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IL MIRAGGIO DEL MONTASIO

Il Montasio interpretato da un inedito punto di vista visivo, quello di Ulderica Da Pozzo, fotografa professionista che già dai primi anni Ottanta racconta il suo rapporto con il territorio e il mondo contadino a cui è legato.

 

Quando lassù sul Montasio la primavera sta per diventare estate e il bianco della neve si scioglie anche sulle rocce più alte, è ora di partire. O meglio di tornare a salire. Come ogni anno, quando i prati del Montasio diventano un miraggio verde e si trasformano in pascolo.

 

Le mucche arrivano, alcune camminando, altre dopo lunghi viaggi sui camion che attraversano il Friuli, risalgono le valli e superano le tante curve tra le faggete. Quando scorgono il cielo azzurro e le nuvole rotonde che passano, corrono e cambiano forma, le mucche capiscono di essere in alto, di essere finalmente arrivate nella loro casa estiva. La mattina quando escono dalle casere, con i pastori che le accompagnano verso i pascoli, riconoscono subito la bellezza, ascoltano il rumore tenue e il fresco dell’aria che muove l’erba.

 

 

La sera l’erba diventa uno scorrere bianco di latte e nel piccolo caseificio della malga il giovane casaro diventa il primo attore. Colui che farà diventare il latte altro. È un meraviglioso tantra, che si ripete ogni giorno, quello dell’erba che diventa latte. Il latte che viene munto e riempie i bidoni lucenti che escono dalle casere e poi viaggiano verso il luogo dove si compie la magia della trasformazione. Nel giovane casaro che incontro, c’è la tecnica appresa a scuola, ma anche l’arte che viene da un mondo arcaico dove i gesti si trasmettono, e si imparano osservando. Saperi che sono difficili da raccontare in fotografia.

 

Se parli con il giovane casaro, che ha il potere e la responsabilità di fare diventare il latte formaggio, e lo guardi mentre lavora, avverti la passione che ci deve mettere nel lavorare una materia viva. E poi scopri le forme, solo quelle migliori vengono marchiate Formaggio Montasio, ciascuna con stampato il numero del giorno e del mese: un meraviglioso gioco di geometrie e di date, appoggiato su tavole di legno chiaro, che racconta il trascorre del tempo in malga.

 

Nel sorriso del casaro, che tiene in braccio una sua forma, c’è l’orgoglio del premio vinto per il miglior formaggio di malga dell’anno, ma anche la consapevolezza di essere un ragazzo di oggi che ha scelto di vivere in alto: là dove i giorni e il tempo acquistano il valore vero del fare. Lassù dove non si può barare: perché quando apri la prima forma rotonda è lei che parla, con il suo profumo, il suo sapore.

 

 

Sake e Montasio: il duo gourmet del Far East Film Festival 2019

Oriente e Occidente si incontrano dal 26 aprile al 4 maggio al Far East Film Festival di Udine, il più grande festival del cinema popolare asiatico. La kermesse, giunta alla sua 21ma edizione, vedrà l’alternarsi di film che affrontano tematiche sociali di rilievo, come la condizione della donna e i concetti di “libertà” e di “censura”. La manifestazione prevede anche degustazioni, workshop, esibizioni, concerti e molto altro, per vivere e respirare la cultura asiatica a 360 gradi proprio nel cuore della città friulana.

 

Quest’anno il Far East Film Festival unirà non solo due culture ma anche due sapori, due eccellenze, dei rispettivi territori: Sua Maestà il sakè e Sua Maestà il Montasio! Dopo la proiezione di “KAMPAI! Sake Sisters”, sul grande schermo udinese in prima mondiale, ci sarà un imperdibile talk-degustazione di Montasio e Sake, durante la quale interverranno la produttrice, Miho Imada, e la sommelier Giovanna Coen.

