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Il Contadino Nick consiglia: Montasio e ortica selvatica.

Il “Contadino Nick”, nome d’arte di Niccolò Burinato, 28enne di Desio che è conosciuto sui social per i consigli sulle coltivazioni agricole, fornisce una sua interpretazione del principe dei formaggi friulani, il Montasio Dop. 

«Mater artium necessitas» direbbero gli antichi, «la necessità aguzza l’ingegno» diremmo noi. La stagione del raccolto homemade stenta a decollare, complice il maltempo e l’escursione termica di questi mesi. Questa condizione precaria e altalenante, influisce direttamente sulla quantità e sulla qualità della frutta e della verdura di stagione che faticano, conseguentemente, a maturare ed a regalarci quel loro inconfondibile sapore intenso, condito dal lavoro, dall’impegno e da una dose di buona volontà. Pertanto, non dobbiamo arrenderci ma aguzzare l’ingegno ed utilizzare, ad esempio, i frutti che la terra riesce spontaneamente a donarci.

Uno di questi prodotti, facilmente reperibile nei mesi primaverili ai bordi dei boschi, delle strade di campagna e nelle zona di penombra dei terreni incolti, è l’ortica selvatica, tanto bistrattata quanto necessaria per alcune sue proprietà e benefici. L’ortica selvatica, tuttavia, per poter essere impiegata in cucina deve essere assolutamente raccolta – sempre mediante l’uso di guanti – prima che fiorisca, altrimenti non potremo più servircene. Di questa dovremo utilizzare solamente le foglie nuove, quelle poste nella parte più alta della pianta, avendo cura di averle lavate attentamente prima e sbollentate poi. Questa fase consentirà di eliminare la proprietà urticante dell’ortica rendendola, a tutti gli effetti, un’erba pronta per essere utilizzata in diversi modi in cucina.

Grazie al suo gusto amarognolo possiamo identificare l’ortica, inoltre, come un partner ideale per il formaggio Montasio DOP mezzano, dall’inconfondibile sapore rotondo che ben si sposa con il carattere erbaceo della pianta. Un connubio perfetto per due prodotti sani e genuini, reso ancor più definito se presentato nelle vesti raffinate di un flan, ricoperto da una deliziosa e leggera crema al Montasio DOP mezzano ed accompagnato da croccanti frittelle di fiori di sambuco.

Una ricetta elegante, poco impegnativa ed in grado di far esprimere ancora di più le qualità del formaggio Montasio, esaltandone al tempo stesso la dolcezza ed il suo sapore delicato. Un piatto ricercato che parte soprattutto dalla consapevolezza che la maggior parte dei frutti che la terra ci offre, può essere impiegata nelle nostre cucine. Mai come oggi, pertanto, bisogna fare di necessità virtù!

Vediamo ora nel dettaglio come preparare questo sfizioso antipasto:

INGREDIENTI PER FLAN DI ORTICHE CON CREMA DI MONTASIO DOP MEZZANO E FRITTELLE DI FIORI DI SAMBUCO

PER QUATTRO FLAN 

500 g ortiche selvatiche (foglie alte della pianta)

2 tuorli

100 g Montasio DOP mezzano grattugiato

1 spicchio d’aglio

q.b. sale fino

q.b. noce moscata

q.b. pepe bianco

q.b. olio extra vergine di oliva

PER LA CREMA

200 g Montasio DOP mezzano

100 g latte intero

PER LE FRITTELLE

1 fiore di sambuco

50 g farina di riso

3 cubetti di ghiaccio

70 ml acqua frizzante

q.b. olio di arachidi

PREPARAZIONE FLAN

Mettere in una padella un filo d’olio extravergine d’oliva e far dorare lo spicchio d’aglio schiacciato, aggiungere le ortiche precedentemente sbollentate e strizzate, lasciare insaporire leggermente, salare e pepare a piacere. Rimuovere l’aglio dalla padella e frullare le ortiche (in caso di difficoltà versare una piccola quantità di latte intero, q.b.), aggiungere successivamente la noce moscata q.b., 2 tuorli e 100 g di Montasio DOP mezzano, precedentemente grattugiato, abbassando la velocità del frullatore. Aggiustare con un pizzico di sale e trasferire il tutto in stampini per cottura precedentemente oliati ed infornare a 160° per circa 15 min.

