Gita in Malga Montasio: una giornata per riscoprire la natura e la buona tavola

Quest’anno la neve non si è fatta attendere sulle montagne friulane ed è già tempo di rispolverare le ciaspole. Un itinerario dal fascino naturalistico, ma adatto anche ai meno esperti, è quello che parte da Sella Nevea. Si tratta di una passeggiata magica tra boschi ed alpeggi, che sfocia in un panorama stupendo: l’altopiano del Montasio abbracciato da un anfiteatro di cime ammantate da una coltre di neve.

Il percorso sale da Sella Nevea alla casera Cregnidul, passa per Casera Parte di Mezzo e Casera Larice, nelle vicinanze del rifugio Brazzà, per poi ritornare a Sella Nevea attraverso la strada asfaltata che durante l’inverno è coperta di neve. Prima di intraprendere il cosiddetto “giro delle malghe” occorre valutare le condizioni della neve, poiché quando le precipitazioni sono più intense non si escludono slavine causate sa distacchi spontanei.

Poco sopra Sella Nevea si trova la Malga Montasio, situata sull’omonimo altopiano ad un’altezza tra i 1500 ed i 1800 metri sul livello del mare. Si compone di 1064 ettari, dei quali in bella stagione la metà è destinata al pascolo. Vi si trovano anche un ristoro agrituristico, dove è possibile passare la notte e una latteria, presso la quale è disponibile il Montasio “Prodotto della Montagna”, fatto solo con latte crudo raccolto, lavorato e stagionato (minimo 60 giorni) sopra i 600 metri di altitudine. La piacevolezza del gusto e le proprietà nutritive del Montasio faranno in breve recuperare le forze perse durante la passeggiata nella neve, facendo venire voglia di ritornare presto sull’altopiano del Montasio.

Malga Montasio: quando il Phototrekking diventa Gourmet

La passione per la fotografia spesso spinge a desiderare viaggi esotici, ma basta guardarsi intorno per scoprire luoghi magici dove il tempo pare essersi fermato. Posti incantati di cui la Regione Friuli è davvero ricca. Uno di questi è la Malga Montasio, che si trova sull’omonimo altopiano.

Un’idea di itinerario per una domenica dedicata al Photrekking può essere quello che passa per Cave del Predil, dopo Tarvisio, e arriva alla Malga Montasio, che si trova sopra Sella Nevea. In entrambe le località non mancano infatti meravigliosi paesaggi da immortalare nei propri scatti fotografici. In particolare, il magico laghetto montano di Cave del Predil e il circostante bosco di faggio e abete rosso, dove, se si è fortunati, si può incontrare qualche esemplare di cervo o di capriolo.

Per concludere la passeggiata, è d’obbligo una tappa culinaria presso il ristoro agrituristico della Malga Montasio dove si possono assaporare piatti genuini preparati, ad esempio, con il Montasio Dop prodotto di montagna, ovvero il formaggio fatto con latte crudo raccolto, lavorato e stagionato (minimo 60 giorni) sopra i 600 metri di altitudine. Presso lo spaccio adiacente si possono acquistare le diverse stagionature di Montasio, che partendo dal fresco, passando per il mezzano e lo stagionato, e arrivando fino allo stravecchio, sono in grado di soddisfare le esigenze anche dei palati più esigenti.

Il malgaro: un mestiere antico legato alla passione per la qualità del formaggio

La bontà di formaggi come il Montasio Dop deriva dall’amore che i suoi produttori mettono nel prepararlo, nonostante la fatica che a volte questo lavoro comporta. La vita del malgaro non è semplice oggi come non le era ieri. Sono infatti i ritmi di vita degli animali a scandire orari e incombenze quotidiane.

Ma come si svolge la giornata di un malgaro? Si parte con la sveglia alle 4 del mattino; ancora con il buio, che ci sia la pioggia, la neve o il sereno, prima di fare colazione si pensa a mungere le mucche, poi ognuna di loro deve essere accuratamente controllata perché non ci siano punture nocive di insetti oppure problemi agli zoccoli, che rischierebbero di compromettere la salute dell’animale.

