Picnic in Malga Montasio tra natura e cibo genuino

Il profumo dell’erba bagnata dalla pioggia della notte precedente solleticava le narici di Melissa. Alle 9.00 del mattino il sole era già alto nel cielo e rifletteva i suoi raggi dorati sui fili d’erba che ricoprivano il verdeggiante altopiano.

– Matteo, facciamo una passeggiata verso Sella Nevea prima di trovare un posto carino per il picnic. – Disse chiudendo l’auto.

A mio marito serviva proprio una giornata in mezzo alla natura, è sempre così stressato dal lavoro. Pensò Melissa osservando l’uomo dai jeans stropicciati che procedeva a passi veloci giù per la stradina stringendo il manico di una cesta colma di prelibatezze.

– Che profumino delizioso arriva da qui – Sorrise l’uomo, sbirciando il recipiente di vimini.

Quando, la sera precedente, aveva preparato le cibarie per il giorno successivo, la ragazza aveva optato per due grossi panini farciti di prosciutto crudo e di Montasio Dop fresco, che era il suo formaggio preferito fin piccola. Adorava il suo gusto morbido e delicato, in più lo sceglieva perché essendo un formaggio naturalmente privo di lattosio era un alimento perfetto per il marito, intollerante a questo zucchero.

– Non aspettarti cose elaborate, ho scelto la semplicità dei prodotti locali. –

– Hai fatto bene, sai che amo la genuinità. – Aggiunse, stringendole la mano.

Dopo un paio di chilometri, in fondo a un sentiero circondato da alberi ad alto fusto, fecero capolino una manciata di tavoli in legno.

– È il posto perfetto! – Esultò Melissa, correndo verso la panchina più vicina e tirando fuori dallo zaino il suo vecchio pallone da pallavolo.

– Vieni che facciamo due tiri. –

– Devo proprio? – Matteo appoggiò pigramente la cesta al fresco.

– Dai che dopo la partita ci mangiamo i panini con il Montasio. –

– Ah allora vediamo che sia una partita breve perché mi è venuta una fame! –

 

 

Montasio DOP: un sapore senza tempo

Le caratteristiche organolettiche di un alimento sono indossolubilmente legate al territorio in cui questo viene prodotto. Così l’unicità e riconoscibilità del formaggio Montasio DOP sono connesse alla zona di produzione che il disciplinare definisce in tutto il territorio delle province di Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste, in tutto il territorio delle province di Treviso e Belluno ed in parte nelle province di Venezia e Padova.

In queste aree del Nord-Est, la tradizione casearia è molto antica, tanto che già nel 1200 i monaci Benedettini dell’Abbazia di Moggio Udinese avevano messo a punto un procedimento per conservare il latte durante l’inverno, dando vita così all’alimento che verrà successivamente chiamato con il nome di “formaggio”. Nel corso del tempo, grazie all’abilità dei malgari nell’affinare le tecniche casearie e alla qualità del latte vaccino legato a un’alimentazione animale su pascoli estivi, il prodotto venne a definirsi sempre di più, tanto che nel 1773 in un prezziario di San Daniele del Friuli, comparve la dicitura “Formaggio Montasio” e da lì in poi il Montasio continuò ad essere riportato nei documenti mercantili del Nord Italia.

Il Montasio è l’ingrediente principe di un piatto friulano molto conosciuto. Si tratta del frico, un tortino preparato in padella con il formaggio fuso, al quale vengono aggiunte, a seconda della ricetta, le patate e le cipolle. Una delizia da assaporare in abbinamento a un vino rosso di media struttura e buona acidità come il Refosco dal Peduncolo Rosso.

Ma con il Montasio si possono preparare tante altre ricette, vuoi quale consiglio? Fai click qui: http://www.montasio.com/le-ricette/

La bellezza da mangiare: se il Montasio fosse un’opera d’arte.

Immaginiamo di essere in un museo. Abbiamo attraversato corridoi luminosi costellati di piedistalli con sopra sculture neoclassiche, vasame antico, teche interamente ricoperte di gioielli di altre epoche. Alle pareti sono appese tele di diversi periodi storici che mostrano ritratti di donne, paesaggi bucolici e nature morte. Respiriamo arte. Siamo circondati dal genio di persone che hanno attraversato questa vita prima di noi, dalla loro espressione, dal loro sguardo sul mondo. L’atmosfera è ricca di bellezza.

