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Frigo vuoto e banco formaggi: il Montasio che attira l’attenzione

Ore 12:30, pausa pranzo. Questa volta Marika ha scelto di portarsi da casa un’insalata preparata con qualche foglia di gentile, pomodori ciliegini e Montasio tagliato a cubetti.

Una forchettata alla volta, prima di riprendere le solite mansioni d’ufficio. Il sapore del formaggio di malga si mescola a quello fresco e delicato degli altri ingredienti. Un piacere per le papille gustative. Nutrimento sostanzioso, senza appesantire, per il corpo e per la mente.

Ad ogni assaggio di Montasio, il ricordo di una situazione collegato ad esso, come ad esempio, quella volta in cui aveva fatto gli straordinari e tornando a casa aveva realizzato che il frigo era vuoto.

I tempi per andare a fare la spesa erano contati e Marika, borsa in spalla e considerando con una rapida occhiata le esigenze del frigo e della famiglia che presto si sarebbe riunita a cena, aveva già raggiunto e percorso l’intera planimetria del supermercato più vicino e spuntato la lista delle cose necessarie da comprare.

Mancava solo il formaggio e non doveva essere uno qualsiasi. Si ricorda bene il momento in cui cercava, tra la vasta scelta di prodotti caseari ben allineati sul banco frigo, una confezione di Montasio, il preferito di casa dopo la vacanza in famiglia trascorsa, per la prima volta, in Friuli Venezia Giulia.

Quanto erano stati bene, in quei luoghi così vari: verdi, rilassanti, cadenzati dal rintocco di campane e campanacci in montagna, le file giallo-ramate dei campi di granoturco e dei vigneti in campagna, i ristoranti affacciati sul mare, le vie dei borghi, i negozietti delle città storiche della regione. Una varietà che scandiva la pausa dalla vita d’ufficio che fece sorridere Marika come quando, di fronte al banco frigo dei formaggi, voltava la confezione giusta per leggere le caratteristiche del Montasio:

– Un formaggio ad alto valore nutritivo e con una composizione equilibrata che comprende il 32-36% di acqua, 32-34% di lipidi e 24-26% di proteine.

Un ottimo prodotto che, grazie alla sua alta digeribilità, si adatta ai gusti di persone di tutte le età, anche per chi è celiaco o intollerante al lattosio. –

12.40, Marika si porta alla bocca un’altra forchettata di insalata e Montasio ma si vede ancora mentre, facendo la spesa, si rivede aggiungere una seconda confezione al carrello pensando a Marco, il marito, intollerante al lattosio ma ghiotto di prodotti tipici del Friuli e ai ragazzi, Sara e Samuel, che se lo mangiano volentieri senza farsi ripetere quanto il Montasio sia ricco di principi nutritivi ed energetici come proteine, calcio, fosforo, ferro e vitamine.

Ore 12:45. La pausa pranzo è finita e anche l’insalata di gentile, ciliegini e Montasio anche. Marika sa che in frigo è rimasto un po’ di Montasio, quanto basta anche per risolvere il problema di cosa fare di cena.

 

La merenda sfiziosa delle feste: panini al formaggio!

La composizione nutrizionale del Montasio Dop lo rende un alimento sano, con un alto valore nutritivo e una composizione equilibrata, adatto quindi a essere gustato da persone di tutte le età anche perché facilmente digeribile grazie al fatto che è naturalmente privo di lattosio.

Con il Montasio Fresco – formaggio molto versatile – si possono organizzare spuntini simpatici e sfiziosi per arricchire gli aperitivi o preparare deliziose merende ricche in salute per i più piccoli, come ad esempio i soffici panini al formaggio. Ecco la ricetta!

