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Formaggi e foraggi

“Siamo quello che mangiamo” asseriva nell’ottocento il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, sostenendo che un popolo può crescere e svilupparsi proprio tramite il miglioramento costante della sua alimentazione. In effetti, sebbene la sua fosse una visione di natura filosofica più che scientifica, l’educazione alimentare è più attuale che mai e le regole di una dieta bilanciata, corretta e misurata stanno penetrando sempre più nell’intero tessuto sociale.

Tali principi, inoltre, non si applicano esclusivamente alla nostra alimentazione, ma valgono bensì per ogni essere vivente, comprese le nostre amate amiche mucche che, per regalarci ogni giorno il loro straordinario latte, meritano un trattamento da regine che inizi proprio da un’alimentazione attenta ed equilibrata.

L’importanza che una corretta dieta ricopre sullo stato di salute dell’animale è infatti cosa ben nota, e per poterla assicurare è necessario seguire regole ferree e rispettare protocolli ben definiti. Ecco quindi che il sapere atavico della tradizione deve necessariamente unirsi ai più recenti progressi scientifici, facendo costantemente propri i principi derivanti dalla zootecnia. Nasce così una cultura casearia di qualità che deriva non solo dall’utilizzo di tecniche uniche tramandate nel tempo, ma anche da una cura e da un’attenzione unica nei confronti dell’intero processo, dalla coltivazione del primo stelo d’erba fino al confezionamento del prodotto finale. Questo Montasio lo sa bene, e per riuscire a portare sulle nostre tavole, giorno dopo giorno, il suo gusto unico e autentico ha deciso di rispettare rigide procedure di produzione e stagionatura che trovano la loro primaria applicazione proprio nei pascoli e nei campi.

Il tutto inizia quindi seminando il foraggio e pianificando, in maniera tutt’altro che casuale, il giusto rapporto tra proteine e fibre, dal pascolo all’aperto al foraggiamento notturno protetto in stalla. A questo si aggiunge l’utilizzo di piante aromatiche spontanee, ricche di oli essenziali, capaci di condizionare la salute e la produttività delle bovine grazie ad importanti elementi nutritivi specifici di ogni essenza vegetale.

Il risultato è un alimento di elevata qualità in grado di portare dal campo alla stalla quei microrganismi che conferiscono al latte proprietà uniche ed eccezionali, influenzando positivamente le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche del Montasio grazie ad un perfetto equilibrio tra lipidi e proteine.

Un’attenta stagionatura sarà poi il magico tocco finale capace di conferire alle forme un ulteriore valore aggiunto, dando così vita ad una realtà moderna per metodi e rigidi protocolli, ma antica per cuore e conoscenza. Giusto vanto ed orgoglio delle feconde terre del Veneto e del Friuli, e delle generose persone che le popolano.

 

 

Autore: Federico Mandolese

Il malgaro: un mestiere antico legato alla passione per la qualità del formaggio

La bontà di formaggi come il Montasio Dop deriva dall’amore che i suoi produttori mettono nel prepararlo, nonostante la fatica che a volte questo lavoro comporta. La vita del malgaro non è semplice oggi come non le era ieri. Sono infatti i ritmi di vita degli animali a scandire orari e incombenze quotidiane.

Ma come si svolge la giornata di un malgaro? Si parte con la sveglia alle 4 del mattino; ancora con il buio, che ci sia la pioggia, la neve o il sereno, prima di fare colazione si pensa a mungere le mucche, poi ognuna di loro deve essere accuratamente controllata perché non ci siano punture nocive di insetti oppure problemi agli zoccoli, che rischierebbero di compromettere la salute dell’animale.

In seguito, le bestie vengono lasciate libere al pascolo, dove possono godere dei verdi prati, ad esempio della Malga Montasio, dove da secoli si ripete ogni anno la tradizione della transumanza: le mucche vengono portate sull’Altopiano in primavera e ci rimangono fino a settembre, a beneficio sia del benessere dell’animale che della qualità del latte.