Poi la guida si ferma davanti a una teca di cristallo a mezza altezza dalla quale si sono appena discostati altri due gruppetti di visitatori, assume una postura fiera e dice: «Qui abbiamo un capolavoro dell’arte casearia.»

Incuriositi ci disponiamo tutto intorno alla teca e ammiriamo una forma di formaggio cilindrica con facce piane o leggermente convesse, imponente e perfetta.

La targhetta avvitata alla base della teca dice: MONTASIO DOP.

«Il Montasio appartiene alla grande famiglia dei formaggi alpini.» Riprende la guida muovendo qualche passo intorno alla teca lucidissima.

«Questi formaggi hanno avuto origine agli inizi del millennio. La loro produzione serviva a mettere al sicuro un prodotto che si rovina facilmente come il latte e farlo durare a lungo sotto forma di cibo solido. Questo garantiva riserve di cibo per i periodi in cui il latte scarseggiava o era completamente assente. Pensate che invenzione: che novità per l’epoca!»

«In questo modo potevano mangiare il formaggio tutto l’anno come noi!» Esclama un bambino e la guida sorride.

«Proprio così: adesso vi racconto un po’ di storia. Il Montasio nasce verso il 1200 nelle vallate delle Alpi Giulie e Carniche grazie alla costanza e intelligenza dei frati Benedettini. A Moggio Udinese (sul versante nord del Montasio) si trova ancora adesso il convento, oggi utilizzato dalle suore Clarisse, in cui probabilmente vennero affinate le varie tecniche di produzione proprie dei malghesi della zona. Ma ammiriamo la bellezza di questa forma: la crosta si presenta liscia, sottile, chiara che va scurendosi con la stagionatura. La pasta è compatta, elastica. Più morbida nella versione Fresco, diventa più dura e friabile quando è Stagionato. Il sapore è morbido e delicato nel Fresco, che va via via rinforzandosi nel mezzano fino a diventare deciso con una lieve piccantezza nello Stagionato e particolarmente aromatico nella tipologia Stravecchio. Quindi possiamo dire di trovarci davanti a una vera e propria opera d’art…»

«Eh no» fa il ragazzino strizzandole l’occhio, «prima di affermarlo con certezza dobbiamo assaggiarlo!»

La guida ride e annuisce. «Hai ragione: stavo per invitare tutti alla degustazione nella sala qui accanto!»

Applausi. Perché se c’è Montasio è sempre festa.

 

 

Autore: Emanuela Valentini

 

Le tradizioni del Montasio: sapori ad alta quota

Le vacanze, per la famiglia e soprattutto per il marito, equivalgono a escursioni e vita all’aria aperta: Marika lo sa bene ed è uno dei motivi per cui l’ha sposato.

Fin da ragazza, le era sempre piaciuta la sua immagine di uomo avventuroso, capace di affrontare le fatiche dell’ascesa con un sorriso ottimista però, forse, il percorso delle malghe del Montasio, da Chiusaforte al rifugio Giacomo di Brazzà era un po’ troppo come primo giorno di escursione nei dintorni della riserva naturale Val Arba.

Sara non si lamentava ma Samuel, cominciava a stancarsi e, avvilito, aveva smesso di chiedere quanto mancava al rifugio.

– Forse dovremmo tornare indietro… – mormorò Marika, un po’ preoccupata.

– Siamo quasi arrivati, ancora qualche passo e, ecco il rifugio! – esclamò Marco, con il solito sorriso.

La vista della casetta illuminò lo sguardo di Samuel che sorpassò tutti per raggiungere le panche per sedersi mentre gli adulti si godevano il panorama mozzafiato camminando.

Al rifugio si potevano anche assaggiare le specialità della zona e il gestore propose, per cominciare, affettati e formaggi di malga.

– Mi piace il formaggio ma, purtroppo, sono intollerante al lattosio… – spiegò Marco

– Non si preoccupi, il formaggio Montasio prodotto nella malga è ottimo, anche per chi è intollerante al lattosio e ha talmente tante qualità buone per la crescita e la salute da fornire energia per fare due volte il giro delle malghe –

Il gestore del rifugio spiegò loro che il formaggio Montasio è considerato molto pregiato perché, anticamente, gli allevatori dei paesi vicini conducevano le vacche sulle malghe, il posto migliore per il pascolo anche se faticoso da raggiungere.

