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MONTASIO DOP: un arcobaleno di colori a tavola

La giusta scelta dei colori a tavola è in grado di suscitare una molteplicità di emozioni e può giocare un ruolo fondamentale favorendo l’appetito e invitando tutti i commensali all’assaggio.

Il risotto con crema di piselli, Montasio e rapanelli è un’ottima dimostrazione di ciò: un capolavoro in grado di esaltare al meglio il colore e il gusto di questi ortaggi davvero gustosi, trasformando la ricerca di una combinazione armonica tra colori e sapori in cucina in una vera e propria arte!

Delicato, avvolgente e cremoso, grazie al nostro Montasio DOP, questo primo piatto si dimostra sempre il giusto alleato per realizzare un pranzo coi fiocchi e stupire i propri ospiti.

Si tratta di una ricetta molto veloce da realizzare e per ottenere questo Signor risotto basterà seguire alcuni semplici passaggi.

Il primo passo è quello di dosare adeguatamente gli ingredienti, e per questa ricetta (per 4 persone) saranno necessari: 320 grammi di riso carnaroli, 20 grammi di cipolla bianca, 800 ml di brodo di carne, 20 grammi di burro, 100 grammi di Montasio Mezzano, 8 rapanelli, sale e pepe. Per la crema, invece, serviranno 200 grammi di piselli bolliti e 100 ml di brodo di carne.

Per prima cosa è necessario arrostire i rapanelli in una padella con 10 grammi di burro senza dimenticarsi di salare. Per ottenere una crema di piselli omogenea e deliziosa, basterà frullare, assieme al brodo di carne, i piselli precedentemente bolliti e raffreddati con un minipimer.

Fatto ciò, possiamo passare al riso, che dovrà essere versato (insieme ad un pizzico di sale) in una casseruola precedentemente riscaldata per essere tostato a secco. Non appena il riso sarà ben caldo e inizierà a rilasciare il suo profumo, potremo aggiungere la cipolla tritata finemente per poi mescolare delicatamente.

A questo punto il riso è pronto per l’aggiunta del brodo di carne, che dovrà essere caldo e versato poco per volta in modo che il riso sia sempre sommerso durante tutta la sua cottura (non appena il brodo viene assorbito sarà necessario aggiungerne altro fino al termine della cottura).

Una volta che il riso sarà pronto (dopo 17-18 minuti circa) potremo versare la crema di piselli e spegnere la fiamma.

Arriva quindi la fase della mantecatura: si procede aggiungendo 10 grammi di burro e 40 grammi di Montasio per poi mescolare fino a farli sciogliere completamente. Terminare il piatto con qualche cubetto di formaggio e i rapanelli arrostiti.

Fatti conquistare dall’armonia di colore e sapore di questo piatto estremamente raffinato e, come si dice in questi casi, buon appetito!

 

 

Autore: Federico Mandolese

Montasio DOP: la giusta coccola dopo il trekking

Affrontare altipiani verdeggianti, scendere verso valle percorrendo ripide discese ghiaiose e attraversare limpidi ruscelli e torrenti: cosa hanno in comune? Sono tutte esperienze estremamente affascinanti, in grado di regalare emozioni difficilmente ottenibili nella vita di tutti i giorni.

Il trekking in montagna è una di quelle attività outdoor sfidanti al punto giusto, capace di metterti nella condizione di superare i tuoi limiti e, perché no, di aiutarti a liberarti dalle tensioni accumulate. Un esercizio che offre soddisfazioni impagabili, dove a trarne beneficio sono sia il corpo che la mente.

Ma per essere affrontata nel modo giusto, questa attività ha bisogno della giusta energia, perché quando si decide di affrontare la montagna, che sia per una breve escursione o per una scalata di più ore, uno degli aspetti più importanti da considerare è sicuramente l’alimentazione.

Il trekking richiede un dispendio notevole di forze: il corpo è costantemente sotto sforzo, ed è proprio la capacità di nutrirci in modo adeguato e bilanciato che ci permette di non dispendere energie inutilmente.

Ma cerchiamo di capire più approfonditamente quali potrebbero essere gli alimenti indicati per affrontare un’escursione evitando di crollare per la fatica dopo i primi metri.