PREPARAZIONE CREMA

Tagliare 200 g di Montasio DOP mezzano a fette sottili e lasciarle riposare nel latte per circa mezz’ora. Fondere il tutto a bagnomaria fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.

FRITTELLE DI FIORI DI SAMBUCO

Preparare una boul contenente 50 g di farina di riso, aggiungere 3 cubetti di ghiaccio e stemperare con una frusta in 70 ml di acqua frizzante da frigorifero, circa 4°, fino ad ottenere una pastella liscia e fluida. Tagliare il fiore di sambuco in quattro fiocchetti e friggerli in olio di arachidi precedentemente riscaldato a 180°.

PRESENTAZIONE DEL PIATTO

Sformare il flan sul piatto, ricoprirlo con un cucchiaio di crema e decorare con un fiocchetto di frittella di fiore di sambuco.

Buon appetito!

La campagna di promozione “Momenti Montasio” premiata all’Interactive Key Award 2019

Premio speciale Editor’s Choice per una comunicazione integrata coinvolgente e innovativa in ambito food

Udine, 23 maggio 2019 – “Momenti Montasio” tra i migliori progetti digitali dell’anno: la campagna di promozione multicanale della dop friulana si è aggiudicata il prestigioso premio “Editor’s Choice” al 20° Interactive Key Award 2019, il riconoscimento nazionale più importante nella comunicazione online in scena lo scorso 22 maggio nell’auditorium dello IULM di Milano alla presenza dei massimi esponenti della comunicazione e del giornalismo italiano.

Uno speciale riconoscimento per aver affrontato in maniera coinvolgente e innovativa la comunicazione integrata in ambito food, sostenendo l’aspirazionalità di un prodotto a Denominazione di Origine Protetta e aumentandone la domanda. Una campagna pubblicitaria veicolata in rete, in diversi “momenti” dell’anno, che ha permesso di rilanciare l’immagine di questo tipico prodotto alimentare, rafforzandone la reputazione e rilanciandone i consumi. E’ questa la motivazione del premio la cui strategia, affidata alla storica agenzia di marketing udinese Aipem, ha originato un progetto di comunicazione integrata multicanale, le cui attività in rete hanno contribuito ad aumentare l’engagement sui social, generare traffico qualificato sul sito web e incrementare la visibilità del prodotto.

E i numeri lo dimostrano tanto che la rinnovata immagine, il nuovo website, il blog tematico, le videoricette, l’ufficio stampa e i canali social, incentivati dalle numerose attività messe in campo dal Consorzio del Montasio hanno generato un traffico di centinaia di migliaia di utenti.

“Assieme all’agenzia Aipem abbiamo totalmente rivisto l’immagine del nostro prodotto – racconta Marina Cavedon direttore e responsabile marketing del Consorzio Montasio – anche in virtù del nuovo posizionamento di marca. Ci siamo orientati verso un’immagine più ricercata ma al contempo semplice, elegante e minimale, con il giusto tocco di appeal. Le numerose attività di comunicazione veicolate in rete ma anche sui media tradizionali, a cui si sono affiancate diverse iniziative di promozione e degustazione sul territorio nazionale – aggiunge il direttore – sono state particolarmente invitanti e coinvolgenti, aumentando i consumi, offrendo al contempo importanti informazioni sui valori nutrizionali di questo nostro tipico prodotto.”.

Il formaggio Montasio sposa la fragola per un’esplosione di gusto a tavola

Con l’arrivo della primavera, i mercatini di frutta e verdura si tingono di un rosso intenso: è quello delle fragole. Considerato da grandi e piccini come un frutto tra i più dolci e i più amati, la fragola garantisce un’altissima versatilità̀ in cucina, permettendo agli chef e agli appassionati di dare libero sfogo alla fantasia, creando accostamenti armoniosi sia caldi che freddi, sia dolci che salati. Un abbinamento da veri intenditori è senza dubbio quello della fragola con il Formaggio Montasio DOP.