In seguito, le bestie vengono lasciate libere al pascolo, dove possono godere dei verdi prati, ad esempio della Malga Montasio, dove da secoli si ripete ogni anno la tradizione della transumanza: le mucche vengono portate sull’Altopiano in primavera e ci rimangono fino a settembre, a beneficio sia del benessere dell’animale che della qualità del latte.

Una volta che il malgaro è ritornato in stalla, inizia la fase della pulizia dei macchinari e dei singoli locali. In mattinata il latte viene ritirato e portato in latteria dove avviene la lavorazione della materia prima. La mandria rimane al pascolo fino al tardo pomeriggio, quando il malgaro raduna gli animali e li riporta in stalla per la mungitura serale. Il pascolo è un passaggio fondamentale per assicurare la bontà del prodotto finale, ma rende non facile la quotidianità del malgaro che si trova spesso a fare i conti con il carattere testardo di qualche animale. Ecco perché compagno fedele di chi si occupa di bestiame è il cane da pastore, sempre pronto a collaborare con il suo padrone.

Le levatacce e tutti i sacrifici del malgaro sono ampiamente ricompensati dal risultato finale del suo lavoro, ovvero una produzione di lattici di alta qualità, che rappresenta un volano significativo per l’economia del territorio. In particolare, il Montasio DOP è un alimento ideale per gli intolleranti al lattosio, in quanto questo formaggio dai 2 mesi di stagionatura ne è naturalmente privo. Inoltre, per la composizione nutrizionale, il formaggio Montasio è molto consigliato per l’alimentazione dei ragazzi, in quanto il suo apporto energetico ed i suoi principi nutritivi, quali le proteine, il calcio e le vitamine, favorisce una crescita sana ed equilibrata.

Montasio e clima: quanto il meteo influisce sul gusto finale del formaggio

In pochi sanno che il sapore dei nostri formaggi è influenzato non solo dalla stagionatura, ma anche dalle condizioni climatiche in cui si trovano le bovine da latte. La quantità di pioggia, il livello di caldo e le condizioni del suolo hanno effetti sulla produzione del latte e quindi sul sapore e sulle caratteristiche del formaggio.

Secondo il report “Studio conoscitivo dei cambiamenti climatici e di alcuni dei loro impatti in Friuli Venezia Giulia”, scritto nel maggio 2018, se si analizzano alcuni degli eventi estremi come le cosiddette notti tropicali (durante le quali si registra una temperatura superiore della media), dal 1961 al 2016, si è passati da 5 a 15 notti calde in totale e, anno dopo anno, i valori continuano a destare interesse. Inoltre, i dati relativi all’andamento pluviometrico mostrano come si stia andando verso decenni caratterizzati da una tendenza al riscaldamento e un aumento del rischio di aridità, soprattutto estiva. Un altro fattore che ogni anno è possibile notare senza il supporto di strumentazione, è l’allungamento della stagione estiva, rendendo i mesi di giugno e settembre molto più caldi rispetto al passato e critici per il benessere delle bovine, che manifestano elevati livelli di stress da caldo, tanto da aumentare il rischio di un calo produttivo e sempre più elevata perdita di latte, che invece non era presente decenni prima.

Per questo l’attenzione al benessere animale passa anche attraverso una considerazione sempre più attenta dei fattori climatici. Il rispetto del territorio, valore centrale per il Consorzio di Tutela del Formaggio Montasio DOP, prevede una particolare valutazione dell’evoluzione dei processi produttivi, capace di garantire sempre quell’alta qualità che contraddistingue il Montasio.

Il Montasio DOP, una storia che dura dal 1200.

Oggi il formaggio Montasio è tra le Dop per eccellenza; è sinonimo di prelibatezza, di gusto e di garanzia; viene scelto perché è naturalmente privo di lattosio e perfettamente bilanciato dal punto di vista nutrizionale. Ma, se abbiamo il formaggio di oggi, bisogna ringraziare i produttori di ieri: quali sono quindi le origini del nostro formaggio preferito? Chi lo ha creato?