Il film, che vede il ritorno del regista Mirai Konishi, indaga la presenza femminile nell’industria giapponese del sake, un tempo dominata dagli uomini. A guidare lo spettatore attraverso l’affascinante mondo del Sake, tre donne pioniere del settore: Miho Imada, figlia di un mastro produttore a capo di un vecchio stabilimento di Hiroshima, e ora lei stessa produttrice; Rebekah Wilson-Lye, consulente neo-zelandese che mette in relazione i produttori di sake con altre realtà industriali; e Marie Chiba, giovane e carismatica proprietaria di un sake-bar a Tokyo, che si diverte a creare originali combinazioni tra la tipica bevanda e vari prodotti culinari.

L’evento, organizzato in collaborazione con il Consorzio Formaggio Montasio e Q.B. (Il quotidiano online di gusto e buongusto), prevede l’ingresso alla degustazione solo in abbinamento al biglietto per il documentario “KAMPAI! Sake Sisters”, che verrà proiettato mercoledì primo maggio alle 13.00 presso il Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Info e prenotazioni presso la biglietteria del Teatro Nuovo.

 

IL CIBO E LE SUE MEMORIE

Lo chef Stefano Polato, autore dei pasti che l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti ha portato con sé durante la missione spaziale “Futura”, racconta come negli ultimi decenni si siano perse per strada informazioni, tradizioni e storie. Una carenza che ha causato un allontanamento dal vero significato della parola “CIBO”.

Per questo è importante ripercorrere la storia del formaggio con approccio antropologico.

 

Da una decina di anni mi sono addentrato nel complicato mondo della divulgazione. Specifico “complicato”, in quanto, oggi giorno tutti (o quasi) parlano di cibo e orientarsi in un mare di informazioni è difficile, soprattutto considerato che molto spesso tali informazioni risultano essere contraddittorie, malamente veicolate e non filtrate scientificamente.

Incontrando adulti, adolescenti, bambini, noto una costante carenza di conoscenza storica del cibo, del perché determinati alimenti/preparazioni sono nate e quale ruolo hanno ricoperto nell’evoluzione dell’uomo. La cosa mi lascia sempre un po’ di amaro in bocca. La scienza oggi sta urlando al mondo che il cibo comunica con il nostro DNA. Nutrigenetica e nutrigenomica confermano che l’alimentazione rappresenta un fattore di trascrizione e che gli alimenti introdotti con la dieta possono esercitare a livello del genoma umano effetti diretti, alterando l’espressione e/o la struttura dei geni.

Detto questo, com’è possibile non conoscere in modo approfondito ciò che mettiamo in bocca? È ancora pensabile alimentarsi solo per abitudine e con superficialità? Siamo parlando di qualcosa che ha la capacità di determinare il nostro stato di salute o di non salute!

Molto spesso durante le mie lezioni, porto l’esempio del formaggio per far comprendere quanto sia importante conoscere le storie del cibo per saperlo valorizzare, apprezzare ed inserire in modo opportuno all’interno della propria dieta. Basta fare un passo all’indietro di 50/60 anni per scoprire che il formaggio era considerato un “salva-vita”, un metodo per conservare alimenti ricchi di nutrienti per lunghi periodi e per assicurarsi una scorta sicura.

Già questo semplicissimo ragionamento, può far comprendere quanto fosse prezioso questo alimento. Un concetto oggi perduto anche a causa dell’esagerata offerta disponibile, eccessivamente ricca di referenze che creano caos e dubbi in merito alla qualità.

Proprio il termine qualità sta assumendo sempre più un significato “soggettivo”, a causa dell’eccesso di informazioni non filtrate. Ciascuno di noi ha costruito un proprio “disciplinare”, senza considerare che per ogni alimento devono esserci dei paletti ben precisi e chiari per poterlo definire “di qualità” e, di conseguenza, perché risulti essere un fattore di trascrizione positivo per il nostro stato di salute.

Il fatto che esistano, come nel caso del formaggio Montasio, un Consorzio e un marchio DOP, significa sottostare ad una legislazione ben precisa e chiara, che non lascio spazio a dubbi. A questo si aggiunge il fatto che un gruppo di persone “illuminate” ha deciso di riunirsi per redigere uno statuto e una normativa. Azioni utili a garantire sicurezza al consumatore, evitare qualsiasi dubbio e a non dimenticare che il “formaggio vero” fa parte della storia di tutti noi. Ecco che conoscere la tradizione dà vita all’innovazione!