Gli ingredienti:

  • 500 grammi di farina
  • 1 bustina di lievito di birra
  • 10 grammi di sale
  • 3 cucchiaini di olio d’oliva
  • 250 ml di acqua tiepida
  • 90 grammi di formaggio Montasio Dop grattugiato sottile
  • una manciata di semi di lino o sesamo
  • un tuorlo d’uovo
  • un pizzico di noce moscata

Iniziamo mescolando la farina e il lievito di birra sul piano di lavoro. Creiamo quindi un piccolo vulcano per l’impasto e al centro versiamo lo zucchero, l’olio e il sale. Mescoliamo delicatamente con le mani versando a piccole dosi l’acqua tiepida, fino a che non sarà stata tutta assorbita e l’impasto non risulterà bello compatto e morbido. A questo punto aggiungiamo i 90 grammi di Montasio Dop grattugiato, lavoriamo per bene l’impasto e lo riponiamo in un piatto coperto da un tovagliolo umido dove lo lasciamo riposare per un’ora, per dargli il tempo di lievitare. A quel punto rilavoriamo  brevemente l’impasto e formiamo un cilindro che taglieremo in dieci parti, a formare i nostri panini. Mettiamo quindi i panini in una teglia precedentemente oleata o coperta da carta da forno e li lasciamo riposare per un’altra mezz’ora mentre prepariamo il tuorlo d’uovo sbattuto con un pizzico di noce moscata, con il quale spennelleremo la parte superiore dei panini prima di metterci su una nevicata di semi di lino o di sesamo e quindi metterli in forno preriscaldato a 180 gradi se ventilato, e 170 gradi a gas, per una ventina di minuti.

Driiiinnn! Il forno ci chiama! Leggeri, gustosi, nutrienti, i nostri panini al formaggio sono pronti per abbellire la tavola delle feste, per rendere unica la merenda dei nostri bambini e dei loro amichetti o per stupire gli amici all’ora dell’aperitivo. Per decorarli prima di servirli in tavola possiamo farcirli con affettati tutti diversi, capperi, olive o fettine di uovo sodo e  contraddistinguerli usando bandierine colorate. Mmm, che fame!

 

Autore: Emanuela Valentini

Cinque curiosità sul formaggio: l’occhiatura del Montasio Dop

Quanto è buono il formaggio? Tantissimo.

Quante curiosità esistono intorno a un alimento così antico? Un’infinità!

Ecco perché noi della redazione del Montasio Dop le abbiamo lette tutte quante – o quasi – e abbiamo raccolto e selezionato per voi le più carine, le più particolari e divertenti che ci aiuteranno a conoscere meglio il formaggio che mangiamo.

1 Per esempio lo sapevate che il processo di creazione del formaggio risale al 7.000 Avanti Cristo? Risalgono a quel tempo infatti i ritrovamenti dei primissimi allevamenti di pecore e capre in Asia.

Anche i romani e gli etruschi erano produttori e consumatori di formaggio, ma fu solo nel Medioevo che le tecniche vennero definite e approfondite nei Monasteri e solo in seguito i formaggi arrivarono sulle tavole dei cittadini.

2 E lo sapevate che la classica forma tondeggiante delle forme deriva dal fatto che i primissimi formaggi venivano lavorati dentro le ruote per essere più facilmente trasportabili quando ancora non esistevano i motori? Li facevano rotolare!

3 Siamo certi di stupirvi anche con questa notizia: ogni anno a Birmingham, in Inghilterra, ha luogo il World Cheese Award! Avete capito bene: un concorso per formaggi che vengono assaggiati da 300 assaggiatori professionisti che decretano poi il vincitore, il più buono di tutti!

4 Nel Medioevo i formaggi più famosi erano il Marzolino (perché prodotto a marzo) e il Parmigiano, chiamato anche “maggengo” perché invece lui era prodotto a maggio. E poco dopo, nelle Abbazie di Moggio Udinese, Chiaravalle e San Lorenzo di Capua nacquero il Montasio, il Grana e la Mozzarella di bufala: veri tesori della meravigliosa dieta mediterranea.

5 I formaggi hanno gli occhi? No? E allora cos’è l’occhiatura? Quella del Montasio per esempio qualcuno l’ha definita a occhio di pernice per alcune sue caratteristiche: è omogenea con occhi “ piccoli, regolari e lucidi all’interno”: ma di cosa stiamo parlando? Questa è la curiosità più curiosa di tutte.

Avete presente i buchi che ci sono in certi tipi di formaggi, uno su tutti l’Emmental?