La storia di questo prodotto è molto antica: risale al 1200, e si può collocare nelle vallate delle alpi Carniche e Giulie. Al tempo, presso l’Abazia di Moggio Udinese, alcuni monaci Benedettini, iniziarono a produrre quello che poi verrà chiamato “formaggio”, con l’unico scopo di trovare una modalità di conservazione di un prodotto deperibile come il latte e di combattere le ristrettezze alimentari del rigido inverno alpino.

Solo nel 1700 il formaggio dei monaci cominciò a distinguersi dalle altre produzioni, per merito sia della qualità del latte vaccino prodotto dai pascoli estivi, sia per le continue affinature delle tecniche di produzione dei malgari della zona. Pian piano quindi si affermò come identità vera e propria, sotto il nome di “Formaggio Montasio”, apparso per la prima volta in alcuni documenti tariffari trovati a San Daniele del Friuli e risalenti al 1773. Proprio in questi scritti è emerso come esso rappresentasse un prodotto di alto prestigio.

Nel corso dei secoli, grazie alla sua ottima reputazione in tutta l’Italia Nord-Orientale, il Montasio è diventato il fiore all’occhiello della produzione casearia della Regione Friuli, riuscendo ad ottenere territori sempre più ampi per i propri pascoli e i migliori capi di bestiame. Così, nella seconda metà del 1800, è nato un movimento cooperativo di caseifici, intenti a sostenere e tutelare la produzione di questo formaggio, fondando a Codroipo il Consorzio per Tutela del Formaggio Montasio. Fino a quando, nel 1955, il Montasio viene ufficialmente dichiarato come “Tipicità”, ottenendo nel 1986 la Denominazione di Origine Controllata (DOC) e, nel 1996, la Denominazione di Origine Protetta (DOP).

Per concludere, è giusto quindi affermare che se non si conosce la storia di ieri, non si possono apprezzare i risultati di oggi. Infatti, solo nel 2018, il Formaggio Montasio ha contato quasi 900 mila forme prodotte, esportando la sua storia, la sua gustosità e la tradizione italiana in tutta la nazione e nelle zone limitrofe.

Lingua friulana in casa Montasio: “cjatâ chel dal formadi”

Se siete stati in Friuli, vi può essere capitato di sentir dire: “cjatâ chel dal formadi”. Ma cosa significa “trovare quello del formaggio?”. Le storie popolari qu questo tema sono molto dibattute, visto che il medesimo modo di dire si trova anche in dialetti del Veneto e del Trentino.

Secondo una leggenda veneziana, “Rivarà quel del formajo” farebbe riferimento alle “Formagee dea Giudeca”, le case in cui vivano i conciapelli che erano soliti usare delle cortecce di rovere per conciare le pelli, utilizzate come combustibile una volta fatte asciugare e pestate. Da qui quello del formaggio sarebbe colui che “batte le cortecce”, ovvero che “ti pesta per bene”.
Un’altra interpretazione origina in Trentino, dove si narra che per l’affitto di una malga sul monte Spinale, fosse stato pattuito un “uomo del formaggio”, ovvero tanto formaggio quanto ne serve per raggiungere l’altezza di un uomo. Vista la scarsità di cibo di quell’anno, i proprietari della malga inviarono a riscuotere il pagamento un uomo molto alto. Il malgaro che, arrivato alle spalle del riscossore del tributo aveva finito il formaggio, prese un’ascia e tagliò la testa del gigante. Trovare quello del formaggio starebbe a significare quindi “fare una brutta fine”.
Infine, si può interpretare la formula “cjatâ chel dal formadi” con il riferimento al fatto che i malgari, produttori di formaggio, erano uomini di montagna, abituati a un lavoro duro, sbrigativi nei modi e che non esitavano a farsi giustizia da soli, nel caso in cui qualcuno avesse provato a imbrogliargli.
“Cjatâ chel dal formadi” è un modo di dire diffuso in tutto il territorio friulano, che del formaggio, e in particolare del Montasio DOP che prende il nome dell’omonimo altopiano, ha fatto una vera e propria bandiera. Tanto che il gusto ricco, le elevate proprietà nutritive e la caratteristica di essere naturalmente privo di lattosio dai 2 mesi di stagionatura, lo hanno reso un alimento apprezzato in tutto il mondo.