Lasciate libere e non chiuse tutto il giorno nel recinto, le bovine potevano godersi l’aria pura e le tenere erbe montane. In quelle condizioni, producevano un latte squisito per i vitellini e i loro padroni, materia prima per produrre formaggi e specialità casearie ricche di calcio, proteine e vitamine e con pochissime, se non inesistenti, concentrazioni di lattosio.

– Pascolano ancora le mucche da queste parti? – domandò Samuel che, nel frattempo e per sicurezza, aveva mangiato la sua parte di formaggio Montasio e quella di suo padre.

– Sì, quando raggiungerete le malghe le troverete. –

E infatti, le trovarono a pascolare placide e tranquille perfettamente integrate ai profili e ai pendii del Montasio. Samuel non le aveva mai viste da vicino, se le immaginava sempre chiuse in una stalla in mezzo a campi piatti.

– Sono simpatiche, si lasciano accarezzare! – esclamò Samuel

– Sì però, mi raccomando, cerca di non fare movimenti bruschi che le spaventi! –

– Ok! –

A guardarlo così vivace, con le guance rosse e il sorriso del padre stampato in faccia, Marika pensò che forse doveva chiamarlo Peter, come l’amico di Heidi.

 

Autore: Rita Fortunato di paroleombra.com

 

Vacanze in Friuli Venezia Giulia: alla scoperta del Montasio

– Vuoi trascorrere le vacanze in Friuli Venezia Giulia, con i ragazzi? –

Marika guardava dubbiosa il marito, che dall’altra parte del tavolo della cucina, sfogliava una brochure delle cose da fare e da vedere in regione. Tra immagini e didascalie raccolte, spiccavano le malghe del Montasio, origine della produzione un formaggio antico e decantato, da sempre, come ottimo e molto, molto rinomato.

– Sì, per stare tutti insieme in famiglia… – rispose Marco, un po’ sconcertato dalle perplessità della moglie.

– E se si annoiano? Samuel e Sara sono abituati alla vita di città, alle sale videogiochi e ai giri nei centri commerciali e poi, lo so che ti piace il frico ma, ti ricordo che hai appena scoperto di essere intollerante al lattosio… –

– Ci sono i parchi avventura, piste ciclabili, Samuel si divertirebbe di più e non mi sembra un male staccarlo dai videogiochi, per una settimana.

Tarvisio poi mi sembra una cittadina molto carina, ha tanti negozi che paiono boutique, lo si nota dalle vetrine. Sarebbe un nuovo centro commerciale da visitare per Sara  all’aperto e, comunque, anche in Friuli Venezia Giulia ci sono le città: Udine, Trieste, Gorizia, Pordenone. C’è da girare! Magari un giorno lo potremmo trascorrere a Trieste, che dà sul mare e ha anche pareti attrezzate per l’arrampicata sportiva e un giorno potremmo decidere un’escursione sulle malghe del Montasio.

Per quanto riguarda il formaggio e la mia intolleranza qui dice che anche chi è intollerante al lattosio può concedersi un momento di gusto perché non tutti i derivati del latte contengono lattosio. In uno studio intitolato “Composizione dei formaggi DOP italiani” in alcuni formaggi stagionati, durante il processo di produzione vengono aggiunti al latte alcuni batteri che eliminano il lattosio trasformandolo in acido lattico e il Montasio a 60 giorni di stagionatura è naturalmente privo di lattosio e, se è presente, lo è con valori inferiori a 0,01 g per 100 g di formaggio, oltre 10 volte in meno del limite previsto dalla normativa nazionale e comunitaria. –

Marco leggeva ad alta voce, con calore. Appena ebbe finito, fece scorrere sotto gli occhi di Marika le immagini dei luoghi che avrebbero potuto visitare e dei prodotti eno-gastronomici da assaggiare direttamente sul posto. Sembravano raccontare un Friuli Venezia Giulia ricco e variegato, che sa come accogliere e far stare bene gli ospiti come se fossero di casa, in famiglia, con gusto e spensieratezza.