Quei caratteristici fori rotondeggianti altro non sono che bolle di anidride carbonica che si formano durante la maturazione. E possono essere di varie dimensioni o regolari, piccoli e graziosi come quelli del nostro Montasio Dop!

 

Autore: Emanuela Valentini

 

 

Say cheese! La vera storia della leggendaria frase che anticipa le fotografie.

Nelle fotografie si sorride: lo facciamo tutti ma non è stato sempre così. Fino alla metà del ‘900 infatti non era d’uso sorridere quando veniva scattata una foto. Alcuni dati dell’epoca rivelano che i denti delle donne e degli uomini iniziarono a essere visibili nelle foto dal 1953 in poi, mentre i primissimi sorrisi (a bocca rigorosamente chiusa) erano cominciati a sbocciare già durante la metà degli anni quaranta.

Cosa sarà stato a fare scattare l’impulso di sorridere di fronte alla macchina fotografica?

Esistono varie ipotesi a riguardo. Una delle tesi più accreditate è quella che attribuisce l’origine di questa abitudine al Presidente americano Franklin Roosvelt, durante il secondo conflitto mondiale. Momento in cui chiaramente non c’era niente da ridere: guerra, crisi economica, città bombardate… ma pare che Roosvelt abbia deciso di farsi ritrarre sorridente proprio per infondere fiducia e speranza nella popolazione. Una forma di resilienza, la sua, un gesto quasi rivoluzionario per i tempi che correvano. Quel sorriso voleva dire: coraggio, la guerra finirà e torneremo a stare bene!

Ma c’è un’altra tesi che spiegherebbe anche l’uso della parola “cheese” che in inglese significa formaggio, quando si sta per scattare una fotografia.

Molto tempo fa un bravo fotografo inglese vagava per le valli del Friuli in cerca della fotografia perfetta. I paesaggi erano stupendi, la luce ottima, eppure il suo capo continuava a dire che voleva qualcosa di più… originale: qualcosa che non si era mai visto prima in una foto.

E così il nostro si recò a una sagra di paese dove i contadini e i pastori esponevano i prodotti del loro lavoro. E pensò che ritrarre quelle figure tradizionali fosse una scelta vincente, così raggruppò qualche uomo e donna del posto e chiese loro di posare per lui in modo serio e professionale. Quelli però continuavano a sorridere e il fotografo si voltò per capire da dove traessero tutta quella beatitudine. E capì. Alle sue spalle c’era il banco con l’esposizione del Montasio Dop e proprio in quel momento stavano tagliando una grossa forma color avorio e disponendo tanti cubetti di morbido Montasio su larghi piatti di porcellana per consentirne l’assaggio.

Le sue foto divennero famose perché uniche e da quel momento in poi non dimenticò mai di chiedere a chi posava per lui di dire: cheese!

E mai scelta fu più azzeccata: il calcio e il fosfato presenti nel Montasio infatti sono veri alleati del sorriso. Aiutano a ricostruire lo smalto e i minerali dei denti consumati dall’uso.

Pronti per un sorridente selfie di famiglia?

 

Autore: Emanuela Valentini

 

 

La bellezza da mangiare: se il Montasio fosse un’opera d’arte.

Immaginiamo di essere in un museo. Abbiamo attraversato corridoi luminosi costellati di piedistalli con sopra sculture neoclassiche, vasame antico, teche interamente ricoperte di gioielli di altre epoche. Alle pareti sono appese tele di diversi periodi storici che mostrano ritratti di donne, paesaggi bucolici e nature morte. Respiriamo arte. Siamo circondati dal genio di persone che hanno attraversato questa vita prima di noi, dalla loro espressione, dal loro sguardo sul mondo. L’atmosfera è ricca di bellezza.

Poi la guida si ferma davanti a una teca di cristallo a mezza altezza dalla quale si sono appena discostati altri due gruppetti di visitatori, assume una postura fiera e dice: «Qui abbiamo un capolavoro dell’arte casearia.»

Incuriositi ci disponiamo tutto intorno alla teca e ammiriamo una forma di formaggio cilindrica con facce piane o leggermente convesse, imponente e perfetta.

La targhetta avvitata alla base della teca dice: MONTASIO DOP.