Itinerari per riscoprire la bellezza della natura: Malga Montasio e dintorni.

“Le montagne sono quei luoghi in cui Dio dimostra di essere più bravo di Michelangelo a scolpire”, disse un anonimo scrittore. Ispirati da questa frase andiamo a scoprire insieme l’altopiano del Montasio e i suoi dintorni, luoghi magici in cui ritrovare il contatto con la natura, e, perché no, anche il lato wild della propria personalità.

L’Altopiano del Montasio, plasmato dall’azione erosiva dei ghiacciai della Val Raccolana, sotto le Alpi nel Nord-Est d’Italia, appare come una vasta area che si snoda sotto il massiccio del versante meridionale dello Jôf di Montasio ad una quota di 1500-1600 metri. Una delle località più conosciute e ricche di attività da svolgere in zona è Sella Nevea, una splendida conca incastonata tra il monte Canin e il Montasio, chiamata così per la grande quantità di neve presente nella stagione invernale. Nei periodi freddi, questo luogo è la meta perfetta per sciare e fare passeggiate con le ciaspole, mentre nelle stagioni più calde è ideale per gli itinerari a cavallo, il trekking, il mountain bike e il canoeing (presso il lago del Predil, a 8 km da Sella Nevea).

Immerso nella quiete incontaminata del bosco ai piedi dei massicci del Canin e del Montasio, si trova il famoso Parco Avventura di Sella Nevea, che offre il massimo divertimento soprattutto alle famiglie con bambini. Proprio qui si pratica il “Tarzaning”, che già dal nome evoca immagini di coraggiosi pronti a lanciarsi da un albero all’albero o a camminare in bilico sui ponti tibetani. Per i meno spericolati, il posto offre la Mostra Permanente dedicata alla Speleologia e al Carsismo del Canin.

Superata Sella Nevea, si giunge alla Malga Montasio, dove, nella bella stagione, pascolano libere le bovine provenienti dagli allevamenti di tutta la Regione. Nel ristoro agrituristico si possono gustare il latte e il formaggio prodotti direttamente in loco, tra i quali il Montasio Prodotto di Montagna, realizzato in tutte le fasi in territorio montano, ad un’altitudine non inferiore ai 600 metri (click qui per saperne di più: http://www.montasio.com/2018/09/20/ll-formaggio-montasio-dop-prodotto-della-montagna-pdm-e-solo-di-pezzata-rossa-italiana-pri-il-ritorno-al-futuro-della-tradizione-casearia/).

Un gustoso alimento adatto anche alle persone intolleranti al lattosio, poiché il Montasio dai 2 mesi di stagionatura è naturalmente privo di questo zucchero. Il rifugio dispone anche di comode camere, dove passare una notte immersi nella tranquillità delle montagne. Un’esperienza memorabile, capace di farci innamorare della bellezza della natura.

IL MIRAGGIO DEL MONTASIO

Il Montasio interpretato da un inedito punto di vista visivo, quello di Ulderica Da Pozzo, fotografa professionista che già dai primi anni Ottanta racconta il suo rapporto con il territorio e il mondo contadino a cui è legato.

 

Quando lassù sul Montasio la primavera sta per diventare estate e il bianco della neve si scioglie anche sulle rocce più alte, è ora di partire. O meglio di tornare a salire. Come ogni anno, quando i prati del Montasio diventano un miraggio verde e si trasformano in pascolo.