Grazie alla sua consistenza e al suo sapore deciso ed inconfondibile, la fragola può essere abbinata sia a latticini freschi e spalmabili, sia ai formaggi stagionati e semiduri. Nel primo caso è possibile dare vita ad innumerevoli varianti di cheesecake, famose per utilizzare il formaggio fresco e spalmabile nella pasticceria ed abbinarlo a classici ingredienti tipici delle portate dolci, come cioccolato, crema e frutta.

Nel secondo caso invece l’abbinamento delle fragole a formaggi più stagionati permette di creare una combinazione di sapori insolita ma perfettamente bilanciata. Ad esempio, il Montasio Stravecchio, ovvero quello con oltre 10 mesi di stagionatura (click qui per saperne di più: http://www.montasio.com/il-formaggio-montasio/), dalla consistenza granulosa e friabile e dal gusto raffinato e gustoso, si presta perfettamente ad essere aggiunto a un’insalata preparata con rucola o valeriana, avocado e pezzetti di fragole fresche. Si crea così un piatto ricco di sostanze nutritive e pieno di colore, che fa venire il buon umore. L’ultima moda è infatti proprio quella di utilizzare la frutta come una normale verdura, per dare una marcia in più alla classica insalata.

Ma il formaggio riesce ad esprimersi al meglio anche con un altro tipo di preparazione a base di fragole, ovvero la confettura. Ecco che il sapore pieno e deciso del Formaggio Montasio Mezzano viene esaltato dalla dolcezza della confettura di fragole, grazie al piacevole contrasto di sapori. In fondo, partendo da prodotti di qualità, basta un pizzico di fantasia per rendere vario e non convenzionale ogni piatto.

IL MIRAGGIO DEL MONTASIO

Il Montasio interpretato da un inedito punto di vista visivo, quello di Ulderica Da Pozzo, fotografa professionista che già dai primi anni Ottanta racconta il suo rapporto con il territorio e il mondo contadino a cui è legato.

 

Quando lassù sul Montasio la primavera sta per diventare estate e il bianco della neve si scioglie anche sulle rocce più alte, è ora di partire. O meglio di tornare a salire. Come ogni anno, quando i prati del Montasio diventano un miraggio verde e si trasformano in pascolo.

 

Le mucche arrivano, alcune camminando, altre dopo lunghi viaggi sui camion che attraversano il Friuli, risalgono le valli e superano le tante curve tra le faggete. Quando scorgono il cielo azzurro e le nuvole rotonde che passano, corrono e cambiano forma, le mucche capiscono di essere in alto, di essere finalmente arrivate nella loro casa estiva. La mattina quando escono dalle casere, con i pastori che le accompagnano verso i pascoli, riconoscono subito la bellezza, ascoltano il rumore tenue e il fresco dell’aria che muove l’erba.

 

 

La sera l’erba diventa uno scorrere bianco di latte e nel piccolo caseificio della malga il giovane casaro diventa il primo attore. Colui che farà diventare il latte altro. È un meraviglioso tantra, che si ripete ogni giorno, quello dell’erba che diventa latte. Il latte che viene munto e riempie i bidoni lucenti che escono dalle casere e poi viaggiano verso il luogo dove si compie la magia della trasformazione. Nel giovane casaro che incontro, c’è la tecnica appresa a scuola, ma anche l’arte che viene da un mondo arcaico dove i gesti si trasmettono, e si imparano osservando. Saperi che sono difficili da raccontare in fotografia.

 

Se parli con il giovane casaro, che ha il potere e la responsabilità di fare diventare il latte formaggio, e lo guardi mentre lavora, avverti la passione che ci deve mettere nel lavorare una materia viva. E poi scopri le forme, solo quelle migliori vengono marchiate Formaggio Montasio, ciascuna con stampato il numero del giorno e del mese: un meraviglioso gioco di geometrie e di date, appoggiato su tavole di legno chiaro, che racconta il trascorre del tempo in malga.

