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Natale inedito. Il quarto Re Magio: Montasio, in bicicletta dalla malga al presepe.

Il Natale, si sa, è la festa più attesa dell’anno, la più dolce, la più luminosa. E si sta avvicinando carico di promesse, desideri da realizzare e favole meravigliose da ascoltare a tavola o accoccolati davanti al camino.

A tal fine vi vogliamo raccontare una storia che ha dell’incredibile e che pochissimi conoscono perché fa parte della grande conoscenza delle montagne e come tale sopravvive nella discrezione. È una storia di dolcezza e umorismo che vi farà sorridere e guardare al Natale come mai avete fatto prima, sentendovi anche un po’ protagonisti.

Tutti conosciamo la genesi del Presepe: Gesù bambino nasce in una stalla appena fuori Betlemme e viene adagiato nella mangiatoia piena di fieno caldo, sotto lo sguardo amorevole dei suoi genitori e degli animali che dormivano lì dentro e che con il loro tepore scaldavano la stanza.

Fino qui siamo tutti d’accordo? Ok, allora andiamo avanti.

Tutti sappiamo chi sono i Re Magi, ma è tempo di chiarire una grande verità: i grandi re che arrivarono al seguito di una stella cometa a porgere omaggio al bambinello appena nato non furono tre, ma quattro!

E c’è di più: non tutti loro venivano dal lontano Oriente coi loro cammelli. Già. Perché uno, il quarto Re Magio, appunto, era delle nostre parti e si è recato a Betlemme a bordo della sua bicicletta.

Non viene menzionato nella versione ufficiale della storia perché arrivò leggermente in ritardo e i giornalisti se n’erano già andati, tutto qui. Eppure fu lui a fare la differenza quella notte.

Si tratta di Montasio, giovane Re delle montagne del Friuli, anch’esso esperto di astrologia e filosofia come i suoi illustri colleghi, grande conoscitore dell’arte casearia e portatore di un grande dono: una forma del formaggio che produceva nel suo castello sulle Alpi carniche e che per questo portava il suo nome. Montasio spiegò a Maria e Giuseppe che il suo formaggio era delicato e genuino, ricco di valori nutrizionali ottimi per la crescita, dunque perfetto per il piccolo Gesù, ma anche per il resto della famiglia grazie all’alta tollerabilità.

Dono che fu molto gradito da Maria e Giuseppe che ne offrirono a tutte le persone intervenute a salutare il loro bambino.

Che grande festa ci fu quella notte! E che delizioso spuntino fecero tutti. Pochi sanno che Giuseppe si accordò con Montasio – in segreto, per non offendere gli altri Re Magi – per farsi inviare una fornitura annuale di quello squisito formaggio che in breve tempo divenne famosissimo anche da quelle parti.

State sorridendo? Scommettiamo di sì. E dunque: missione compiuta!

 

Autore: Emanuela Valentini

 

Hansel e Gretel e la casetta di formaggio nel bosco: la favola della salute nutrizionale.

Quando Hansel e Gretel – i due fratellini della fiaba riportata dai fratelli Grimm – si perdono nel bosco, sono disperati. La matrigna non li vuole e il papà li ha abbandonati perché troppo povero per poterli mantenere. Nonostante la paura però i piccoli seguono il sentiero e a un certo punto, affamati e stanchissimi, giungono a una casetta al centro di una radura. Si avvicinano per chiedere qualcosa da mangiare ed è in quel momento che si accorgono che la casetta – l’intera casetta! – è fatta di morbido formaggio.

La cassetta della posta, la maniglia, la porta, le finestre, i gradini davanti l’entrata, i vasetti coi fiori messi sui davanzali… tutto è commestibile, tutto è delizioso!

«Aspetta Hansel, c’è qualcosa che non va qui.» Dice Gretel mentre il fratello divora lo stipite della porta. «Questa casetta non dovrebbe essere di marzapane?»