A tutto ciò si aggiunge il fatto che alcune tipologie di formaggi stagionati, tra cui il Montasio, risultano essere privi di lattosio, ricchi in micronutrienti (vitamine e sali minerali) e in proteine. Queste caratteristiche fanno ben comprendere che il Montasio va interpretato come un alimento sicuro e completo da inserire coscientemente all’interno del piano alimentare settimanale.

Ritengo anche che determinati alimenti debbano essere rispettati quando si utilizzano in cucina. Mi spiego meglio: si hanno memorie del Montasio già dal 1200 e sino ad oggi è stata tramandata una tecnica, una passione e una storia. Eccedere con ulteriori lavorazioni e rielaborazioni in cucina può significare perdere la vera essenza del Montasio. Chiamiamolo “purismo”…

Ecco un consiglio su come abbinarlo ad un prodotto, forse il più rappresentativo, del periodo primaverile: l’asparago.

INSALATA DI ASPARAGI MARINATI CON RAVANELLI, ZENZERO E MONTASIO STRAVECCHIO

Ingredienti per una persona:

2 ravanelli

250 g di asparagi verdi

qualche fogliolina di timo fresco

mezzo cucchiaino di zenzero fresco sbucciato e grattugiato

un cucchiaio di olio extra vergine di oliva

1 cucchiaino di succo di limone

un pizzico di gomasio alle erbe

un pizzico di pepe

50g di Montasio Stravecchio a scaglie

Procedimento:

Dopo aver lavato gli asparagi, privarli dell’ultima parte del gambo, quella più

dura e legnosa. Tagliarli a strisce sottili aiutandosi con un pelapatate e adagiarli in

una ciotola. Tagliare a fettine anche i ravanelli e aggiungerli agli asparagi.

Buon appetito a tutta salute!

Quando il formaggio ispirò un’opera d’arte.

Nel 1934, il quadro “Persistenza della memoria” venne acquistato dal Museum of Modern Art di New York, dov’è attualmente esposto, e costituisce uno degli elementi più importanti della collezione del museo.

La storia di com’è nata quest’opera sugli orologi molli di Dalì è stata svelata dallo stesso artista all’interno della sua autobiografia, intitolata La mia vita segreta. Stando a quanto raccontato dallo stesso Dalì, questo capolavoro avrebbe preso vita in una sera come un’altra, nella quale Salvador e sua moglie Gala sarebbero dovuti uscire con amici per andare al cinema. A causa di un forte mal di testa, Dalì preferì rimanere a casa, mentre sua moglie uscì con gli amici; prima di andare al cinema, però, la coppia cenò a casa, mangiando del formaggio fresco; l’artista rimase colpito dall’eccezionale mollezza dell’alimento, e, una volta rimasto solo, continuò a riflettere sulla particolare consistenza del formaggio.

Successivamente, si recò nel suo atelier, dove si fermò ad osservare il suo ultimo lavoro ancora in fase di completamento, si trattava di una veduta di Port Lligat, e, in quell’attimo, ci fu l’idea geniale riguardo ai quattro orologi presenti nella scena: tre di loro si stanno sciogliendo, prendendo la forma degli elementi su cui sono appoggiati, mentre il quarto è rimasto solido, ma ricoperto da tante formiche nere, insetto per cui il pittore nutriva una grande fobia.

Nella scena, Dalì scelse di dipingere gli orologi, simbolo dello scorrere inesorabile del tempo, che rimangono impressi nella mente proprio per il loro particolare aspetto ispirato dalla mollezza di un formaggio!

Pensando al nostro Montasio, delle diverse stagionature quella che più richiama la mollezza è senza dubbio la consistenza del Fresco. Chissà il suo sapore delicato cosa avrebbe evocato nella mente del Re del Surrealismo.