In generale, gli elementi da considerare sono sempre tre: carboidrati, che rappresentano la fonte primaria di energia, proteine e grassi. Questo significa che gli alimenti che si dovrebbero consumare prima di un trekking in montagna sono quelli che forniscono una buona percentuale di scorte energetiche. È infatti consigliabile prediligere carboidrati, zuccheri semplici e limitare i cibi grassi che rendono difficile la digestione.

Durante l’attività, invece, è importante reintegrare i liquidi in modo costante per evitare la perdita dei sali minerali, e continuare ad idratarsi ogni mezz’ora sarebbe l’ideale vista l’elevata sudorazione che il trekking comporta.

Si dovrebbe optare per spuntini leggeri come quelli a base di frutta secca, ottimi per ricaricare le batterie e per fare il rifornimento di zuccheri “amici”.

Infine, è importante anche capire come concludere l’attività svolta, perché al termine di un’intensa giornata in montagna reintrodurre le energie e i sali minerali persi durante l’escursione sarà fondamentale.

Ecco che il nostro amato Montasio, grazie al suo elevato valore nutritivo, diventa il nostro migliore alleato per un post trekking pieno di gusto.

Grazie, infatti, alla sua composizione equilibrata formata al 32-36% di acqua, al 32-34% di lipidi e al 24-26% di proteine e al suo apporto energetico rappresenta la coccola ideale dopo una giornata di intenso sforzo fisico!

 

 

Autore: Federico Mandolese

Gusto, cultura e tradizione: la parola al Montasio

Sono molti i proverbi italiani sul formaggio e ognuno potrebbe essere argomento di numerosi approfondimenti o, addirittura, di un intero libro. Ma perché questo straordinario prodotto ricopre un ruolo così centrale nella nostra cultura?

Il cibo è certamente il protagonista indiscusso di molti proverbi e modi di dire della nostra tradizione, e quotidianamente ne facciamo uso in tantissime occasioni: dal classico “una mela al giorno toglie il medico di torno” fino al “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”, i contesti di utilizzo possono essere molto diversi, ma il messaggio che ognuna di queste frasi è in grado di trasmettere rimane sempre molto chiaro.

A livello letterario, un’ulteriore dimostrazione dell’importanza che il cibo ha nella lingua degli italiani la si può trovare nell’analisi di O. Salis e T. Cristea, che nel loro documento “A tavola non si invecchia. Alcune considerazioni sulla filosofia del mangiare in proverbi e modi di dire italiani” (2007), consultando quindici raccolte di proverbi e modi di dire d’Italia, ne hanno trovati ben 335 relativi al cibo. Una prova inconfutabile che mangiare non è solo un qualcosa legato al nostro corpo, ma bensì un atto di identificazione con una cultura culinaria che per noi italiani è fortemente radicata anche nelle parole.

Tra questi proverbi, quelli sui formaggi occupano una posizione d’eccellenza con ben 36 modi di dire a loro dedicati, riuscendo così dar vita ad una squisita raccolta di frasi legate alle radici più profonde di questo mondo. Alcuni proverbi, ad esempio, insegnano i trucchi per la scelta degli ingredienti e la preparazione di piatti prelibati (come il detto toscano che dice “formaggio non guasta sapore”), altri invece spiegano come comportarsi con altre persone o danno indicazioni su quanto sia importante non eccedere con il consumo di questo alimento (ad esempio “al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere” o ancora “il formaggio è cibo sano se ne mangi poco e piano”).

In queste frasi, apparentemente così semplici, risiede in realtà tutta la cultura di un popolo: modi di dire pieni di umorismo e di gioia di vivere con cui gli italiani riescono, anche se solo a parole, ad improvvisarsi provetti cuochi capaci di decantare i piaceri del palato, scambiando ricette, e trascorrendo festosi momenti intorno ad una tavola imbandita.