 

Nel sorriso del casaro, che tiene in braccio una sua forma, c’è l’orgoglio del premio vinto per il miglior formaggio di malga dell’anno, ma anche la consapevolezza di essere un ragazzo di oggi che ha scelto di vivere in alto: là dove i giorni e il tempo acquistano il valore vero del fare. Lassù dove non si può barare: perché quando apri la prima forma rotonda è lei che parla, con il suo profumo, il suo sapore.

 

 

Sake e Montasio: il duo gourmet del Far East Film Festival 2019

Oriente e Occidente si incontrano dal 26 aprile al 4 maggio al Far East Film Festival di Udine, il più grande festival del cinema popolare asiatico. La kermesse, giunta alla sua 21ma edizione, vedrà l’alternarsi di film che affrontano tematiche sociali di rilievo, come la condizione della donna e i concetti di “libertà” e di “censura”. La manifestazione prevede anche degustazioni, workshop, esibizioni, concerti e molto altro, per vivere e respirare la cultura asiatica a 360 gradi proprio nel cuore della città friulana.

 

Quest’anno il Far East Film Festival unirà non solo due culture ma anche due sapori, due eccellenze, dei rispettivi territori: Sua Maestà il sakè e Sua Maestà il Montasio! Dopo la proiezione di “KAMPAI! Sake Sisters”, sul grande schermo udinese in prima mondiale, ci sarà un imperdibile talk-degustazione di Montasio e Sake, durante la quale interverranno la produttrice, Miho Imada, e la sommelier Giovanna Coen.

Il film, che vede il ritorno del regista Mirai Konishi, indaga la presenza femminile nell’industria giapponese del sake, un tempo dominata dagli uomini. A guidare lo spettatore attraverso l’affascinante mondo del Sake, tre donne pioniere del settore: Miho Imada, figlia di un mastro produttore a capo di un vecchio stabilimento di Hiroshima, e ora lei stessa produttrice; Rebekah Wilson-Lye, consulente neo-zelandese che mette in relazione i produttori di sake con altre realtà industriali; e Marie Chiba, giovane e carismatica proprietaria di un sake-bar a Tokyo, che si diverte a creare originali combinazioni tra la tipica bevanda e vari prodotti culinari.

L’evento, organizzato in collaborazione con il Consorzio Formaggio Montasio e Q.B. (Il quotidiano online di gusto e buongusto), prevede l’ingresso alla degustazione solo in abbinamento al biglietto per il documentario “KAMPAI! Sake Sisters”, che verrà proiettato mercoledì primo maggio alle 13.00 presso il Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Info e prenotazioni presso la biglietteria del Teatro Nuovo.

 

IL CIBO E LE SUE MEMORIE

Lo chef Stefano Polato, autore dei pasti che l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti ha portato con sé durante la missione spaziale “Futura”, racconta come negli ultimi decenni si siano perse per strada informazioni, tradizioni e storie. Una carenza che ha causato un allontanamento dal vero significato della parola “CIBO”.

Per questo è importante ripercorrere la storia del formaggio con approccio antropologico.

 

Da una decina di anni mi sono addentrato nel complicato mondo della divulgazione. Specifico “complicato”, in quanto, oggi giorno tutti (o quasi) parlano di cibo e orientarsi in un mare di informazioni è difficile, soprattutto considerato che molto spesso tali informazioni risultano essere contraddittorie, malamente veicolate e non filtrate scientificamente.

Incontrando adulti, adolescenti, bambini, noto una costante carenza di conoscenza storica del cibo, del perché determinati alimenti/preparazioni sono nate e quale ruolo hanno ricoperto nell’evoluzione dell’uomo. La cosa mi lascia sempre un po’ di amaro in bocca. La scienza oggi sta urlando al mondo che il cibo comunica con il nostro DNA. Nutrigenetica e nutrigenomica confermano che l’alimentazione rappresenta un fattore di trascrizione e che gli alimenti introdotti con la dieta possono esercitare a livello del genoma umano effetti diretti, alterando l’espressione e/o la struttura dei geni.