– Va bene, mi hai convinta. Come ci organizziamo? –

 

Autore: Rita Fortunato di paroleombra.com

Primo piatto a sorpresa dalle malghe del Montasio

Il tempo di aprire la porta di casa e posare le chiavi sull’ingresso e Marika sente provenire dalla cucina un brusio di voci e di stoviglie in movimento.

La tavola è apparecchiata, le schiene di Marco e Sara sono curve su forno e fornelli.

– Ciao, mamma! Ho aiutato ad apparecchiare la tavola! –

Samuel è seduto al suo posto, posate in mano e punte dei piedi che toccano appena il pavimento.

– Abbiamo preparato il frico e la polenta con farina integrale. –

Sara si volta mostrando fiera il piatto in tavola.

– Il frico? Non è un po’ troppo pesante, per cena? –

– Ma mamma, l’abbiamo fatto con il formaggio Montasio di malga, come dice la ricetta. Hai letto anche tu che il Montasio è un formaggio ad alto valore nutritivo, ad altissima digeribilità, con una composizione equilibrata di acqua, lipidi e di proteine. Non ha lattosio (che è uno zucchero al quale il papà è intollerante) ed è consigliato tutti, celiaci e persone che hanno bisogno di calcio, ferro, vitamine… –

Marika rimane interdetta. Da quando Sara parla con termini scientifici?

– A me basta una fetta piccola, di frico. Giusto per favorire. Il pollo alla cacciatora poi mi è venuto una meraviglia… hanno aperto una rosticceria vicino a dove lavoro. –

Al drin del campanello segue il sorriso soddisfatto di Marco che, armato di presine, posa il piatto della serata in tavola mentre Sara recupera una terrina dove versare la polenta integrale made Friuli Venezia Giulia.

– Non è un po’ liquida? –

Esclama Samuel, allungando il collo.

– Forse un po’ però è buona. Attento che scotta! –

Risponde Sara, che assaggia la polenta usando una fetta dimenticata di Montasio come cucchiaio. Sono tutti seduti a tavola, Marika è ancora sulla soglia della cucina con il sacchetto di sogliole in mano.

– Beh, non ti siedi? –

– Sì sì, è che stasera pensavo di fare le sogliole come le abbiamo mangiate a Trieste, quest’estate… –

Marco si alza, prende la sogliole fresche e ben impacchettare e le ripone veloce in frigo.

– Che problema c’è? Montasio ne abbiamo e il pesce possiamo cucinarlo per domani sera, che è venerdì! –

La famiglia al completo, si siede a tavola raccontandosi a vicenda, tra un boccone e l’altro, come hanno trascorso la giornata.

Il menù casereccio messo insieme da Marco, Samuel e Sara, all’insaputa di Marika, si rivela un successo. Ancora una volta i sapori, l’allegria e la convivialità delle malghe del Montasio si riuniscono in un primo piatto sano, sostanzioso, con tanto gusto e senza lattosio.

 

Autore: Rita Fortunato di paroleombra.com

ALTOPIANO DEL MONTASIO: UN LUOGO MAGICO PER GLI AMANTI DELL’HIKING

Hai mai sentito parlare dell’Hiking? Si tratta di un’attività sportiva che in italiano potremmo tradurre come “escursione all’aria aperta”. Il termine inglese deriva da “to hike” che significare camminare. Lo scopo di quest’attività è infatti proprio quello di camminare immersi nella natura, così da far riposare anche la mente. L’Hiking differisce dal Trekking, in quanto quest’ultimo prevede uno sforzo fisico più intenso rispetto al primo. “To trek” vuol dire infatti fare un viaggio lungo. Ecco quindi che il meno impegnativo Hiking può essere una pratica sportiva adatta a tutta la famiglia.

Il Friuli – Venezia Giulia è una Regione ricca di luoghi molto affascinanti perfetti per questa pratica sportiva, uno di questi è l’Altopiano del Montasio, situato sopra Sella Nevea, che si trova a circa 80 km da Udine. L’azione erosiva dei ghiacciai della Val Raccolana ha conferito all’Altopiano il caratteristico profilo, che vede un ampio terrazzamento snodarsi sotto al massiccio dello Jôf di Montasio. Proprio qui, fin dall’antichità, venivano portate a pascolare le vacche, il cui latte era ed è tuttora impiegato per la produzione del formaggio Montasio Prodotto di Montagna.