Rispetto ai consigli d’autore, di cui è ricca la tradizione letteraria, una caratteristica del proverbio è quella di non essere firmato ma frutto di una saggezza collettiva che si tramanda, in maniera anonima, tra una generazione e l’altra. Esattamente come la passione per il nostro amato Formaggio Montasio che, di bocca in bocca, viaggia attraverso i secoli fino ad arrivare sulle nostre tavole per portarci un gusto unico e straordinario capace di raccontarci una tradizione tutta italiana fatta di amore per il buon cibo e per lo stare insieme.

 

 

Autore: Federico Mandolese

Montasio DOP: la primavera in tavola

L’arrivo della bella stagione porta con sé una ventata di freschezza e colore sulle nostre tavole.

Basta un accenno di tepore ed ecco comparire nei nostri piatti gli asparagi, i carciofi, i piselli freschi, gli agretti, le insalatine sfiziose, tenere patate novelle e zucchine. Ingredienti preziosi, che se utilizzati con sapienza e maestria permettono di dar vita a ricette semplici ma al contempo sfiziose e ricche di gusto, grazie alle mille combinazioni possibili con il nostro amato Montasio DOP.

Come le crespelle al grano saraceno con verdure di stagione e Montasio, piccoli scrigni che racchiudono al loro interno un morbido cuore di bontà pronto per essere assaporato boccone dopo boccone. Prepararle è semplicissimo, e tutto ha inizio dalle giuste dosi di ingredienti (per 4 persone) sia per le crespelle (100 gr di farina, 250 ml di latte, 120 gr di uova intere, 15 gr di burro e 3 gr di sale), sia per il ripieno (400 gr di besciamella, 400 gr di verdure di stagione a piacere, 200 gr di Montasio Mezzano, olio evo, burro aglio, sale e pepe).

Per la preparazione delle crespelle si inizia con il mescolare insieme tutti gli ingredienti lavorandoli con una frusta in modo da non formare grumi. Fatto ciò, è necessario far riposare in frigorifero il composto per almeno un’ora. Una volta estratto, lo si mescola leggermente e si procede a scaldare una padella antiaderente con una noce di burro. Quando la padella è sufficientemente calda, si versa al suo interno il composto per formare delle crespelle ben fini e colorate. Si procede a girarle una sola volta a metà cottura e infine si dispongono quelle pronte su di un panno per lasciarle raffreddare.

A parte, si lavano e si mondano le verdure. Fatto ciò, si procede a tagliarle a cubetti piuttosto sottili che verranno rosolati con un filo d’olio, un pizzico di sale e l’aglio schiacciato. Togliere dal fuoco due cucchiai di verdure (conservandoli a parte) e unire a quelle rimanenti la besciamella e il Montasio tagliato a cubetti. Farcire quindi le crespelle con una quantità di composto a piacere per poi chiuderle e posizionarle in una teglia imburrata. Terminare il piatto con le verdure tenute da parte e un po’ di Montasio a cubetti. Infornare a 180° fino a raggiungere la colorazione desiderata. Togliere dal forno, porzionare e servire caldo.

Una ricetta rapida e gustosa che saprà senz’altro conquistarvi. Buon appetito!

 

 

Autore: Federico Mandolese

A Carnevale anche il Montasio vale!

Folle, irriverente, chiassoso, colorato: lo spirito del Carnevale è soprattutto questo, e tra divertimento e svago si fa subito e dar vita ad una festa un po’ matta, fatta di maschere, scherzi e sfilate.

E oltre ad essere una celebrazione ricca, fin dall’antichità, di significati simbolici riguardanti il sovvertimento dell’ordine quotidiano e l’esaltazione del divertimento, questa ricorrenza è un’occasione speciale per riscoprire quelle tradizioni che rappresentano un caposaldo fondamentale della nostra società. Uno zoccolo duro di credenze e usanze con profonde origini che si perdono nella notte dei tempi e che sono presenti ancora oggi nella nostra quotidianità.

Ecco allora che nel vivo del Carnevale anche il formaggio entra a pieno titolo nello spirito della festa non solo in ambito gastronomico, ma anche dal punto di vista ludico, diventando così il simbolo di una tradizione che vive in tante consuetudini a tavola e non solo.