Detto questo, com’è possibile non conoscere in modo approfondito ciò che mettiamo in bocca? È ancora pensabile alimentarsi solo per abitudine e con superficialità? Siamo parlando di qualcosa che ha la capacità di determinare il nostro stato di salute o di non salute!

Molto spesso durante le mie lezioni, porto l’esempio del formaggio per far comprendere quanto sia importante conoscere le storie del cibo per saperlo valorizzare, apprezzare ed inserire in modo opportuno all’interno della propria dieta. Basta fare un passo all’indietro di 50/60 anni per scoprire che il formaggio era considerato un “salva-vita”, un metodo per conservare alimenti ricchi di nutrienti per lunghi periodi e per assicurarsi una scorta sicura.

Già questo semplicissimo ragionamento, può far comprendere quanto fosse prezioso questo alimento. Un concetto oggi perduto anche a causa dell’esagerata offerta disponibile, eccessivamente ricca di referenze che creano caos e dubbi in merito alla qualità.

Proprio il termine qualità sta assumendo sempre più un significato “soggettivo”, a causa dell’eccesso di informazioni non filtrate. Ciascuno di noi ha costruito un proprio “disciplinare”, senza considerare che per ogni alimento devono esserci dei paletti ben precisi e chiari per poterlo definire “di qualità” e, di conseguenza, perché risulti essere un fattore di trascrizione positivo per il nostro stato di salute.

Il fatto che esistano, come nel caso del formaggio Montasio, un Consorzio e un marchio DOP, significa sottostare ad una legislazione ben precisa e chiara, che non lascio spazio a dubbi. A questo si aggiunge il fatto che un gruppo di persone “illuminate” ha deciso di riunirsi per redigere uno statuto e una normativa. Azioni utili a garantire sicurezza al consumatore, evitare qualsiasi dubbio e a non dimenticare che il “formaggio vero” fa parte della storia di tutti noi. Ecco che conoscere la tradizione dà vita all’innovazione!

A tutto ciò si aggiunge il fatto che alcune tipologie di formaggi stagionati, tra cui il Montasio, risultano essere privi di lattosio, ricchi in micronutrienti (vitamine e sali minerali) e in proteine. Queste caratteristiche fanno ben comprendere che il Montasio va interpretato come un alimento sicuro e completo da inserire coscientemente all’interno del piano alimentare settimanale.

Ritengo anche che determinati alimenti debbano essere rispettati quando si utilizzano in cucina. Mi spiego meglio: si hanno memorie del Montasio già dal 1200 e sino ad oggi è stata tramandata una tecnica, una passione e una storia. Eccedere con ulteriori lavorazioni e rielaborazioni in cucina può significare perdere la vera essenza del Montasio. Chiamiamolo “purismo”…

Ecco un consiglio su come abbinarlo ad un prodotto, forse il più rappresentativo, del periodo primaverile: l’asparago.

INSALATA DI ASPARAGI MARINATI CON RAVANELLI, ZENZERO E MONTASIO STRAVECCHIO

Ingredienti per una persona:

2 ravanelli

250 g di asparagi verdi

qualche fogliolina di timo fresco

mezzo cucchiaino di zenzero fresco sbucciato e grattugiato

un cucchiaio di olio extra vergine di oliva

1 cucchiaino di succo di limone

un pizzico di gomasio alle erbe

un pizzico di pepe

50g di Montasio Stravecchio a scaglie

Procedimento:

Dopo aver lavato gli asparagi, privarli dell’ultima parte del gambo, quella più

dura e legnosa. Tagliarli a strisce sottili aiutandosi con un pelapatate e adagiarli in

una ciotola. Tagliare a fettine anche i ravanelli e aggiungerli agli asparagi.

Buon appetito a tutta salute!

Diventare grande insieme al Montasio

La crescita di un bambino e i suoi trasferimenti per l’Italia alla ricerca del gusto originario del Montasio DOP, scoperto in un mercato. La storia dello speaker e giornalista Lorenzo Dardano.