Il formaggio Montasio: valido alleato nella dieta dello sciatore

Quando la neve comincia a scendere, si risveglia nel cuore dello sciatore la passione per le piste. Ma cosa mangiare durante una giornata sugli sci? In particolare, il formaggio può essere considerato un alimento adatto? Scopriamolo insieme.

Prima di cominciare l’attività sportiva, lo sciatore non deve dimenticare di fare una buona colazione per evitare pericolosi cali di zuccheri. Altra importante regola a tavola è evitare piatti troppo elaborati e ricchi di grassi, poiché l’organismo, dopo il pasto, è impegnato nella digestione e quindi richiama una maggior quantità di sangue al tratto gastro-intestinale, impoverendo di ossigeno il cervello e gli altri distretti corporei. Per questo è bene mantenersi leggeri. Un’idea per pranzo potrebbe essere una zuppa calda, facile da digerire e capace di riscaldare il corpo. Magari accompagnata da un pezzetto di formaggio Montasio DOP, che è ricco di principi nutritivi, quali proteine, calcio, fosforo, ferro e vitamine, ed è adatto anche alle persone intolleranti al lattosio, in quanto alimento privo di tale zucchero.

Anche del Montasio, come di tutti i cibi, è importante non fare un consumo troppo frequente ed eccessivo, nello specifico è consigliato mangiare il formaggio non più di tre volte a settimana, possibilmente in abbinamento a una porzione di frutta o di verdura, sia cotta che cruda. Inoltre, il formaggio, in quanto alimento già ricco di proteine e ferro, non andrebbe mai accostato ai salumi, alla carne, al pesce o alle uova. Bisogna tenere conto comunque che le diverse stagionature hanno differenti apporti calorici. Infatti, il Montasio stravecchio contiene una maggior quantità di proteine e grassi rispetto al Montasio fresco (click qui per maggiori info: http://www.montasio.com/educazione-nutrizionale/). Il Montasio può essere consumato anche da chi ha problemi di colesterolo. Infatti, secondo un recente studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Copenaghen e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, il formaggio stagionato, come il Montasio, fa bene alle arterie poiché aumenta i livelli di HDL, il colesterolo “buono” del sangue.

Infine, è utile portare con sé durante lo sci uno spuntino veloce, come una barretta proteica o un frutto, da consumare tra una pausa e l’altra, in modo da avere sempre le batterie al massimo per godersi la neve in sicurezza.

Il Montasio, un fenomeno in crescita… anche sui social!

1 ora e 53 minuti al giorno, questo il tempo medio che ogni utente italiano passa sui social network. Ecco perché il progetto di comunicazione “Momenti Montasio” ha incluso, a fianco delle attività tradizionali come la campagna stampa e le azioni di PR, anche una strategia di social media marketing. Sui canali digitali, le occasioni di consumo sono state presentate in chiave unconventional, uscendo dai luoghi comuni e trasmettendo la joy of life del crescente numero di utenti affezionati al brand. Negli ultimi 6 mesi, i fan su Facebook sono saliti dai 14.446 del 20 giugno ai 35.206 del 20 dicembre, mentre su Instagram dall’apertura del canale a luglio i follower sono già più di 1.000. Si tratta di una community che si allarga di giorno in giorno, aumentando di conseguenza l’awareness del brand, e che dimostra un elevato livello di interesse per i contenuti proposti, come dimostrato dalle centinaia di commenti e dalle migliaia di reaction ricevute in questi mesi. Un tasso molto elevato di engagement, che testimonia l’apprezzamento da parte degli utenti della content strategy. Il piano editoriale è incentrato da una parte sul fornire una corretta informazione scientifico-nutrizionale sull’alimento, ad esempio sulla naturale assenza di lattosio nel Montasio dai 2 mesi di stagionatura; e dall’altra sulla ricettabilità del prodotto attraverso una serie di contenuti video calendarizzati settimanalmente, in modo da abituare gli utenti a un appuntamento fisso con un contenuto di loro interesse.