Nei dolci fritti, ad esempio, grande simbolo della declinazione gastronomica del Carnevale e che ci invogliano a trasgredire e a liberarci dalla quotidiana disciplina. Un semplice impasto di farina, uova, burro e zucchero, tagliato e modellato a seconda della tradizione, per poi essere farcito, fritto e servito con una semplice spolverata di zucchero a velo.

Ma è anche grazie al gioco che la cultura casearia riesce a diventare in alcune regioni la vera protagonista del Carnevale. A Pontelandolfo (in provincia di Benevento), per esempio, si svolge annualmente il torneo della Ruzzola del formaggio, una competizione pubblica che viene svolta durante i giorni della festa vantando molti partecipanti. Il gioco, le cui origini sono antichissime e si fondono con la civiltà etrusca, consiste nel lanciare più lontano possibile una forma di formaggio con uno spago arrotolato. Sebbene non sia definibile con certezza la funzione di tale pratica ludica, vari autori letterari ipotizzano che sia un rito di protezione delle mandrie dalla cattiva sorte e, dunque, fortemente legato alla transumanza e all’ancestrale rapporto uomo-natura.

La Ruzzola è quindi un chiaro esempio di come il formaggio nel corso del tempo si sia consolidato non solo nelle abitudini gastronomiche, ma anche in quel tessuto sociale comprensivo di pratiche ancestrali che hanno accompagnato (e lo fanno anche oggi), in diversi modi, la popolazione del nostro Paese.

E se anche il Montasio diventasse protagonista del Carnevale potremmo immaginarlo come un profumato e gustoso coriandolo capace di colorare il cielo del nostro Stivale e di essere trasportato con un colpo di vento dalla propria zona di produzione, area dove è stato scoperto e tutt’ora creato, in tutto il territorio italiano. Un’incessante pioggia di colori che visti dall’alto potrebbero mostrarsi ombreggiati delle luci delle città e fluttuanti, proprio come se galleggiassero sull’acqua del mare.

 

 

Autore: Federico Mandolese

Montasio DOP: l’ingrediente segreto delle feste

Il Natale è ormai alle porte, e tra regali last minute, decorazioni di ogni genere e fantasiosi presepi, la domanda più gettonata continua a rimanere ancora una: cosa mangeremo?

Imbandire le tavole per stupire i propri ospiti non è mai semplice, e trovare idee innovative che sappiano lasciare di stucco i nostri invitati è sempre più difficile. Ecco allora che il nostro amato Montasio DOP torna ad essere protagonista delle nostre tavole vestendo l’abito delle feste, suggerendoci un paio di ricette di Natale semplici, perfette anche per i meno esperti e che ci faranno fare un figurone senza però impazzire.

La prima proposta è una focaccia farcita con Montasio Mezzano, prosciutto e spinaci. Il primo passo è preparare l’impasto mescolando 800 gr di farina, 20 gr di lievito di birra disciolto in 400 gr di acqua, 30 ml di olio evo, 15 gr di zucchero e 12 gr di sale. Una volta che gli ingredienti saranno ben amalgamati, si ripone il composto in una ciotola leggermente unta e lo si fa riposare per circa 60 minuti, aspettando che raddoppi di volume. Una volta trascorso questo periodo, si prende l’impasto, lo si divide in due e si stende una metà su una teglia ben unta. Si dispongono quindi su di esso 100 gr di prosciutto cotto, 200 gr di spinaci (bolliti e strizzati), 200 gr di Montasio Mezzano, la salvia, la maggiorana e un pizzico di sale. Si stende il resto dell’impasto affinché copra la base, si fa lievitare di nuovo la focaccia in un luogo caldo fino al raddoppio del volume, e infine la si inforna a 200 °C per circa 20 minuti. Il consiglio è quello di avere un forno già ben caldo al momento dell’inizio della cottura e di ungere anche le parte superiore dell’impasto quando lo si lascia riposare. Non solo bella da vedere, ma anche gustosa, semplice da preparare e perfetta se a tavola ci sono anche dei bambini.