 

Il primo assaggio di Montasio risale a circa trent’anni fa, al tempo delle elementari, quando il sapore del formaggio per me era quasi sconosciuto. Uscito da scuola, mano nella mano con mia mamma, mi recavo al mercato alimentare di Ancona, la città dove all’epoca vivevo col resto della mia famiglia. Si trattava di una maestosa struttura in ferro dal tetto a vetri, che ospitava decine e decine di banconi stracolmi di ogni ben di Dio, che con i loro aromi mi facevano salire l’acquolina in bocca. La nostra spesa quotidiana si concludeva sempre da Maurizio, il lattaio che aveva il banco proprio all’ingresso del mercato. Mentre serviva col suo consueto sorriso le persone avanti a noi, i miei occhi da bambino, che avevano appena conosciuto l’alfabeto, scorrevano le varie forme di formaggio esposte di cui cercavo di immaginare il gusto, e tentavano di leggere le etichette sillabandole.

M…O…N…T…”. “E a questo giovanotto non gli diamo niente da mangiare?”, domandò ad alta voce Maurizio interrompendo la mia lettura stentata. “Io vorrei questo…”, risposi indicando col ditino quel formaggio dal colore giallo e dalla crosta liscia. “Il Montasio fresco, ottima scelta, questo viene dal Friuli, glielo faccia assaggiare…”, esclamò rivolgendosi a mia madre mentre le porgeva la fetta tagliata per me. Da bambino curioso e impaziente quale ero, lo mangiai in un sol boccone, ringraziandolo goffamente. Mentre assaporavo il suo gusto delicato, facendo ritorno a casa, non potevo certo realizzare che quel formaggio di cui quel giorno imparai il nome, mi avrebbe fatto compagnia per lungo tempo.

 

L’assaggio del Montasio divenne infatti una buona abitudine quotidiana, che continuai a seguire anche quando, crescendo, cambiai scuole. Malgrado mi trovassi ora più distante dal mercato, cercavo comunque di ritagliarmi un momento per andare a salutare Maurizio prima di tornare a casa per il pranzo. Da adolescente più alto e robusto, il mio sguardo ora poteva scorgere meglio tutte le forme che affollavano ogni giorno il suo bancone rimasto sempre all’ingresso. Eppure alla fine la mia preferenza cadeva sempre sul Montasio che, grazie a lui, scoprivo nelle sue diverse stagionature. “Hai provato il Mezzano? Assaggia lo Stagionato…Aspetta, senti lo Stravecchio!”, mi incalzava giorno dopo giorno. Era come se la mia crescita – tra cambi di voce, abiti e scarpe – passasse piacevolmente da quel rito di cui non riuscivo più a fare a meno. Al punto da scegliere il Montasio non solo a tavola, ma anche a merenda e perfino fuori casa. Ho continuato infatti a seguire il suo particolare “richiamo” durante tutti i traslochi della mia vita, andandolo a scovare ed acquistare nei mercati delle città in cui mi trasferivo per studio o lavoro.

 

 

Oggi che, dopo vari cambiamenti, la voce è diventata quella di un adulto – e persino il mio principale strumento di lavoro – mentre la taglia dei vestiti è (fortunatamente) la stessa da un po’, non ho di certo abbandonato i miei “momenti Montasio”: prima della palestra, durante l’aperitivo con gli amici e, perché no, dopo una diretta notturna. Malgrado avessi ormai imparato a conoscere bene le sue stagionature, avevo come la sensazione che non fossi più riuscito a ritrovare il suo gusto originario. Quello che avevo assaporato anni prima da bambino all’uscita da scuola e che mi aveva fatto capire che gusto avesse il formaggio. Ed è per questo che quando di recente ho avuto la possibilità di tornare ad Ancona, non ho esitato a rifare lo stesso percorso a piedi che, benché fosse passato molto tempo, ricordavo ancora bene. La via che mi conduceva al mercato da cui provenivano gli stessi profumi di allora, a quel bancone che era ancora lì all’ingresso e che ospitava, come immaginavo, Maurizio. A parte qualche capello bianco in più, era sempre lui col suo immancabile sorriso e il cappellino bianco in testa. Ero convinto non mi avrebbe mai riconosciuto ed invece, non appena ha incrociato il mio sguardo, ha preso la forma ed ha cominciato ad affettare senza che nemmeno glielo chiedessi. Dopo avergli raccontato dove fossi finito e di cosa mi occupassi, mi ha detto solamente “Ti ascolterò”. Promettendo che gli avrei inviato l’articolo una volta pubblicato, me ne sono andato con in bocca il suo sapore originario e sottobraccio il pezzo di Montasio, che continuavo a guardare e riguardare. Con gli stessi occhi di bambino, diventato “grande”.