 

Le mucche arrivano, alcune camminando, altre dopo lunghi viaggi sui camion che attraversano il Friuli, risalgono le valli e superano le tante curve tra le faggete. Quando scorgono il cielo azzurro e le nuvole rotonde che passano, corrono e cambiano forma, le mucche capiscono di essere in alto, di essere finalmente arrivate nella loro casa estiva. La mattina quando escono dalle casere, con i pastori che le accompagnano verso i pascoli, riconoscono subito la bellezza, ascoltano il rumore tenue e il fresco dell’aria che muove l’erba.

 

 

La sera l’erba diventa uno scorrere bianco di latte e nel piccolo caseificio della malga il giovane casaro diventa il primo attore. Colui che farà diventare il latte altro. È un meraviglioso tantra, che si ripete ogni giorno, quello dell’erba che diventa latte. Il latte che viene munto e riempie i bidoni lucenti che escono dalle casere e poi viaggiano verso il luogo dove si compie la magia della trasformazione. Nel giovane casaro che incontro, c’è la tecnica appresa a scuola, ma anche l’arte che viene da un mondo arcaico dove i gesti si trasmettono, e si imparano osservando. Saperi che sono difficili da raccontare in fotografia.

 

Se parli con il giovane casaro, che ha il potere e la responsabilità di fare diventare il latte formaggio, e lo guardi mentre lavora, avverti la passione che ci deve mettere nel lavorare una materia viva. E poi scopri le forme, solo quelle migliori vengono marchiate Formaggio Montasio, ciascuna con stampato il numero del giorno e del mese: un meraviglioso gioco di geometrie e di date, appoggiato su tavole di legno chiaro, che racconta il trascorre del tempo in malga.

 

Nel sorriso del casaro, che tiene in braccio una sua forma, c’è l’orgoglio del premio vinto per il miglior formaggio di malga dell’anno, ma anche la consapevolezza di essere un ragazzo di oggi che ha scelto di vivere in alto: là dove i giorni e il tempo acquistano il valore vero del fare. Lassù dove non si può barare: perché quando apri la prima forma rotonda è lei che parla, con il suo profumo, il suo sapore.

 

 

Quando il formaggio ispirò un’opera d’arte.

Nel 1934, il quadro “Persistenza della memoria” venne acquistato dal Museum of Modern Art di New York, dov’è attualmente esposto, e costituisce uno degli elementi più importanti della collezione del museo.

La storia di com’è nata quest’opera sugli orologi molli di Dalì è stata svelata dallo stesso artista all’interno della sua autobiografia, intitolata La mia vita segreta. Stando a quanto raccontato dallo stesso Dalì, questo capolavoro avrebbe preso vita in una sera come un’altra, nella quale Salvador e sua moglie Gala sarebbero dovuti uscire con amici per andare al cinema. A causa di un forte mal di testa, Dalì preferì rimanere a casa, mentre sua moglie uscì con gli amici; prima di andare al cinema, però, la coppia cenò a casa, mangiando del formaggio fresco; l’artista rimase colpito dall’eccezionale mollezza dell’alimento, e, una volta rimasto solo, continuò a riflettere sulla particolare consistenza del formaggio.

Successivamente, si recò nel suo atelier, dove si fermò ad osservare il suo ultimo lavoro ancora in fase di completamento, si trattava di una veduta di Port Lligat, e, in quell’attimo, ci fu l’idea geniale riguardo ai quattro orologi presenti nella scena: tre di loro si stanno sciogliendo, prendendo la forma degli elementi su cui sono appoggiati, mentre il quarto è rimasto solido, ma ricoperto da tante formiche nere, insetto per cui il pittore nutriva una grande fobia.

Nella scena, Dalì scelse di dipingere gli orologi, simbolo dello scorrere inesorabile del tempo, che rimangono impressi nella mente proprio per il loro particolare aspetto ispirato dalla mollezza di un formaggio!

Pensando al nostro Montasio, delle diverse stagionature quella che più richiama la mollezza è senza dubbio la consistenza del Fresco. Chissà il suo sapore delicato cosa avrebbe evocato nella mente del Re del Surrealismo.

Agosto e settembre in Malga Montasio

Vanni Micolini, dell’Associazione Allevatori del Friuli, racconta gli appuntamenti con i sapori genuini e le antiche tradizioni in Malga Montasio.