Dall’analisi delle conversazioni sui canali social è emerso un sentiment molto positivo nei confronti del brand, non solo da parte dei consumatori di Friuli e Veneto, ma anche da quelli residenti in altre regioni. La strategia sui social media ha previsto anche il coinvolgimento di foodblogger e influencer del settore che hanno contribuito a rafforzare la brand reputation del Formaggio Montasio DOP. L’attività sui canali social, che oltre a Facebook (https://www.facebook.com/FormaggioMontasio/) e Instagram (https://www.instagram.com/formaggiomontasio/), ha visto anche l’apertura dei canali Twitter, YouTube, Pinterest e LinkedIn, ha contribuito a veicolare traffico sul nuovo sito web, lanciato a luglio 2018.

Le campagne di advertising sono state rivolte a tutto il territorio nazionale con focus su target specifici come le mamme attente all’alimentazione dei bambini, gli sportivi e le giovani coppie sensibili al lifestyle. Inoltre, per quanto riguarda la comunicazione delle serate di degustazione del Formaggio Montasio organizzate presso le principali città italiane, sono state attivate delle sponsorizzazioni geolocalizzate volte ad intercettare gli utenti che si trovano in prossimità del luogo in cui si svolge l’evento. Si è trattato quindi di un’attività strutturata volta a sviluppare l’aspirazionalità del prodotto tipico e sostenere l’attività dei consorziati per conquistare nuove fette di mercato. Il progetto di comunicazione sarà portato avanti anche nel 2019 con l’obiettivo di raggiungere traguardi ancora più ambiziosi.

Formaggio e cioccolato fondente: il dessert gourmet!

Il “food pairing” continua ad imperversare nelle cucine degli chef stellati ma anche in quelle delle persone comuni. Di cosa si tratta? Dell’abbinare in maniera insolita alimenti oppure bevande per creare un gusto capace di uscire dagli schemi. Uno degli accostamenti più ricercati, che potrebbe stupire i meno esperti, è quello del Formaggio Montasio con il cioccolato fondente.

Per creare un mix vincente, occorre scegliere un cioccolato fondente di alta qualità, ovvero quello in cui il quantitativo di cacao deve raggiungere almeno il 43% e il burro di cacao almeno il 28%. Alta qualità che si ritrova anche nel Montasio, un formaggio genuino che viene fatto oggi come si faceva oltre duecento anni fa e che si riconosce per il caratteristico sapore morbido e delicato, equilibrato, senza eccessi.

Un abbinamento da consumare con moderazione, visto l’importante apporto calorico di Montasio e fondente, ma capace di fornire all’organismo nutrienti preziosi, come il calcio contenuto nel formaggio e gli antiossidanti racchiusi nel cioccolato. Maggiori informazioni sulle caratteristiche nutrizionali del Formaggio Montasio al link: http://www.montasio.com/educazione-nutrizionale/.

Una ricetta facile da provare subito per un dessert gourmet è quella dei “Bon Bon di Montasio Stagionato ricoperti di cioccolato fondente”.  Gli ingredienti sono semplicemente 150 gr di Montasio Stagionato più di 10 mesi e 150 gr di cioccolato fondente. Si inizia tagliando il Montasio in pezzi di un paio di centimetri ciascuno. Poi si scioglie a bagnomaria il cioccolato, mescolando di tanto in tanto a fuoco spento. Una volta che il cioccolato sciolto è diventato tiepido vi si intingono i pezzi di formaggio e si lasciano asciugare in un luogo fresco e pulito per qualche ora. Il gusto piacevolmente saporito del Montasio si sposa perfettamente con il dolce-amaro del fondente, dando vita a un matrimonio culinario che i commensali non dimenticheranno facilmente.

Da dove nasce la fobia per il formaggio

I consigli del dott. Emanuel Mian, PhD- Psicologo/psicoterapeuta – Responsabile scientifico Emotifood.