«Ma dai, che importa? L’importante è che sia buona da mangiare e fidati, è un incanto! Questo formaggio sa di latte, di pascoli erbosi e di cose buone…»

«Ma non è giusto! La fiaba parla chiaro: non abbiamo fatto tutta questa strada per mangiare del formaggio.» Gretel si mette a chiamare a gran voce. «Ci abiterà pur qualcuno qui. Voglio delle spiegazioni.»

E tutto a un tratto dalla porta mezza mangiucchiata si affaccia una vecchina con un cestino di pane in mano.

«Uuuh ma che bei ragazzini, e che fame!» Dice, «venite in casa che c’è anche l’insalata e…»

«No, un attimo.» Gretel ferma il fratello che si sta catapultando all’interno, «questa casa per contratto dovrebbe essere di marzapane e lei dovrebbe essere brutta e cattiva: perché invece è così sorridente e carina?»

E la vecchina ride. «Non sai che noia essere brutti e cattivi, bimba mia. A volte nella vita bisogna cambiare abitudini. Il marzapane sarà anche sfizioso ma fa male! Lo zucchero intasa le arterie e fa cariare i denti. Questo formaggio invece è un alimento sano e nutriente. Dà energia vera, rinforza le ossa, protegge la dentatura, aiuta il cervello a essere sveglio e non appesantisce la digestione.

Sono diventata salutista, non mangio più marzapane e bambini e il fegato, il cuore e i denti mi ringraziano. Mi è cambiata la vita: vado persino a correre tutte le mattine e sto benissimo! Inoltre ho spesso ospiti qui alla Casina del Montasio Dop e non sono più sola. Allora: vi fermate a pranzo?»

«Ma… il nostro papà è povero e se non possiamo rubarle il tesoro noi non potremo tornare a casa…»

«E vorrà dire che lo assumerò» dice la vecchina «così produrremo tanto buon formaggio per tutti!»

 

 

Autore: Emanuela Valentini

Storia e Montasio: una ricerca da dieci e lode

Finita la scuola e appena entrava in casa, Samuel lanciava lo zaino in corridoio per fiondarsi sui suoi amati videogiochi tranne quel giorno che si era diretto subito in cucina, aveva posato lo zaino e, svelto, aveva appeso un foglio sul frigo.

– Dieci e lode, in storia? –

Marika era sorpresa. Sapeva che la storia, come materia, proprio non gli andava giù. Lesse il foglio, parlava del Montasio e della sua produzione:

– Il Montasio appartiene alla grande famiglia dei formaggi alpini, prodotti che nacquero all’inizio del millennio nelle vallate delle Alpi Giulie e Carniche. Si voleva conservare il latte così da avere qualcosa di mangiare anche quando non veniva prodotto. Esiste dal 1200 e veniva prodotto dai frati Benedettini che, nei loro monasteri scrivevano tutto quello che riguardava le varie tecniche di produzione adottate dai malghesi della zona. A quei tempi, gli unici che sapevano scrivere bene erano i monaci che, chiamati amanuensi, passavano il tempo in cui non lavoravano a tenere copia scritta di libri provenienti da altri paesi e di documenti mercantili che potevano servire ai proprietari delle terre dove si produceva il Formaggio Montasio. Un prodotto che era molto ricercato e apprezzato nell’Italia Nord-Orientale perché, dai prezziari della città di San Daniele, datati 1773, si può leggere che il Montasio aveva un costo d’acquisto di molto superiore alla media degli altri formaggi… –

La ricerca continuava ancora di altre due pagine, precisa e dettagliata.

