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Itinerari per riscoprire la bellezza della natura: Malga Montasio e dintorni.

“Le montagne sono quei luoghi in cui Dio dimostra di essere più bravo di Michelangelo a scolpire”, disse un anonimo scrittore. Ispirati da questa frase andiamo a scoprire insieme l’altopiano del Montasio e i suoi dintorni, luoghi magici in cui ritrovare il contatto con la natura, e, perché no, anche il lato wild della propria personalità.

L’Altopiano del Montasio, plasmato dall’azione erosiva dei ghiacciai della Val Raccolana, sotto le Alpi nel Nord-Est d’Italia, appare come una vasta area che si snoda sotto il massiccio del versante meridionale dello Jôf di Montasio ad una quota di 1500-1600 metri. Una delle località più conosciute e ricche di attività da svolgere in zona è Sella Nevea, una splendida conca incastonata tra il monte Canin e il Montasio, chiamata così per la grande quantità di neve presente nella stagione invernale. Nei periodi freddi, questo luogo è la meta perfetta per sciare e fare passeggiate con le ciaspole, mentre nelle stagioni più calde è ideale per gli itinerari a cavallo, il trekking, il mountain bike e il canoeing (presso il lago del Predil, a 8 km da Sella Nevea).

Immerso nella quiete incontaminata del bosco ai piedi dei massicci del Canin e del Montasio, si trova il famoso Parco Avventura di Sella Nevea, che offre il massimo divertimento soprattutto alle famiglie con bambini. Proprio qui si pratica il “Tarzaning”, che già dal nome evoca immagini di coraggiosi pronti a lanciarsi da un albero all’albero o a camminare in bilico sui ponti tibetani. Per i meno spericolati, il posto offre la Mostra Permanente dedicata alla Speleologia e al Carsismo del Canin.

Superata Sella Nevea, si giunge alla Malga Montasio, dove, nella bella stagione, pascolano libere le bovine provenienti dagli allevamenti di tutta la Regione. Nel ristoro agrituristico si possono gustare il latte e il formaggio prodotti direttamente in loco, tra i quali il Montasio Prodotto di Montagna, realizzato in tutte le fasi in territorio montano, ad un’altitudine non inferiore ai 600 metri (click qui per saperne di più: http://www.montasio.com/2018/09/20/ll-formaggio-montasio-dop-prodotto-della-montagna-pdm-e-solo-di-pezzata-rossa-italiana-pri-il-ritorno-al-futuro-della-tradizione-casearia/).

Un gustoso alimento adatto anche alle persone intolleranti al lattosio, poiché il Montasio dai 2 mesi di stagionatura è naturalmente privo di questo zucchero; e ai celiaci, in quanto prodotto senza glutine. Il rifugio dispone anche di comode camere, dove passare una notte immersi nella tranquillità delle montagne. Un’esperienza memorabile, capace di farci innamorare della bellezza della natura.

IL MIRAGGIO DEL MONTASIO

Il Montasio interpretato da un inedito punto di vista visivo, quello di Ulderica Da Pozzo, fotografa professionista che già dai primi anni Ottanta racconta il suo rapporto con il territorio e il mondo contadino a cui è legato.

 

Quando lassù sul Montasio la primavera sta per diventare estate e il bianco della neve si scioglie anche sulle rocce più alte, è ora di partire. O meglio di tornare a salire. Come ogni anno, quando i prati del Montasio diventano un miraggio verde e si trasformano in pascolo.

 

Le mucche arrivano, alcune camminando, altre dopo lunghi viaggi sui camion che attraversano il Friuli, risalgono le valli e superano le tante curve tra le faggete. Quando scorgono il cielo azzurro e le nuvole rotonde che passano, corrono e cambiano forma, le mucche capiscono di essere in alto, di essere finalmente arrivate nella loro casa estiva. La mattina quando escono dalle casere, con i pastori che le accompagnano verso i pascoli, riconoscono subito la bellezza, ascoltano il rumore tenue e il fresco dell’aria che muove l’erba.

 

 

La sera l’erba diventa uno scorrere bianco di latte e nel piccolo caseificio della malga il giovane casaro diventa il primo attore. Colui che farà diventare il latte altro. È un meraviglioso tantra, che si ripete ogni giorno, quello dell’erba che diventa latte. Il latte che viene munto e riempie i bidoni lucenti che escono dalle casere e poi viaggiano verso il luogo dove si compie la magia della trasformazione. Nel giovane casaro che incontro, c’è la tecnica appresa a scuola, ma anche l’arte che viene da un mondo arcaico dove i gesti si trasmettono, e si imparano osservando. Saperi che sono difficili da raccontare in fotografia.

 

Se parli con il giovane casaro, che ha il potere e la responsabilità di fare diventare il latte formaggio, e lo guardi mentre lavora, avverti la passione che ci deve mettere nel lavorare una materia viva. E poi scopri le forme, solo quelle migliori vengono marchiate Formaggio Montasio, ciascuna con stampato il numero del giorno e del mese: un meraviglioso gioco di geometrie e di date, appoggiato su tavole di legno chiaro, che racconta il trascorre del tempo in malga.

 

Nel sorriso del casaro, che tiene in braccio una sua forma, c’è l’orgoglio del premio vinto per il miglior formaggio di malga dell’anno, ma anche la consapevolezza di essere un ragazzo di oggi che ha scelto di vivere in alto: là dove i giorni e il tempo acquistano il valore vero del fare. Lassù dove non si può barare: perché quando apri la prima forma rotonda è lei che parla, con il suo profumo, il suo sapore.