A Carnevale anche il Montasio vale!

Folle, irriverente, chiassoso, colorato: lo spirito del Carnevale è soprattutto questo, e tra divertimento e svago si fa subito e dar vita ad una festa un po’ matta, fatta di maschere, scherzi e sfilate.

E oltre ad essere una celebrazione ricca, fin dall’antichità, di significati simbolici riguardanti il sovvertimento dell’ordine quotidiano e l’esaltazione del divertimento, questa ricorrenza è un’occasione speciale per riscoprire quelle tradizioni che rappresentano un caposaldo fondamentale della nostra società. Uno zoccolo duro di credenze e usanze con profonde origini che si perdono nella notte dei tempi e che sono presenti ancora oggi nella nostra quotidianità.

Ecco allora che nel vivo del Carnevale anche il formaggio entra a pieno titolo nello spirito della festa non solo in ambito gastronomico, ma anche dal punto di vista ludico, diventando così il simbolo di una tradizione che vive in tante consuetudini a tavola e non solo.

Nei dolci fritti, ad esempio, grande simbolo della declinazione gastronomica del Carnevale e che ci invogliano a trasgredire e a liberarci dalla quotidiana disciplina. Un semplice impasto di farina, uova, burro e zucchero, tagliato e modellato a seconda della tradizione, per poi essere farcito, fritto e servito con una semplice spolverata di zucchero a velo.

Ma è anche grazie al gioco che la cultura casearia riesce a diventare in alcune regioni la vera protagonista del Carnevale. A Pontelandolfo (in provincia di Benevento), per esempio, si svolge annualmente il torneo della Ruzzola del formaggio, una competizione pubblica che viene svolta durante i giorni della festa vantando molti partecipanti. Il gioco, le cui origini sono antichissime e si fondono con la civiltà etrusca, consiste nel lanciare più lontano possibile una forma di formaggio con uno spago arrotolato. Sebbene non sia definibile con certezza la funzione di tale pratica ludica, vari autori letterari ipotizzano che sia un rito di protezione delle mandrie dalla cattiva sorte e, dunque, fortemente legato alla transumanza e all’ancestrale rapporto uomo-natura.

La Ruzzola è quindi un chiaro esempio di come il formaggio nel corso del tempo si sia consolidato non solo nelle abitudini gastronomiche, ma anche in quel tessuto sociale comprensivo di pratiche ancestrali che hanno accompagnato (e lo fanno anche oggi), in diversi modi, la popolazione del nostro Paese.

E se anche il Montasio diventasse protagonista del Carnevale potremmo immaginarlo come un profumato e gustoso coriandolo capace di colorare il cielo del nostro Stivale e di essere trasportato con un colpo di vento dalla propria zona di produzione, area dove è stato scoperto e tutt’ora creato, in tutto il territorio italiano. Un’incessante pioggia di colori che visti dall’alto potrebbero mostrarsi ombreggiati delle luci delle città e fluttuanti, proprio come se galleggiassero sull’acqua del mare.