Quando il formaggio ispirò un’opera d’arte.

Nel 1934, il quadro “Persistenza della memoria” venne acquistato dal Museum of Modern Art di New York, dov’è attualmente esposto, e costituisce uno degli elementi più importanti della collezione del museo.

La storia di com’è nata quest’opera sugli orologi molli di Dalì è stata svelata dallo stesso artista all’interno della sua autobiografia, intitolata La mia vita segreta. Stando a quanto raccontato dallo stesso Dalì, questo capolavoro avrebbe preso vita in una sera come un’altra, nella quale Salvador e sua moglie Gala sarebbero dovuti uscire con amici per andare al cinema. A causa di un forte mal di testa, Dalì preferì rimanere a casa, mentre sua moglie uscì con gli amici; prima di andare al cinema, però, la coppia cenò a casa, mangiando del formaggio fresco; l’artista rimase colpito dall’eccezionale mollezza dell’alimento, e, una volta rimasto solo, continuò a riflettere sulla particolare consistenza del formaggio.

Successivamente, si recò nel suo atelier, dove si fermò ad osservare il suo ultimo lavoro ancora in fase di completamento, si trattava di una veduta di Port Lligat, e, in quell’attimo, ci fu l’idea geniale riguardo ai quattro orologi presenti nella scena: tre di loro si stanno sciogliendo, prendendo la forma degli elementi su cui sono appoggiati, mentre il quarto è rimasto solido, ma ricoperto da tante formiche nere, insetto per cui il pittore nutriva una grande fobia.

Nella scena, Dalì scelse di dipingere gli orologi, simbolo dello scorrere inesorabile del tempo, che rimangono impressi nella mente proprio per il loro particolare aspetto ispirato dalla mollezza di un formaggio!

Pensando al nostro Montasio, delle diverse stagionature quella che più richiama la mollezza è senza dubbio la consistenza del Fresco. Chissà il suo sapore delicato cosa avrebbe evocato nella mente del Re del Surrealismo.

Il formaggio Montasio: valido alleato nella dieta dello sciatore

Quando la neve comincia a scendere, si risveglia nel cuore dello sciatore la passione per le piste. Ma cosa mangiare durante una giornata sugli sci? In particolare, il formaggio può essere considerato un alimento adatto? Scopriamolo insieme.

Prima di cominciare l’attività sportiva, lo sciatore non deve dimenticare di fare una buona colazione per evitare pericolosi cali di zuccheri. Altra importante regola a tavola è evitare piatti troppo elaborati e ricchi di grassi, poiché l’organismo, dopo il pasto, è impegnato nella digestione e quindi richiama una maggior quantità di sangue al tratto gastro-intestinale, impoverendo di ossigeno il cervello e gli altri distretti corporei. Per questo è bene mantenersi leggeri. Un’idea per pranzo potrebbe essere una zuppa calda, facile da digerire e capace di riscaldare il corpo. Magari accompagnata da un pezzetto di formaggio Montasio DOP, che è ricco di principi nutritivi, quali proteine, calcio, fosforo, ferro e vitamine, ed è adatto anche alle persone intolleranti al lattosio, in quanto alimento privo di tale zucchero.