«Il Montasio appartiene alla grande famiglia dei formaggi alpini.» Riprende la guida muovendo qualche passo intorno alla teca lucidissima.

«Questi formaggi hanno avuto origine agli inizi del millennio. La loro produzione serviva a mettere al sicuro un prodotto che si rovina facilmente come il latte e farlo durare a lungo sotto forma di cibo solido. Questo garantiva riserve di cibo per i periodi in cui il latte scarseggiava o era completamente assente. Pensate che invenzione: che novità per l’epoca!»

«In questo modo potevano mangiare il formaggio tutto l’anno come noi!» Esclama un bambino e la guida sorride.

«Proprio così: adesso vi racconto un po’ di storia. Il Montasio nasce verso il 1200 nelle vallate delle Alpi Giulie e Carniche grazie alla costanza e intelligenza dei frati Benedettini. A Moggio Udinese (sul versante nord del Montasio) si trova ancora adesso il convento, oggi utilizzato dalle suore Clarisse, in cui probabilmente vennero affinate le varie tecniche di produzione proprie dei malghesi della zona. Ma ammiriamo la bellezza di questa forma: la crosta si presenta liscia, sottile, chiara che va scurendosi con la stagionatura. La pasta è compatta, elastica. Più morbida nella versione Fresco, diventa più dura e friabile quando è Stagionato. Il sapore è morbido e delicato nel Fresco, che va via via rinforzandosi nel mezzano fino a diventare deciso con una lieve piccantezza nello Stagionato e particolarmente aromatico nella tipologia Stravecchio. Quindi possiamo dire di trovarci davanti a una vera e propria opera d’art…»

«Eh no» fa il ragazzino strizzandole l’occhio, «prima di affermarlo con certezza dobbiamo assaggiarlo!»

La guida ride e annuisce. «Hai ragione: stavo per invitare tutti alla degustazione nella sala qui accanto!»

Applausi. Perché se c’è Montasio è sempre festa.

 

 

Autore: Emanuela Valentini

 

Le tradizioni del Montasio: sapori ad alta quota

Le vacanze, per la famiglia e soprattutto per il marito, equivalgono a escursioni e vita all’aria aperta: Marika lo sa bene ed è uno dei motivi per cui l’ha sposato.

Fin da ragazza, le era sempre piaciuta la sua immagine di uomo avventuroso, capace di affrontare le fatiche dell’ascesa con un sorriso ottimista però, forse, il percorso delle malghe del Montasio, da Chiusaforte al rifugio Giacomo di Brazzà era un po’ troppo come primo giorno di escursione nei dintorni della riserva naturale Val Arba.

Sara non si lamentava ma Samuel, cominciava a stancarsi e, avvilito, aveva smesso di chiedere quanto mancava al rifugio.

– Forse dovremmo tornare indietro… – mormorò Marika, un po’ preoccupata.

– Siamo quasi arrivati, ancora qualche passo e, ecco il rifugio! – esclamò Marco, con il solito sorriso.

La vista della casetta illuminò lo sguardo di Samuel che sorpassò tutti per raggiungere le panche per sedersi mentre gli adulti si godevano il panorama mozzafiato camminando.

Al rifugio si potevano anche assaggiare le specialità della zona e il gestore propose, per cominciare, affettati e formaggi di malga.

– Mi piace il formaggio ma, purtroppo, sono intollerante al lattosio… – spiegò Marco

– Non si preoccupi, il formaggio Montasio prodotto nella malga è ottimo, anche per chi è intollerante al lattosio e ha talmente tante qualità buone per la crescita e la salute da fornire energia per fare due volte il giro delle malghe –

Il gestore del rifugio spiegò loro che il formaggio Montasio è considerato molto pregiato perché, anticamente, gli allevatori dei paesi vicini conducevano le vacche sulle malghe, il posto migliore per il pascolo anche se faticoso da raggiungere.

Lasciate libere e non chiuse tutto il giorno nel recinto, le bovine potevano godersi l’aria pura e le tenere erbe montane. In quelle condizioni, producevano un latte squisito per i vitellini e i loro padroni, materia prima per produrre formaggi e specialità casearie ricche di calcio, proteine e vitamine e con pochissime, se non inesistenti, concentrazioni di lattosio.