– Ho scritto tutto quello che ci raccontava quel signore che ci faceva da guida a Moggio Udinese e che ci ha indicato il convento delle suore Clarisse, quello dove i monaci Benedettini producevano il Montasio. Alcune cose le ho aggiunte guardando nel libro di storia che ci ha consigliato la maestra. –

Marika si ricordava di quella gita. Samuel, invece di seguire la guida, gironzolava nei dintorni come un capretto e non sembrava tanto attento alla storia dei luoghi e delle persone che vi hanno vissuto e lavorato. Si era fermato solo quando si erano stesi sull’erba per fare uno spuntino mentre lei, Marco e Sara parlavano di cosa fare il giorno dopo prima della partenza e del rientro a casa, senza far alcun riferimento a tutte le cose che il loro Cicerone gli aveva raccontato.

Si voltò verso il bambino. Senza che se ne accorgesse si era preparato da solo la merenda: un panino con prosciutto San Daniele e una fetta di Montasio.

Effetto gusto delle vacanze in Friuli Venezia Giulia?

 

Autore: Rita Fortunato di paroleombra.com

Montasio DOP: la storia di un amore per la tradizione

La storia del formaggio Montasio dimostra come l’impegno, la costanza e la passione possano portare alla nascita di una tradizione, capace di trasmettersi di generazione in generazione. Come tutte le storie che si rispettano, anche quella del Montasio deve essere analizzata nei suoi elementi principali: i personaggi coinvolti, le azioni compiute, il luogo e il tempo in cui si svolge il nostro racconto.

La storia del caratteristico formaggio italiano origina dalle persone che, nel corso degli anni, ne hanno messo a punto le tecniche di produzione. Si tratta di una collettività che con dedizione si è presa cura del territorio, strettamente legato alla produzione del Montasio. Il mestiere del casaro non può esistere, infatti, se prima le vacche non vengono portate a pascolare e non si sfalciano i prati per avere una riserva di fieno. Oggi come allora, la cura del bestiame prevede responsabilità e impegni improrogabili: gli orari devono essere strettamente rispettati, sia per la mungitura sia per l’alimentazione degli animali; spesso può capitare di passare notti insonni di fronte ad un parto impegnativo; inoltre, è di fondamentale importanza prevenire in modo corretto o, purtroppo, far fronte alle malattie che sopraggiungono senza preavviso.

Introducendosi di più nell’ambientazione della storia del Montasio, si rileva come il nome di questo formaggio derivi dalla sua prima zona di produzione, ossia il massiccio del Montasio, delimitato dai corsi del Fella a ovest, dall’Isonzo a est e comprendente la Val Raccolana verso sud. Con gli anni però la zona di produzione del formaggio Montasio si è espansa in tutto il territorio delle province di Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste; e in tutto il territorio delle province di Treviso e Belluno ed in parte le province di Venezia e Padova.

Per ricostruire la storia del Montasio occorre fare riferimento a un prezzario della città di Udine risalente al 1773, relativo alla vendita delle merci grasse, dove compare per la prima volta il “Montasio Vero”. Inoltre, a sostegno di questo ritrovamento, nella zona della Carnia a metà dell’Ottocento erano già sorte numerose latterie sociali, per arrivare alla fine del secolo a registrare circa 96 latterie in tutta la provincia di Udine. Ma le sue origini sono molto più antiche: proprio nell’altopiano del Montasio sono state trovate testimonianza della produzione del Montasio fin dal 1200, presso l’abbazia dei monaci benedettini di Moggio Udinese, dove venivano affinate le prime tecniche di produzione per trovare una più comoda modalità di conservazione del latte e combattere la carenza di cibo dell’inverno. Nel corso dei secoli la storia del Montasio si è evoluta fino al riconoscimento come “tipicità” nel 1955, per poi ottenere la Denominazione di Origine Controllata (DOC) nel 1986 ed, infine, la Denominazione di Origine Protetta dieci anni dopo.

Si può concludere, quindi, come la storia del formaggio Montasio sia la dimostrazione dell’amore e della passione che tutti i giorni i malgari manifestano per il territorio, per le persone, per gli animali, nonché per una tradizione, che si rinnova di anno in anno rimanendo sempre fedele a se stessa.