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Il formaggio Montasio sposa la fragola per un’esplosione di gusto a tavola

Con l’arrivo della primavera, i mercatini di frutta e verdura si tingono di un rosso intenso: è quello delle fragole. Considerato da grandi e piccini come un frutto tra i più dolci e i più amati, la fragola garantisce un’altissima versatilità̀ in cucina, permettendo agli chef e agli appassionati di dare libero sfogo alla fantasia, creando accostamenti armoniosi sia caldi che freddi, sia dolci che salati. Un abbinamento da veri intenditori è senza dubbio quello della fragola con il Formaggio Montasio DOP.

Grazie alla sua consistenza e al suo sapore deciso ed inconfondibile, la fragola può essere abbinata sia a latticini freschi e spalmabili, sia ai formaggi stagionati e semiduri. Nel primo caso è possibile dare vita ad innumerevoli varianti di cheesecake, famose per utilizzare il formaggio fresco e spalmabile nella pasticceria ed abbinarlo a classici ingredienti tipici delle portate dolci, come cioccolato, crema e frutta.

Nel secondo caso invece l’abbinamento delle fragole a formaggi più stagionati permette di creare una combinazione di sapori insolita ma perfettamente bilanciata. Ad esempio, il Montasio Stravecchio, ovvero quello con oltre 10 mesi di stagionatura (click qui per saperne di più: http://www.montasio.com/il-formaggio-montasio/), dalla consistenza granulosa e friabile e dal gusto raffinato e gustoso, si presta perfettamente ad essere aggiunto a un’insalata preparata con rucola o valeriana, avocado e pezzetti di fragole fresche. Si crea così un piatto ricco di sostanze nutritive e pieno di colore, che fa venire il buon umore. L’ultima moda è infatti proprio quella di utilizzare la frutta come una normale verdura, per dare una marcia in più alla classica insalata.

Ma il formaggio riesce ad esprimersi al meglio anche con un altro tipo di preparazione a base di fragole, ovvero la confettura. Ecco che il sapore pieno e deciso del Formaggio Montasio Mezzano viene esaltato dalla dolcezza della confettura di fragole, grazie al piacevole contrasto di sapori. In fondo, partendo da prodotti di qualità, basta un pizzico di fantasia per rendere vario e non convenzionale ogni piatto.

Diventare grande insieme al Montasio

La crescita di un bambino e i suoi trasferimenti per l’Italia alla ricerca del gusto originario del Montasio DOP, scoperto in un mercato. La storia dello speaker e giornalista Lorenzo Dardano.

 

Il primo assaggio di Montasio risale a circa trent’anni fa, al tempo delle elementari, quando il sapore del formaggio per me era quasi sconosciuto. Uscito da scuola, mano nella mano con mia mamma, mi recavo al mercato alimentare di Ancona, la città dove all’epoca vivevo col resto della mia famiglia. Si trattava di una maestosa struttura in ferro dal tetto a vetri, che ospitava decine e decine di banconi stracolmi di ogni ben di Dio, che con i loro aromi mi facevano salire l’acquolina in bocca. La nostra spesa quotidiana si concludeva sempre da Maurizio, il lattaio che aveva il banco proprio all’ingresso del mercato. Mentre serviva col suo consueto sorriso le persone avanti a noi, i miei occhi da bambino, che avevano appena conosciuto l’alfabeto, scorrevano le varie forme di formaggio esposte di cui cercavo di immaginare il gusto, e tentavano di leggere le etichette sillabandole.

M…O…N…T…”. “E a questo giovanotto non gli diamo niente da mangiare?”, domandò ad alta voce Maurizio interrompendo la mia lettura stentata. “Io vorrei questo…”, risposi indicando col ditino quel formaggio dal colore giallo e dalla crosta liscia. “Il Montasio fresco, ottima scelta, questo viene dal Friuli, glielo faccia assaggiare…”, esclamò rivolgendosi a mia madre mentre le porgeva la fetta tagliata per me. Da bambino curioso e impaziente quale ero, lo mangiai in un sol boccone, ringraziandolo goffamente. Mentre assaporavo il suo gusto delicato, facendo ritorno a casa, non potevo certo realizzare che quel formaggio di cui quel giorno imparai il nome, mi avrebbe fatto compagnia per lungo tempo.

 

L’assaggio del Montasio divenne infatti una buona abitudine quotidiana, che continuai a seguire anche quando, crescendo, cambiai scuole. Malgrado mi trovassi ora più distante dal mercato, cercavo comunque di ritagliarmi un momento per andare a salutare Maurizio prima di tornare a casa per il pranzo. Da adolescente più alto e robusto, il mio sguardo ora poteva scorgere meglio tutte le forme che affollavano ogni giorno il suo bancone rimasto sempre all’ingresso. Eppure alla fine la mia preferenza cadeva sempre sul Montasio che, grazie a lui, scoprivo nelle sue diverse stagionature. “Hai provato il Mezzano? Assaggia lo Stagionato…Aspetta, senti lo Stravecchio!”, mi incalzava giorno dopo giorno. Era come se la mia crescita – tra cambi di voce, abiti e scarpe – passasse piacevolmente da quel rito di cui non riuscivo più a fare a meno. Al punto da scegliere il Montasio non solo a tavola, ma anche a merenda e perfino fuori casa. Ho continuato infatti a seguire il suo particolare “richiamo” durante tutti i traslochi della mia vita, andandolo a scovare ed acquistare nei mercati delle città in cui mi trasferivo per studio o lavoro.

 

 

Oggi che, dopo vari cambiamenti, la voce è diventata quella di un adulto – e persino il mio principale strumento di lavoro – mentre la taglia dei vestiti è (fortunatamente) la stessa da un po’, non ho di certo abbandonato i miei “momenti Montasio”: prima della palestra, durante l’aperitivo con gli amici e, perché no, dopo una diretta notturna. Malgrado avessi ormai imparato a conoscere bene le sue stagionature, avevo come la sensazione che non fossi più riuscito a ritrovare il suo gusto originario. Quello che avevo assaporato anni prima da bambino all’uscita da scuola e che mi aveva fatto capire che gusto avesse il formaggio. Ed è per questo che quando di recente ho avuto la possibilità di tornare ad Ancona, non ho esitato a rifare lo stesso percorso a piedi che, benché fosse passato molto tempo, ricordavo ancora bene. La via che mi conduceva al mercato da cui provenivano gli stessi profumi di allora, a quel bancone che era ancora lì all’ingresso e che ospitava, come immaginavo, Maurizio. A parte qualche capello bianco in più, era sempre lui col suo immancabile sorriso e il cappellino bianco in testa. Ero convinto non mi avrebbe mai riconosciuto ed invece, non appena ha incrociato il mio sguardo, ha preso la forma ed ha cominciato ad affettare senza che nemmeno glielo chiedessi. Dopo avergli raccontato dove fossi finito e di cosa mi occupassi, mi ha detto solamente “Ti ascolterò”. Promettendo che gli avrei inviato l’articolo una volta pubblicato, me ne sono andato con in bocca il suo sapore originario e sottobraccio il pezzo di Montasio, che continuavo a guardare e riguardare. Con gli stessi occhi di bambino, diventato “grande”.