La seconda ricetta è invece quella delle sfogliatine di pera e Montasio Fresco con salsa al cioccolato. Si procede a stendere un rotolo di pasta sfoglia dal quale si ricaveranno 8 rettangoli, e su 4 di questi si andranno a formare dei tagli netti. Per la farcia si affetta finemente 1 pera (qualità Abate) e la si condisce in una ciotola con 30 gr di zucchero e 100 gr di Montasio Fresco. Si dispone il ripieno sui 4 rettangoli integri e si utilizzano quelli incisi come copertura. Pressati i bordi si procede ad infornarli a 180 °C per 10-12 minuti. A questo punto si passa alla preparazione della salsa portando a bollore 100 gr di panna fresca con l’anice stellato e il chiodo di garofano. Arrivata a temperatura la si filtra in una ciotola su 30 gr di cioccolato fondente sminuzzato in precedenza. Si mescola il composto con una frusta e, utilizzando una forchetta, se ne versa una parte su ognuno dei rettangoli di pasta sfoglia. In questo caso, il nostro suggerimento è di decorare il piatto con degli alkekengi che sapranno donare alla vostra preparazione un tocco in più di eleganza. Anche lo zucchero a velo può essere usato per la guarnizione, ricordando così l’effetto di una lieve e soffice nevicata. Un dessert irresistibile per chiudere in bellezza il banchetto delle feste.

Due proposte gustose, e facili da preparare, rese ancora più uniche dall’ingrediente per eccellenza: il formaggio Montasio DOP. Un alimento non solo saporito ma anche ricco di nutrienti, come il calcio e le proteine, che lascerà tutti i vostri commensali stupiti dalla vostra creatività facendovi finalmente tirare un sospiro di sollievo.

Non resta che dirvi buon appetito e augurarvi un buonissimo Natale!

 

 

Autore: Federico Mandolese

Formaggi e foraggi

“Siamo quello che mangiamo” asseriva nell’ottocento il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, sostenendo che un popolo può crescere e svilupparsi proprio tramite il miglioramento costante della sua alimentazione. In effetti, sebbene la sua fosse una visione di natura filosofica più che scientifica, l’educazione alimentare è più attuale che mai e le regole di una dieta bilanciata, corretta e misurata stanno penetrando sempre più nell’intero tessuto sociale.

Tali principi, inoltre, non si applicano esclusivamente alla nostra alimentazione, ma valgono bensì per ogni essere vivente, comprese le nostre amate amiche mucche che, per regalarci ogni giorno il loro straordinario latte, meritano un trattamento da regine che inizi proprio da un’alimentazione attenta ed equilibrata.

L’importanza che una corretta dieta ricopre sullo stato di salute dell’animale è infatti cosa ben nota, e per poterla assicurare è necessario seguire regole ferree e rispettare protocolli ben definiti. Ecco quindi che il sapere atavico della tradizione deve necessariamente unirsi ai più recenti progressi scientifici, facendo costantemente propri i principi derivanti dalla zootecnia. Nasce così una cultura casearia di qualità che deriva non solo dall’utilizzo di tecniche uniche tramandate nel tempo, ma anche da una cura e da un’attenzione unica nei confronti dell’intero processo, dalla coltivazione del primo stelo d’erba fino al confezionamento del prodotto finale. Questo Montasio lo sa bene, e per riuscire a portare sulle nostre tavole, giorno dopo giorno, il suo gusto unico e autentico ha deciso di rispettare rigide procedure di produzione e stagionatura che trovano la loro primaria applicazione proprio nei pascoli e nei campi.

Il tutto inizia quindi seminando il foraggio e pianificando, in maniera tutt’altro che casuale, il giusto rapporto tra proteine e fibre, dal pascolo all’aperto al foraggiamento notturno protetto in stalla. A questo si aggiunge l’utilizzo di piante aromatiche spontanee, ricche di oli essenziali, capaci di condizionare la salute e la produttività delle bovine grazie ad importanti elementi nutritivi specifici di ogni essenza vegetale.

Il risultato è un alimento di elevata qualità in grado di portare dal campo alla stalla quei microrganismi che conferiscono al latte proprietà uniche ed eccezionali, influenzando positivamente le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche del Montasio grazie ad un perfetto equilibrio tra lipidi e proteine.

