui alcuni adorano il gusto del formaggio e altri lo detestano e continuano a farlo anche se provano ad avvicinarsi a questo alimento.
Ovviamente c’è anche una componente ambientale e famigliare che può favorire o meno l’avvicinamento e il gradimento: i sapori della dieta materna raggiungono il liquido amniotico, parzialmente deglutito dal feto, e continua nell’infanzia. È stato dimostrato, inoltre, che i pasti in famiglia influenzano le scelte future rispetto al gusto. Questo significa che, se in famiglia non si consuma il formaggio, per emulazione non lo faranno neppure i piccoli di casa o lo faranno difficilmente.
L’avversione nei confronti di questo alimento, durante la crescita, può anche essere dettata da una sorta di autoregolazione dell’organismo che, quando quel cibo viene assunto in gran quantità, spinge a ricercarne altri per soddisfare tutti i fabbisogni nutrizionali. Un bambino, potrebbe rifiutare i secondi a base di formaggio perché il suo corpo ha più bisogno di carne o di pesce.
Il consiglio per i genitori è di lasciare una certa libertà di scelta degli alimenti e non insistere se il piccolo manifesta un’avversione, che può anche essere temporanea.
Nei casi rari in cui la fobia è tale da condizionare la quotidianità, si può pensare a un percorso di psicoterapia del comportamento alimentare, meglio se a indirizzo cognitivo-comportamentale ma che preveda sia la presenza dello psicologo che della dietista.

Ecco i miei consigli
1. Parla a te stesso per combattere la tua paura e fidati di te quando ti dici che potrai batterla
2. Leggi di cosa hai paura. Leggi ricette, articoli su diversi formaggi, abbinamento con vini ed altri alimenti ecc.
3. Inizia gradualmente e aumenta la dose gradualmente.
4. Parla della tua conquista. Sii entusiasta e di ‘a tutti quelli che vogliono ascoltare.
5. Trova idealmente qualcuno con cui puoi condividere i tuoi passi.

E non dimenticare che anche chi ti scrive, da piccolo, nascondeva il formaggio sotto al tavolo, ma ora da adulto, non ne potrebbe fare a meno!
Datti tempo… dai tempo.