Nella stagione invernale, l’Altopiano diventa meta prediletta degli amanti del Snow Hiking, che prevede di camminare lungo i sentieri innevati. Nei mesi più freddi, l’area, che si trova 1.500/1.600 m, è spesso interessata da abbondanti precipitazioni nevose, dalle quali deriva appunto il nome “Sella Nevea”. Complice anche la necessità del distanziamento sociale dovuta al diffondersi del Covid-19, negli ultimi tempi le vacanze in montagna all’insegna delle passeggiate nella natura sono diventate molto gettonate, è consigliabile quindi sempre prenotare prima se si intende pernottare sul posto per godersi più giorni di relax e benessere. Praticare attività all’aperto permette infatti di alleviare disturbi quali il diabete, l’ansia e la depressione. In particolare, l’Hiking allena i muscoli e stimola l’ossigenazione e la produzione di endorfine, che hanno effetti benefici sull’umore, una componente fondamentale per vivere in armonia con se stessi.

 

Covid-19 ed effetto Cocooning: le nostre Malghe come meta per le vacanze estive 2020 

L’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 avrà un’influenza di lungo termine sulle abitudini di consumo degli italiani, anche per quanto riguarda il turismo. Secondo gli esperti, infatti, l’estate 2020 sarà caratterizzata da un turismo slow, che privilegia mete non tanto distanti dalla propria abitazione e presta grande attenzione alla sicurezza. Una tendenza, definita “effetto cocooning”, che preferisce il kilometro zero e, in particolare, le destinazioni dove il rischio di assembramento è più basso, come gli itinerari naturalistici delle nostre montagne.

 

Tra le mete più piacevoli dal punto di vista paesaggistico, c’è sicuramente l’Altopiano del Montasio, che d’estate si colora del verde dei prati dove le mucche sono lasciate libere di pascolare. Proprio qui nasce il Montasio Prodotto di Montagna. Per rientrare in questa classificazione, il formaggio deve essere prodotto con latte crudo raccolto, lavorato e stagionato per minimo 60 giorni in un’area compresa nella zona di produzione indicata dal Consorzio di Tutela che si trova sopra i 600 metri di altitudine. Il gusto genuino di questo formaggio si sposa a preziose proprietà nutritive. L’apporto di calcio, proteine, fosforo, ferro e vitamine, insieme all’alta digeribilità, rendono il Montasio un alimento adatto alle persone di tutte le età.

 

Attraverso i suggestivi sentieri che partendo da Sella Nevea si snodano tra i boschi di abeti passando per la Casera Larice e il Rifugio Brazzà, è possibile riscoprire il profumo del ginepro e del pino mugo e immergersi in un ambiente incontaminato ancora capace di far emozionare. In un periodo in cui anche il turismo si fa più lento e il silenzio delle baite di montagna vince sulla rumorosità dei resort affollati, le famiglie possono godersi la natura e la buona cucina, capaci di sollevare lo spirito e caricare il corpo di nuove energie.

 

La Malga di ieri e di oggi

Il termine “Malga” deriva dalla tradizione latina delle Alpi centro-orientali e significa “pascolo in quota”. Col tempo si è cominciato ad associare questa parola anche alle strutture complessive funzionali all’allevamento del bestiame, soprattutto nel periodo estivo. Ma negli ultimi decenni qualcosa è cambiato, sia dal punto di vista delle attività associate a questo termine, sia nel rapporto che la malga e i suoi malgari instaurano con la società.

In passato, il sistema tradizionale della “transumanza” si articolava su tre livelli altimetrici: dall’autunno alla primavera, gli animali venivano mantenuti in stalla, presso strutture a fondovalle e versanti a quote più basse; successivamente, con l’arrivo della primavera il bestiame veniva spostato verso i prati-pascoli, situati a media quota, dove tornavano in autunno per rientrare a fondo valle; nel periodo estivo, invece, i pascoli venivano portati alle quote più alte, ossia il livello delle malghe. Questo sistema prevedeva il sostentamento di un numero definito di animali, attraverso delle risorse ambientali limitate, che a loro volta spingevano l’organizzazione verso un mero scambio tra prodotti per l’uomo e nutrienti per la terra.