– Pascolano ancora le mucche da queste parti? – domandò Samuel che, nel frattempo e per sicurezza, aveva mangiato la sua parte di formaggio Montasio e quella di suo padre.

– Sì, quando raggiungerete le malghe le troverete. –

E infatti, le trovarono a pascolare placide e tranquille perfettamente integrate ai profili e ai pendii del Montasio. Samuel non le aveva mai viste da vicino, se le immaginava sempre chiuse in una stalla in mezzo a campi piatti.

– Sono simpatiche, si lasciano accarezzare! – esclamò Samuel

– Sì però, mi raccomando, cerca di non fare movimenti bruschi che le spaventi! –

– Ok! –

A guardarlo così vivace, con le guance rosse e il sorriso del padre stampato in faccia, Marika pensò che forse doveva chiamarlo Peter, come l’amico di Heidi.

 

Autore: Rita Fortunato di paroleombra.com

 

I frutti del mare e il Montasio: cena facile, veloce e salutare

Un’altra giornata di lavoro è conclusa. Marika sale in macchina e si trova di fronte al quotidiano dilemma:

– Cosa fare di cena? –

Al quale segue la lista mentale di gusti, necessità, desideri di luoghi da visitare attraverso i sapori che si condensano in un piatto sano, equilibrato e nutriente.

Seduta in macchina, prima di affrontare il traffico cittadino per raggiungere casa, Marika ripassa le ricette tipiche degustate durante le vacanze in Friuli-Venezia-Giulia e che le erano venute in mente in pausa pranzo, mentre mangiava l’insalata di gentile, pomodorini e formaggio Montasio.

Un altro ricordo, l’immagine è quella di un ristorantino in riva al mare, a Trieste.

Per gran parte della settimana il marito e i figli avevano esplorato la montagna e le attività proposte in brochure ma, un giorno, avevano deciso di comune accordo di fare una sorpresa a Marika. Sapendo della sua predilezione per il mare e del suo passato di nuotatrice, avevano inserito nel programma turistico le spiagge e il mare di Sistiana per poi concludere la giornata con una cena a base di pesce.

Aveva mangiato le sogliole. Le erano parse squisite, tanto da chiedere la ricetta al ristoratore su come preparare la salsa che dava carattere al piatto.

Una salsa con noci, burro e dadini di formaggio Montasio. Dettaglio, quest’ultimo che l’aveva colpita perché le sembrava curioso che un ottimo formaggio prodotto anche in malga fosse giunto in riva al mare di Trieste. Mistero presto spiegato dalla presenza, nei dintorni, di una delle zone in cui si realizza con cura e successo uno dei prodotti caseari più antichi, apprezzati e rinomati del Friuli Venezia Giulia.

Filetti di sogliole impanate con panna, burro, noci, formaggio Montasio e un filo di prezzemolo. Tempo di preparazione, un quarto d’ora al massimo, compresa la filettatura.

Il tempo impiegato in pausa pranzo. Marika fece un check di quello che aveva in frigo, aveva tutto il necessario. La sua pescheria di fiducia era giusto a metà del tragitto di rientro, titolare e dipendenti erano velocissimi a servire i loro (numerosi) clienti con abilità e cortesia. Non avrebbe fatto tanta fila.

Stava già assaporando una cena ricca di gusto e di tutte le proprietà nutritive necessarie per i suoi ragazzi grazie al fosforo, alle proteine, al calcio, al ferro e alle vitamine concentrate nel formaggio Montasio. Ingrediente principe e ad alta digeribilità, senza lattosio e, da quello che ricordava da una conversazione in un altro ristorante, perfetto anche per i celiachi.

Soddisfatta, Marika mise in moto l’auto. Aveva mari e monti, sogliole e Montasio da portare in tavola, per il gusto e la salute della sua famiglia.

 

Autore: Rita Fortunato di paroleombra.com

 

 

 

 

Conversazioni al ristorante su Montasio e celiachia 

Ultima sera di vacanze in Friuli Venezia Giulia, Marika e la sua famiglia avevano optato per San Daniele in un ristorante che avevano notato per strada, andando verso Udine.