Dove si trova la Malga Montasio?

Sull’Altopiano del Montasio, da Chiusaforte, in provincia di Udine, si continua attraversando il ponte sul Fella in direzione Sella Nevea. Da qui si segue la segnaletica per i Piani del Montasio e le malghe. Si tratta della più grande area della Regione Friuli Venezia Giulia ad essere adibita all’alpeggio, tanto che nel periodo che va da giugno a metà settembre ospita circa 250 animali, provenienti da 40 allevatori che risiedono in 25 diversi comuni friulani.

 

Quali sono i prossimi eventi in Malga Montasio?

Il 12 agosto è protagonista un’abbinata da 30 e lode: “Polente e Formadi Montasio”, iniziativa realizzata in collaborazione con il Gruppo Tutela Antica Polenta di Fauglis, durante la quale sarà possibile degustare il Montasio DOP Fresco, da 60 a 120 giorni di stagionatura, quello Mezzano, da 5 a 10 mesi di stagionatura, e quello Stagionato, con più di 10 mesi di stagionatura. A seguire, il 2 settembre, il Comune di Chiusaforte organizza l’appuntamento musicale “Gustando il Montasio… in concerto”. Sempre il 2 settembre, in collaborazione con ERSA, si terrà l’incontro con gli chef stellati nell’ambito del progetto MADE. Gli chef saranno impegnati nella preparazione di piatti gourmet a base di formaggio Montasio. Il 9 settembre non si può mancare alla “Festa della transumanza”, un’occasione unica per ammirare il passaggio delle bovine della Malga bardate con corone di fiori. Si tratta di una tradizione antica, portata avanti dagli allevatori per ringraziare il buon andamento della stagione di alpeggio che andava a concludersi proprio con la discesa a valle delle bovine. L’evento, organizzato in collaborazione con la Cooperativa Malghesi della Carnia e Val Canale, prevede anche la degustazione di un ricco ventaglio di Prodotti della Montagna, tra i quali il Montasio DOP. Ad allietare l’evento ci sarà il suono delle fisarmoniche, riunite il 9 settembre in Malga per la quarta Rassegna Alpe Adria di Fisarmonica. Al di là di questi appuntamenti, l’Altopiano del Montasio è un luogo perfetto per il trekking e le escursioni nella natura. La Malga offre una cucina casalinga, che comprende i più gustosi piatti tradizionali, quali il frico preparato con Montasio DOP e i dolci fatti in casa, oltre alla possibilità di pernottare grazie alla presenza di 5 camere con vista sulle montagne.

 

 

In Malga vengono organizzate anche attività didattiche?

Certo, visto che in Malga possiamo far vivere l’esperienza dell’intera filiera: dal pascolo delle mucche, alla mungitura, alla lavorazione dei formaggi in caseificio fino ad arrivare alla vendita dei prodotti presso lo spaccio alimentare. Di recente abbiamo ospitato un gruppo di 120 bambini di Udine che hanno seguito un percorso guidato attraverso tutte queste fasi che mostrano in modo concreto il concetto di “filiera”.

 

Cosa le piace del suo lavoro?

Per conto dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia collaboro alla gestione della Malga Montasio e all’organizzazione degli eventi che qui si tengono. Il bello di lavorare in montagna è stare all’aria aperta, a contatto con gli animali. Uno degli obiettivi della mia attività è mantenere vive le tradizioni di un tempo e farle conoscere alle nuove generazioni. Un altro punto che mi sta particolarmente a cuore è il benessere animale, sull’Altopiano del Montasio le mucche sono lasciate libere di pascolare e questo si riflette anche nella qualità del formaggio che deriva dal loro latte. Qui si realizza infatti il Montasio DOP Prodotto della Montagna, formaggio fatto solo con latte crudo raccolto, lavorato e stagionato (minimo 60 giorni) sopra i 600 metri di altitudine. Si tratta di un alimento naturale dal gusto unico, un vero patrimonio culinario che sfida l’omologazione dei sapori.