Nei decenni scorsi, il numero degli allevamenti, soprattutto quelli di modeste dimensioni, è diminuito rapidamente. Per contro, le poche e grandi aziende ancora presenti sul territorio hanno aumentato il numero di capi di allevamento, sostituendo, soprattutto, le precedenti razze autoctone e rustiche, con altre altamente specializzate nella semplice produzione del latte.

Questo progressivo cambiamento e trasformazione dello scenario ha di conseguenza modificato anche il sistema tradizionale di gestione della transumanza: per trasferire gli animali dal fondovalle alle malghe e viceversa, al giorno d’oggi vengono utilizzati i grandi mezzi di trasporto, portando così ad un progressivo abbandono del pascolo a media quota.

Da un altro punto di vista, negli ultimi anni è stato riscontrato un significativo ritorno alla concezione e ideologia del passato, che vede nella malga una realtà multifunzionale. In sostanza, cresce l’interesse da parte di nuovi fruitori della montagna, come i turisti. Ciò spinge le organizzazioni a coniugare le esigenze produttive ed ambientali con quelle sociali, con tanto di soddisfazioni e riconoscimenti da parte delle politiche comunitarie.

Questa rinascita della malga nella concezione comune non risulta sufficiente però a garantire la sopravvivenza delle aziende, se non quelle che sono state capaci di intraprendere delle innovazioni sia a livello gestionale e produttivo, sia come ruolo di struttura multifunzionale.

Concludendo, oggi la malga si sta spostando verso il connubio tra il pascolo degli animali e le attività turistico-ricreative. Come in Malga Montasio, dove è possibile cimentarsi in attività di trekking e partecipare a visite guidate presso musei storici e punti di interesse botanici e faunistici. Il tutto unito alla possibilità di gustare un pasto a base di formaggio Montasio DOP, così da assaporare in soli due bocconi, il delicato Fresco e il saporito Stagionato, la storia di un prodotto fortemente legato al nostro territorio.

Malga Montasio: un viaggio attraverso i 5 sensi.

In un mondo in cui le innovazioni tecnologiche e il materialismo spingono l’uomo verso una realtà sempre più virtuale, spesso ci si dimentica che esistono luoghi autentici, come le malghe di montagna, dove è possibile connettersi con la natura e riscoprire se stessi.

Ecco che salire in Malga Montasio significa fare un’esperienza sensoriale di immersione totale in un paesaggio da favola, dove i 5 sensi vengono chiamati a prestare la massima attenzione. Come in un quadro, lo sguardo si perde tra le distese di alti faggi ed abeti, che lasciano appena intravedere il cielo attraverso i lunghi rami dove trovano riparo scoiattoli, picchi e cince, e i campi di fiori colorati, che alternano asfodeli, gigli e botton d’oro. Continuando ad osservare il paesaggio, si possono notare caprioli, cervi, camosci e stambecchi, che passeggiano tra torrenti e ruscelli. Il rumore dello scroscio dell’acqua libera la mente, prima di cedere il passo al sussurro del vento tra gli alberi. Se si ascolta il silenzio si sente come sia pieno del ronzio degli insetti, che mantengono in equilibrio l’ecosistema, garantendo la sopravvivenza dei maestosi rapaci e di numerosi altri animali. Se ci si sposta in direzione dell’alpeggio, si possono ascoltare gli inconfondibili suoni delle campane delle mucche e i loro versi durante il pascolo. E se gli animali si fanno avvicinare, una delle esperienze più belle è accarezzare il loro manto, ispido a tratti spinoso, ma fresco come la terra.

Avvicinandosi alla Malga, una folata di vento porta con sé il delicato profumo del latte appena munto, e poi quello più pungente delle forme stagionate. E giunge il momento dell’assaggio. In base alla stagionatura di Montasio scelta, il gusto cambia in un caleidoscopio di sfumature. Si passa così dal sapore soave e sottile del Montasio Fresco al gusto saporito e deciso del Mezzano e dello Stagionato, fino ad arrivare alla  nota piccante dello Stravecchio, il formaggio ideale per un palato raffinato.