Un’attenta stagionatura sarà poi il magico tocco finale capace di conferire alle forme un ulteriore valore aggiunto, dando così vita ad una realtà moderna per metodi e rigidi protocolli, ma antica per cuore e conoscenza. Giusto vanto ed orgoglio delle feconde terre del Veneto e del Friuli, e delle generose persone che le popolano.

 

 

Autore: Federico Mandolese

Inseguendo il gusto: Montasio e Cheese Rolling

Quando si parla di sport, la corsa è certamente una di quelle attività che occupa i primi posti della lista. Si tratta di un mondo fatto molto spesso di competizioni agonistiche e sfide complesse che spingono ad oltrepassare i propri limiti, ma altre volte i partecipanti sono semplicemente alla ricerca di un po’ di svago: vogliono allontanarsi dai grandi obiettivi focalizzati sul tempo, e cercare un’esperienza che li porti fuori dai soliti circuiti per trascorrere una giornata all’insegna della spensieratezza e del divertimento.

E se si decide di orientarsi verso qualcosa di più particolare, ecco allora che l’universo delle competizioni podistiche rivela un’infinità di mondi popolati da persone che, ad esempio, corrono portando un frigorifero sulle spalle, oppure facendo rotolare davanti a sé delle pesanti botti, come capita a Montepulciano nell’annuale manifestazione de “Il Bravìo delle Botti”, o ancora andando a rotta di collo giù per una ripida scarpata, inseguendo una forma di formaggio rotolante a grande velocità.

Esatto, avete capito bene. Così come dei levrieri inseguono una lepre all’interno di un cinodromo, allo stesso modo gruppi di impavidi eroi corrono dietro ad un formaggio giù per un pendio dando vita al cosiddetto “Cheese Rolling”, una competizione sportiva di antiche origini (presumibilmente Gallesi, ma forse radicate addirittura nell’Impero Romano), annoverata sotto la disciplina della corsa. Ma, a voler essere realisti, il Cheese Rolling è molto più estremo e imprevedibile di una classica gara di sprinting o di una maratona vecchio stile.

Il concetto è semplice: una forma di formaggio viene appoggiata sul suo bordo dal Cheese Master (il direttore di gara) e lasciata rotolare liberamente lungo il pendio di una ripidissima collina raggiungendo incredibili velocità che possono superare i 100 km/h. Sta ai coraggiosi concorrenti rincorrerla e afferrarla nella sua rocambolesca discesa, arrivando prima di tutti gli altri.

Una tradizione che corre veloce (letteralmente!) e che ha fatto il suo debutto anche nel nostro bel paese sull’Altopiano di Brentonico, nei pressi di Rovereto (Trentino) dove la corsa, a partire dal 2003, si ripete ogni 2 anni con tanto di nomina di campione dell’anno nella disciplina. E perché allora non dare il via ad una sfida tutta italiana, mettendo in competizione le regioni e i formaggi della nostra penisola? Di certo il Montasio darebbe filo da torcere a tutti i partecipanti: le splendide montagne del Veneto e del Friuli e i rigogliosi prati di queste terre permetterebbero alle perfette forme circolari di correre a velocità mai viste prima, regalandoci un’elettrizzante giornata all’insegna dello sport.

Insomma, un modo originale e nuovo per vivere e far proprie le tradizioni e i costumi di un’altra terra, praticando un’attività fisica adatta proprio a tutti i gusti!

 

 

Autore: Federico Mandolese

Formaggio Montasio: un gusto statuario

I formaggi, freschi o stagionati che siano, vengono prodotti in tutto il mondo e assaporati in tanti modi, antichi e moderni. Gustati a cubetti, grattugiati, a fette, accompagnati ad un buon tagliere di salumi o ricoperti da fiumi di dolcissimo miele, sono spesso ingredienti segreti di preparazioni gastronomiche uniche: capolavori dal valore inestimabile e dal sapore raro.

Che questo fantastico prodotto sia un pilastro portante della cultura culinaria mondiale è risaputo, ma che addirittura potesse essere considerato una vera e propria opera d’arte non è qualcosa di noto per tutti.