Anche del Montasio, come di tutti i cibi, è importante non fare un consumo troppo frequente ed eccessivo, nello specifico è consigliato mangiare il formaggio non più di tre volte a settimana, possibilmente in abbinamento a una porzione di frutta o di verdura, sia cotta che cruda. Inoltre, il formaggio, in quanto alimento già ricco di proteine e ferro, non andrebbe mai accostato ai salumi, alla carne, al pesce o alle uova. Bisogna tenere conto comunque che le diverse stagionature hanno differenti apporti calorici. Infatti, il Montasio stravecchio contiene una maggior quantità di proteine e grassi rispetto al Montasio fresco (click qui per maggiori info: http://www.montasio.com/educazione-nutrizionale/). Il Montasio può essere consumato anche da chi ha problemi di colesterolo. Infatti, secondo un recente studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Copenaghen e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, il formaggio stagionato, come il Montasio, fa bene alle arterie poiché aumenta i livelli di HDL, il colesterolo “buono” del sangue.

Infine, è utile portare con sé durante lo sci uno spuntino veloce, come una barretta proteica o un frutto, da consumare tra una pausa e l’altra, in modo da avere sempre le batterie al massimo per godersi la neve in sicurezza.

Il Montasio, un fenomeno in crescita… anche sui social!

1 ora e 53 minuti al giorno, questo il tempo medio che ogni utente italiano passa sui social network. Ecco perché il progetto di comunicazione “Momenti Montasio” ha incluso, a fianco delle attività tradizionali come la campagna stampa e le azioni di PR, anche una strategia di social media marketing. Sui canali digitali, le occasioni di consumo sono state presentate in chiave unconventional, uscendo dai luoghi comuni e trasmettendo la joy of life del crescente numero di utenti affezionati al brand. Negli ultimi 6 mesi, i fan su Facebook sono saliti dai 14.446 del 20 giugno ai 35.206 del 20 dicembre, mentre su Instagram dall’apertura del canale a luglio i follower sono già più di 1.000. Si tratta di una community che si allarga di giorno in giorno, aumentando di conseguenza l’awareness del brand, e che dimostra un elevato livello di interesse per i contenuti proposti, come dimostrato dalle centinaia di commenti e dalle migliaia di reaction ricevute in questi mesi. Un tasso molto elevato di engagement, che testimonia l’apprezzamento da parte degli utenti della content strategy. Il piano editoriale è incentrato da una parte sul fornire una corretta informazione scientifico-nutrizionale sull’alimento, ad esempio sulla naturale assenza di lattosio nel Montasio dai 2 mesi di stagionatura; e dall’altra sulla ricettabilità del prodotto attraverso una serie di contenuti video calendarizzati settimanalmente, in modo da abituare gli utenti a un appuntamento fisso con un contenuto di loro interesse.

Dall’analisi delle conversazioni sui canali social è emerso un sentiment molto positivo nei confronti del brand, non solo da parte dei consumatori di Friuli e Veneto, ma anche da quelli residenti in altre regioni. La strategia sui social media ha previsto anche il coinvolgimento di foodblogger e influencer del settore che hanno contribuito a rafforzare la brand reputation del Formaggio Montasio DOP. L’attività sui canali social, che oltre a Facebook (https://www.facebook.com/FormaggioMontasio/) e Instagram (https://www.instagram.com/formaggiomontasio/), ha visto anche l’apertura dei canali Twitter, YouTube, Pinterest e LinkedIn, ha contribuito a veicolare traffico sul nuovo sito web, lanciato a luglio 2018.

Le campagne di advertising sono state rivolte a tutto il territorio nazionale con focus su target specifici come le mamme attente all’alimentazione dei bambini, gli sportivi e le giovani coppie sensibili al lifestyle. Inoltre, per quanto riguarda la comunicazione delle serate di degustazione del Formaggio Montasio organizzate presso le principali città italiane, sono state attivate delle sponsorizzazioni geolocalizzate volte ad intercettare gli utenti che si trovano in prossimità del luogo in cui si svolge l’evento. Si è trattato quindi di un’attività strutturata volta a sviluppare l’aspirazionalità del prodotto tipico e sostenere l’attività dei consorziati per conquistare nuove fette di mercato. Il progetto di comunicazione sarà portato avanti anche nel 2019 con l’obiettivo di raggiungere traguardi ancora più ambiziosi.