Una volta che il malgaro è ritornato in stalla, inizia la fase della pulizia dei macchinari e dei singoli locali. In mattinata il latte viene ritirato e portato in latteria dove avviene la lavorazione della materia prima. La mandria rimane al pascolo fino al tardo pomeriggio, quando il malgaro raduna gli animali e li riporta in stalla per la mungitura serale. Il pascolo è un passaggio fondamentale per assicurare la bontà del prodotto finale, ma rende non facile la quotidianità del malgaro che si trova spesso a fare i conti con il carattere testardo di qualche animale. Ecco perché compagno fedele di chi si occupa di bestiame è il cane da pastore, sempre pronto a collaborare con il suo padrone.

Le levatacce e tutti i sacrifici del malgaro sono ampiamente ricompensati dal risultato finale del suo lavoro, ovvero una produzione di lattici di alta qualità, che rappresenta un volano significativo per l’economia del territorio. In particolare, il Montasio DOP è un alimento ideale per gli intolleranti al lattosio, in quanto questo formaggio dai 2 mesi di stagionatura ne è naturalmente privo. Inoltre, per la composizione nutrizionale, il formaggio Montasio è molto consigliato per l’alimentazione dei ragazzi, in quanto il suo apporto energetico ed i suoi principi nutritivi, quali le proteine, il calcio e le vitamine, favorisce una crescita sana ed equilibrata.

IL MIRAGGIO DEL MONTASIO

Il Montasio interpretato da un inedito punto di vista visivo, quello di Ulderica Da Pozzo, fotografa professionista che già dai primi anni Ottanta racconta il suo rapporto con il territorio e il mondo contadino a cui è legato.

 

Quando lassù sul Montasio la primavera sta per diventare estate e il bianco della neve si scioglie anche sulle rocce più alte, è ora di partire. O meglio di tornare a salire. Come ogni anno, quando i prati del Montasio diventano un miraggio verde e si trasformano in pascolo.

 

Le mucche arrivano, alcune camminando, altre dopo lunghi viaggi sui camion che attraversano il Friuli, risalgono le valli e superano le tante curve tra le faggete. Quando scorgono il cielo azzurro e le nuvole rotonde che passano, corrono e cambiano forma, le mucche capiscono di essere in alto, di essere finalmente arrivate nella loro casa estiva. La mattina quando escono dalle casere, con i pastori che le accompagnano verso i pascoli, riconoscono subito la bellezza, ascoltano il rumore tenue e il fresco dell’aria che muove l’erba.

 

 

La sera l’erba diventa uno scorrere bianco di latte e nel piccolo caseificio della malga il giovane casaro diventa il primo attore. Colui che farà diventare il latte altro. È un meraviglioso tantra, che si ripete ogni giorno, quello dell’erba che diventa latte. Il latte che viene munto e riempie i bidoni lucenti che escono dalle casere e poi viaggiano verso il luogo dove si compie la magia della trasformazione. Nel giovane casaro che incontro, c’è la tecnica appresa a scuola, ma anche l’arte che viene da un mondo arcaico dove i gesti si trasmettono, e si imparano osservando. Saperi che sono difficili da raccontare in fotografia.

 

Se parli con il giovane casaro, che ha il potere e la responsabilità di fare diventare il latte formaggio, e lo guardi mentre lavora, avverti la passione che ci deve mettere nel lavorare una materia viva. E poi scopri le forme, solo quelle migliori vengono marchiate Formaggio Montasio, ciascuna con stampato il numero del giorno e del mese: un meraviglioso gioco di geometrie e di date, appoggiato su tavole di legno chiaro, che racconta il trascorre del tempo in malga.

 

Nel sorriso del casaro, che tiene in braccio una sua forma, c’è l’orgoglio del premio vinto per il miglior formaggio di malga dell’anno, ma anche la consapevolezza di essere un ragazzo di oggi che ha scelto di vivere in alto: là dove i giorni e il tempo acquistano il valore vero del fare. Lassù dove non si può barare: perché quando apri la prima forma rotonda è lei che parla, con il suo profumo, il suo sapore.