Le fobie sono paure, intense e difficili da scacciare, che proviamo per qualcosa che non è un vero e proprio pericolo ma che percepiamo come una minaccia.
Mentre starete leggendo queste righe il vostro primo pensiero potrebbe andare al timore per i ragni o per gli aghi, paure comuni insomma, ma ben pochi penserebbero che ci sono numerose persone che temono un alimento nello specifico: il formaggio. L’innocuo latticino può quindi diventare oggetto di una fobia e rappresentare un vero e proprio “tallone d’Achille” difficile da gestire. Quel che è peggio, la turofobia (questo il nome tecnico) spesso viene sottostimata e anche derisa, rendendo ancora più difficile, per chi ne soffre, parlarne e cercare dei rimedi. Altri ancora la mascherano riferendo una sorta di allergia ma la realtà, purtroppo è ben diversa.
L’avversione per il formaggio può anche rientrare nelle fobie alimentari, ossia una repulsione verso un alimento, che spinge a evitarne qualunque tipo di contatto: mangiarlo, vederlo, toccarlo, sentirne l’odore. La sensazione di fastidio può affievolirsi magari quando a livello sensoriale non è pienamente percepito: per questo alcuni tollerano il formaggio se mascherato nelle varie pietanze e accettano più facilmente la mozzarella, diversa dagli altri latticini per forma e profumo.
E’ importante dire che le persone fobiche, sono sostanzialmente ansiose e tendono quindi a evitare le situazioni associate alla paura, ma alla lunga questo meccanismo diventa una vera e propria trappola. Infatti, la strategia principale è di evitare i formaggi, le situazioni in cui il formaggio può essere presente a tavola, ma può portare persino ad aver timore del colore giallo.
L’evitamento non fa altro che confermare nel tempo la pericolosità della situazione evitata, anche se in realtà non sarebbe accaduto nulla, e prepara all’evitamento successivo. Se evitare, diminuisce temporaneamente l’ansia, dall’altra aumenta la sfiducia nelle proprie capacità di fronteggiare la situazione e quindi aumenta il senso di inadeguatezza, specie se il timore è di portare alla bocca del semplice e buon formaggio che piace quasi a tutti!
Quel che è peggio è rappresentato dal fatto che, il timore verso gli alimenti, qualsiasi essi siano, porta ad evitare molte situazioni sociali: dal pranzo al lavoro o all’università sino a temere ad una serata tra amici, sino ad avere sintomi tipici quali la tachicardia, la sensazione di nodo in gola sino a temere il soffocamento.
Oltre a ciò, ci sono anche comportamenti particolari con tutto ciò che è venuto a contatto con il formaggio, tipo cambiare le posate che lo hanno toccato o lavarsi le mani prima di affrontare altri cibi.
Immaginare di non mangiare mai una pizza con la mozzarella sembra difficile da credere per chi non soffre di questa fobia, ma questo timore è meno raro di quanto si possa immaginare.
Ovviamente qui parliamo di fobia ma a tutti sarà capitato di avere un familiare o un amico che ha una repulsione per il formaggio. Questo, a livello sensoriale, riguarda soprattutto le donne, ed è molto presente nei bambini, specie nei confronti dei latticini dal sapore deciso, come il gorgonzola o il taleggio. Molto spesso, questo fastidio migliora con il tempo ed i piccoli imparano quindi con gli anni ad accettarne il gusto, se avvicinati ad essi adeguatamente, mentre se questa problematica permane in età adulta è difficile superare l’avversione, ma non impossibile.
Ma perché alcune persone provano emozioni molto forti verso un alimento? Beh, ovviamente non parliamo di allergia o intolleranza che sono cose ben diverse, ma di un forte disgusto, innato o indotto, che porta al rifiuto parziale o totale di quel sapore sino al punto da non tollerare l’idea di vederlo o immaginarlo sulla propria tavola. Puo’ essere presente un episodio traumatico a cui è collegato il formaggio, al quale la psiche lo associa da quel momento. Per esempio, essere stati obbligati da piccoli a finire quell’alimento, aver iniziato a mangiare il formaggio quando si era sazi ed essere costretti a portare a termine l’azione e così via..
Il gradimento o il disgusto nei confronti di alcuni cibi, può avere una predisposizione ereditaria, dato che la percezione di un sapore come quello del formaggio è gestita da almeno una trentina di geni. Può essere anche questo il motivo per cui alcuni adorano il gusto del formaggio e altri lo detestano e continuano a farlo anche se provano ad avvicinarsi a questo alimento.
Ovviamente c’è anche una componente ambientale e famigliare che può favorire o meno l’avvicinamento e il gradimento: i sapori della dieta materna raggiungono il liquido amniotico, parzialmente deglutito dal feto, e continua nell’infanzia. È stato dimostrato, inoltre, che i pasti in famiglia influenzano le scelte future rispetto al gusto. Questo significa che, se in famiglia non si consuma il formaggio, per emulazione non lo faranno neppure i piccoli di casa o lo faranno difficilmente.
L’avversione nei confronti di questo alimento, durante la crescita, può anche essere dettata da una sorta di autoregolazione dell’organismo che, quando quel cibo viene assunto in gran quantità, spinge a ricercarne altri per soddisfare tutti i fabbisogni nutrizionali. Un bambino, potrebbe rifiutare i secondi a base di formaggio perché il suo corpo ha più bisogno di carne o di pesce.
Il consiglio per i genitori è di lasciare una certa libertà di scelta degli alimenti e non insistere se il piccolo manifesta un’avversione, che può anche essere temporanea.
Nei casi rari in cui la fobia è tale da condizionare la quotidianità, si può pensare a un percorso di psicoterapia del comportamento alimentare, meglio se a indirizzo cognitivo-comportamentale ma che preveda sia la presenza dello psicologo che della dietista.