Vista la fila, avevano deciso di prenotare per assaggiare le tagliatelle panna e crudo, con una spolverata di semi di papavero.

Ascoltare le conversazioni dei tavoli a fianco non è buona educazione però la parola celiachia aveva attratto la sua attenzione. Una ragazza stava avvisando il cameriere che era celiaca e, per questo, doveva stare attenta al glutine.

Il ristorante era attrezzato e il cameriere propose, come antipasto, affettato San Daniele e formaggio Montasio. Entrambi potevano essere gustati in tutta tranquillità anche dalle persone che soffrono di celiachia.

Il cameriere parlava con voce chiara e calma, in modo da farsi sentire anche da chi ancora stava consultando il menù.

Spiegò che la tecnologia adottata per la produzione di un gran numero di formaggi DOP italiani non comporta l’uso di ingredienti con glutine e che, se si vuole consultare il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, si troveranno i risultati delle ricerche di laboratorio del DISMA (Facoltà di Agraria dell’Università di Milano) che inserivano il Montasio come un prodotto d’eccellenza per i valori nutrizionali e per la carenza di glutine e lattosio.

La ragazza celiaca ascoltava attenta tutte le informazioni che il cameriere le serviva con una competenza e una conoscenza delle caratteristiche tecniche del prodotto da impressionare uno scienziato. Marika distolse lo sguardo dal tavolo vicino, dovevano ancora ordinare e si domandava se lasciar perdere il primo e preferire l’antipasto per celiachi.

– Buonasera, signori. Volete ordinare? –

Il cameriere aveva raggiunto il loro tavolo. Sul tavolo a fianco, su un vassoio d’argento, si era materializzato l’antipasto a base di prosciutto di San Daniele e formaggio Montasio.

– Sì, pensavamo a un antipasto per cominciare e, per primo, le vostre famose tagliatelle. –

Seguirono gli ordini del resto della famiglia. Samuel voleva ordinare anche il secondo e il dolce, come tutti i ragazzi vivaci e in fase di sviluppo.

Marika si sentì un po’ in imbarazzo, per la voracità del figlio ma il cameriere, con un sorriso imperturbabile, appuntò le comande e, tra un antipasto e un primo, servì dolci e secondi in base alle necessità e alle richieste di celiachi, buone forchette e amanti della buona tavola.

– Mi sa che abbiamo fatto bene a prenotare in questo ristorante. I piatti sono ottimi e il servizio, impeccabile. –

Mormorò Marco, mentre Samuel attaccava con gusto la sua fetta di torta.

 

Autore: Rita Fortunato di paroleombra.com

Aperitivo a Treviso: Montasio semplice e conviviale

Appena giunti in prossimità delle mura di Treviso fu chiaro, per Marika e famiglia, che non sarebbe stato facile trovare parcheggio. La città era in festa e, nello specifico, era la Festa dei Buranelli e in ogni via della città si potevano vedere e degustare le specialità trevigiane e quelle

provenienti da tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia.

Dalle mura ai canali, Treviso in festa era un’armonica combinazione di colori e sapori presentati in cornici che richiamavano le tradizioni e le innovazioni conservate e sperimentate in una triplice visione delle artigianalità del luogo. Questo è quanto raccontavano i simboli della città scolpite, in particolare, dalla fontana Tre Visi e la fontana delle Tette, nome quest’ultimo che fece ridere Samuel e che nell’acqua che zampillava dai seni della donna rappresentava l’abbondanza e la fertilità.

Un’abbondanza e una fertilità che, intrinsecamente connessa al latte materno, è l’origine anche dei preziosi e nutrienti prodotti caseari, dei vini e dei salumi esposti sugli scaffali dedicati alle specialità enogastronomiche offerte da bar e ristoranti nei modi più vari e originali e che provenivano dai dintorni e dalle distanze di Treviso. Una città che, ad ogni angolo, aveva più cose da vedere e da degustare di quanto ci si aspettava.

– Dove ci concediamo un aperitivo? – chiese Marco

Optarono per un locale sulle mura la cui visuale dava il senso di spazio, pace e libertà che Marika aveva provato il giorno prima, con l’escursione sulle malghe del Montasio.