Secondo Michelangelo, ogni blocco di marmo conteneva dentro di sé una statua, e spettava allo scultore scoprirla e liberarla dal suo involucro. Allo stesso modo, Sarah Kaufmann, artista professionista, vede in ogni forma un delizioso capolavoro pronto ad emergere per stupirci con la sua bellezza e bontà. In questo caso però non parliamo di pietra, ma di squisito formaggio!

La passione di Sarah per l’arte è nata quando era bambina. Amava infatti disegnare e per questo, una volta al college, decise di intraprendere gli studi di arte commerciale e pubblicità. Non ha invece mai studiato scultura, per cui possiamo dire che le sue opere sono frutto di un talento naturale, e di un grande appetito! Secondo Sarah, scolpire con il formaggio è più piacevole che farlo con il legno o la pietra perché è possibile fare uno snack mentre si lavora, e come darle torto.

Oggi è richiestissima per matrimoni, feste aziendali e associazioni casearie, che richiedono la sua maestria per molti eventi. Da statue di Babbo Natale a riproduzioni di Ronald Regan, la Cheese Lady (questo il suo soprannome) ha realizzato opere di oltre 3 metri di altezza utilizzando alcuni coltelli e scalpelli, originariamente pensati per le sculture in legno, e modificati per le sue necessità.

Sarah fa parte inoltre di un movimento artistico in crescita, che condivide un obiettivo comune piuttosto impegnativo: portare l’arte legata al cibo fuori dalle sagre di paese e renderla un concetto più diffuso e mainstream.

Certamente, se decidessimo di esportare questa tradizione anche nel nostro bel paese, di certo non avremmo problemi di materia prima. Eh si, perché con un prodotto di così elevata qualità come il Montasio, le nostre montagne potrebbero diventare musei gastronomici: vallate meravigliose dove si respirano profumi di un’epoca caratterizzata dalla vita bucolica e nelle quali il tempo sembra essersi fermato. E noi rimarremmo lì, esterrefatti, ad ammirare profumate opere d’arte casearia, capolavori di maestria e tradizione.

 

 

Autore: Federico Mandolese

Picnic in Malga Montasio tra natura e cibo genuino

Il profumo dell’erba bagnata dalla pioggia della notte precedente solleticava le narici di Melissa. Alle 9.00 del mattino il sole era già alto nel cielo e rifletteva i suoi raggi dorati sui fili d’erba che ricoprivano il verdeggiante altopiano.

– Matteo, facciamo una passeggiata verso Sella Nevea prima di trovare un posto carino per il picnic. – Disse chiudendo l’auto.

A mio marito serviva proprio una giornata in mezzo alla natura, è sempre così stressato dal lavoro. Pensò Melissa osservando l’uomo dai jeans stropicciati che procedeva a passi veloci giù per la stradina stringendo il manico di una cesta colma di prelibatezze.

– Che profumino delizioso arriva da qui – Sorrise l’uomo, sbirciando il recipiente di vimini.

Quando, la sera precedente, aveva preparato le cibarie per il giorno successivo, la ragazza aveva optato per due grossi panini farciti di prosciutto crudo e di Montasio Dop fresco, che era il suo formaggio preferito fin piccola. Adorava il suo gusto morbido e delicato, in più lo sceglieva perché essendo un formaggio naturalmente privo di lattosio era un alimento perfetto per il marito, intollerante a questo zucchero.

– Non aspettarti cose elaborate, ho scelto la semplicità dei prodotti locali. –

– Hai fatto bene, sai che amo la genuinità. – Aggiunse, stringendole la mano.

Dopo un paio di chilometri, in fondo a un sentiero circondato da alberi ad alto fusto, fecero capolino una manciata di tavoli in legno.

– È il posto perfetto! – Esultò Melissa, correndo verso la panchina più vicina e tirando fuori dallo zaino il suo vecchio pallone da pallavolo.

– Vieni che facciamo due tiri. –

– Devo proprio? – Matteo appoggiò pigramente la cesta al fresco.

– Dai che dopo la partita ci mangiamo i panini con il Montasio. –

– Ah allora vediamo che sia una partita breve perché mi è venuta una fame! –