Ecco i miei consigli
1. Parla a te stesso per combattere la tua paura e fidati di te quando ti dici che potrai batterla
2. Leggi di cosa hai paura. Leggi ricette, articoli su diversi formaggi, abbinamento con vini ed altri alimenti ecc.
3. Inizia gradualmente e aumenta la dose gradualmente.
4. Parla della tua conquista. Sii entusiasta e di ‘a tutti quelli che vogliono ascoltare.
5. Trova idealmente qualcuno con cui puoi condividere i tuoi passi.

E non dimenticare che anche chi ti scrive, da piccolo, nascondeva il formaggio sotto al tavolo, ma ora da adulto, non ne potrebbe fare a meno!
Datti tempo… dai tempo.

Montasio: una produzione sostenibile e di qualità

Le dinamiche produttive attente ai consumatori moderni vengono raccontate da Francesco Marangon, economista agrario dell’Università di Udine, tra i membri consultivi del CdA del Consorzio per la Tutela del Formaggio Montasio.

La zona di produzione del formaggio Montasio, originariamente limitata all’omonimo massiccio, comprende oggi l’intera regione Friuli Venezia Giulia, le province di Belluno e Treviso, e parte delle province di Padova e Venezia.

La produzione del Montasio rispecchia la tendenza generale del comparto produttivo e degli altri formaggi a pasta cotta e semidura, suoi diretti concorrenti. Mentre nei primi anni del 2000 la produzione complessiva di formaggio Montasio superava il milione di forme l’anno, negli ultimi anni le forme prodotte sono state intorno alle 800 mila; nel 2017 hanno raggiunto quota 794 mila, corrispondenti a circa 5.600 tonnellate. Da notare che, nell’anno in corso, la produzione appare in crescita rispetto all’anno precedente, a fine settembre 2018 le forme prodotte sono state 625 mila, contro le 581 del settembre 2017, con un aumento pari al 7,41%. Nel 2018 si supereranno ampiamente le 850 mila forme, registrando un sensibile aumento rispetto agli anni precedenti.