Ordinarono un prosecco ciascuno, tranne Samuel. Un aperitivo al quale accompagnarono cestini di frico farciti di affettati e olive. Malgrado lo scenario vivace e cittadino, sembrava di fare un pic nic.

– Che carini, questi piccoli cestini! Cosa sono? – chiese Sara al cameriere

– È frico croccante, fatto con formaggi di malga. Il migliore è quello con il Montasio. È un ingrediente che utilizziamo spesso perché è ottimo, sano e adatto a tutti, anche per chi soffre di intolleranze al latte e suoi derivati. –

Sara ricordò il depliant raccolto nella stessa latteria di cui parlava il cameriere e che riposava nella sua tasca. Immaginò le informazioni depositarsi nella sua mente come le proprietà nutritive stagionano e si amalgano al gusto poliedrico e versatile del formaggio Montasio.

Sgranocchiò pensosa un pezzo di frico e sorseggiò il suo prosecco mentre i genitori e il fratellino chiacchieravano allegri, scambiandosi le impressioni raccolte in quei primi giorni di vacanza. Anche questa volta il Montasio si rivelava ottimo nella sostanza, semplice e conviviale, riconosciuta nel gusto dato da un formaggio di altissima qualità.

 

Autore: Rita Fortunato di paroleombra.com

Vacanze in Friuli Venezia Giulia: alla scoperta del Montasio

– Vuoi trascorrere le vacanze in Friuli Venezia Giulia, con i ragazzi? –

Marika guardava dubbiosa il marito, che dall’altra parte del tavolo della cucina, sfogliava una brochure delle cose da fare e da vedere in regione. Tra immagini e didascalie raccolte, spiccavano le malghe del Montasio, origine della produzione un formaggio antico e decantato, da sempre, come ottimo e molto, molto rinomato.

– Sì, per stare tutti insieme in famiglia… – rispose Marco, un po’ sconcertato dalle perplessità della moglie.

– E se si annoiano? Samuel e Sara sono abituati alla vita di città, alle sale videogiochi e ai giri nei centri commerciali e poi, lo so che ti piace il frico ma, ti ricordo che hai appena scoperto di essere intollerante al lattosio… –

– Ci sono i parchi avventura, piste ciclabili, Samuel si divertirebbe di più e non mi sembra un male staccarlo dai videogiochi, per una settimana.

Tarvisio poi mi sembra una cittadina molto carina, ha tanti negozi che paiono boutique, lo si nota dalle vetrine. Sarebbe un nuovo centro commerciale da visitare per Sara  all’aperto e, comunque, anche in Friuli Venezia Giulia ci sono le città: Udine, Trieste, Gorizia, Pordenone. C’è da girare! Magari un giorno lo potremmo trascorrere a Trieste, che dà sul mare e ha anche pareti attrezzate per l’arrampicata sportiva e un giorno potremmo decidere un’escursione sulle malghe del Montasio.

Per quanto riguarda il formaggio e la mia intolleranza qui dice che anche chi è intollerante al lattosio può concedersi un momento di gusto perché non tutti i derivati del latte contengono lattosio. In uno studio intitolato “Composizione dei formaggi DOP italiani” in alcuni formaggi stagionati, durante il processo di produzione vengono aggiunti al latte alcuni batteri che eliminano il lattosio trasformandolo in acido lattico e il Montasio a 60 giorni di stagionatura è naturalmente privo di lattosio e, se è presente, lo è con valori inferiori a 0,01 g per 100 g di formaggio, oltre 10 volte in meno del limite previsto dalla normativa nazionale e comunitaria. –

Marco leggeva ad alta voce, con calore. Appena ebbe finito, fece scorrere sotto gli occhi di Marika le immagini dei luoghi che avrebbero potuto visitare e dei prodotti eno-gastronomici da assaggiare direttamente sul posto. Sembravano raccontare un Friuli Venezia Giulia ricco e variegato, che sa come accogliere e far stare bene gli ospiti come se fossero di casa, in famiglia, con gusto e spensieratezza.

– Va bene, mi hai convinta. Come ci organizziamo? –

 

Autore: Rita Fortunato di paroleombra.com