Il miglioramento delle performance può essere spiegato con l’adozione di nuove strategie di penetrazione commerciale e la scelta di ampliare la gamma di prodotti. In primo luogo, le decisioni strategiche riguardano essenzialmente il lavoro fatto per rilanciare l’identità specifica ed il posizionamento del prodotto, anche attraverso la partecipazione a fiere ed eventi di rilievo. In secondo luogo, la volontà di rispondere al meglio alle esigenze sempre più diversificate delle diverse tipologie di consumatori, si è concretizzata con il lancio di nuovi formati monoporzione e con la crescente visibilità garantita dalle produzioni biologiche di Montasio DOP, così da venire incontro anche ai consumatori più attenti alle scelte di responsabilità e sostenibilità ambientale. Una tradizione gastronomica offerta da imprese che sanno evolversi senza tradire i propri valori.

 

 

Montasio e vini: gli abbinamenti per un “marriage” perfetto.

Michele Biscardi, noto sommelier della F.I.S. (Fondazione Italiana Sommelier), analizza le caratteristiche sensoriali del Formaggio Montasio DOP per suggerire i vini che meglio si abbinano a questa eccellenza della gastronomia italiana.

Sebbene sia originario del Sud, diversi prodotti gastronomici del Friuli Venezia Giulia, che oramai considero la mia Regione, mi hanno da sempre affascinato. Uno di questi è il Montasio DOP, che ritengo essere, al pari di un buon vino, un’espressione e una bandiera del territorio in cui viene prodotto. Una prelibatezza che mi concedo anche come piacevole intermezzo durante una chiacchierata con gli amici.

Il Montasio è un formaggio versatile, che può essere gustato in diverse stagionature: fresco, minimo due mesi, semi stagionato, minimo 4 mesi, stagionato, sui dieci mesi e addirittura stravecchio, più di diciotto mesi (click qui per approfondire le stagionature: http://www.montasio.com/il-formaggio-montasio/). Prendendo in prestito il linguaggio dei degustatori di formaggi, il Montasio si definisce un formaggio a crosta sottile e liscia; il colore che inizialmente è paglierino chiaro, con l’avanzare della stagionatura, diventa più carico; come la pasta, che si fa più dura e friabile. Anche l’occhiatura, quei buchetti che si notano al taglio del formaggio, diventa sempre più rada e fine con il passare dei mesi.

Dal punto di vista organolettico, questo formaggio si contraddistingue per i persistenti profumi di erbe, di latte cotto e di fieno. Al gusto rilascia una piacevole nota dolce e una lieve acidità; nel Montasio stagionato prevalgono la sapidità e una leggera piccantezza che non dispiace. Il formaggio va gustato lentamente per percepirne tutti i sapori. Nelle varie zone della lingua, infatti, si distinguono differenti sensibilità per i 4 sapori fondamentali: il dolce si sente in maggior misura sulla punta; l’acido e il salato ai lati; l’amaro in fondo. A dire il vero vi è anche un quinto sapore, poco noto, si tratta dell’”umami”, un gusto fondamentale identificato nel 1908 dal chimico giapponese Kikunae Ikeda. In giapponese, questo termine significa “saporito” e indica, per l’esattezza, il sapore di “glutammato”, particolarmente presente in cibi ricchi di proteine, come la carne, il prosciutto crudo e, appunto, il formaggio.

In tema di abbinamento, è in base alle diverse stagionature del formaggio che si individua la tipologia di vino più appropriata. Per il Montasio fresco consiglio un vino rosso giovane, non troppo strutturato e/o morbido, come un Merlot o un Pinot Nero di ottima qualità. Con il Montasio stagionato, invece, è ottimo un Cabernet Franc, oppure un Refosco dal Peduncolo Rosso o ancora uno Schioppettino, ovvero vini strutturati e con un carattere ben definito sia per morbidezza che per alcolicità. Ma il Montasio stagionato si sposa molto bene anche con il principe dei vini dolci italiani: il Picolit, un vitigno a bacca bianca, autoctono del Friuli, che è apprezzato in tutto il mondo.

Va detto, infine, che anche il gusto personale rimane un criterio da considerare per scegliere il giusto vino da abbinare a una pietanza. Perché ogni buon pranzo e ogni buon vino sono delle vere emozioni da vivere in prima persona.